Traffico internazionale di droga, sgominata organizzazione con base nel Vibonese (NOMI/VIDEO)

Colpiti i clan Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Pititto-Iannello e Galati di Mileto e Ventrici-Grillo di San Calogero. Disarticolato un giro d’affari stimato in oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro

Colpiti i clan Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Pititto-Iannello e Galati di Mileto e Ventrici-Grillo di San Calogero. Disarticolato un giro d’affari stimato in oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro

Parte della droga sequestrata
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L’operazione denominata “Stammer”, in corso dalle prime luci dell’alba, ha portato all’esecuzione di decine di arresti volti a neutralizzare una ramificata organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetistico, dai marcati profili internazionali, capace di pianificare l’importazione di 8 tonnellate di cocaina dal Sud America, in particolare dalla Colombia.

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I provvedimenti spiccati dalla Dda di Catanzaro rappresentano l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria – Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro, che ha visto impiegati oltre 500 finanzieri, con l’ausilio di unità Antiterrorismo, di unità cinofile e della componente aerea del Corpo, per il fermo di 54 soggetti tra Calabria, Sicilia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia e l’esecuzione di numerose perquisizioni.

Nelle indagini, oltre ai soggetti fermati, sono indagati altre 20 persone, alcune delle quali non raggiunti dal provvedimento in quanto già reclusi per altri motivi. Le indagini, coordinate dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto, Giovanni Bombardieri e dal pm Camillo Falvo, hanno consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, composta da diversi sodalizi criminali, riconducibili ai clan Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Pititto-Iannello e Galati di Mileto ed al gruppo egemone a San Calogero facente capo al broker della cocaina Francesco Ventrici, con la sostanziale partecipazione di alcuni clan della Piana di Gioia Tauro e della provincia di Crotone.

Clan calabresi assolutamente a loro agio nel contrattare direttamente con i Cartelli sudamericani l’importazione di 8.000 chili di cocaina: partita questa che grazie alle indagini degli investigatori è stata sequestrata in Colombia, quando era già stoccata e nascosta in una piantagione di banane non distante dal porto di Turbo, mentre in Italia, nel porto di Livorno, le Fiamme Gialle sequestravano il cosiddetto “carico di prova” consistente in 63 chilogrammi di cocaina pura, occultata all’interno di cartoni contenenti banane.

Nel corso dell’indagine è stato possibile ricostruire un progetto, poi non realizzato, di trasporto di ingenti quantitativi di cocaina a mezzo aereo utilizzando come scalo d’arrivo l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, oltre che l’impiego di motonavi con locali tecnici opportunamente modificati per accogliere il carico, da esfiltrare una volta arrivato a destinazione mediante l’impiego di sommozzatori all’interno di un’area portuale italiana.

Il sodalizio criminale non solo poteva contare sulle descritte entrature nel florido mercato sudamericano per l’approvvigionamento della cocaina a prezzi assolutamente concorrenziali, ma sarebbe stata capace di tessere continui collegamenti con le floride “piazze” spagnole ed olandesi.

L’operazione antidroga denominata “Stammer”, ha beneficiato della cooperazione della National Crime Agency inglese (Nca) e della Polizia colombiana, e dell’indispensabile supporto del II Reparto del Comando Generale e della Direzione Centrale Servizi Antidroga (Dcsa per le numerose attività rogatoriali, ha dimostrato come i trafficanti calabresi ricevevano disponibilità liquide anche da soggetti insospettabili, incensurati, personaggi celati dietro una facciata di liceità, spesso legata ad attività commerciali che vanno dalla ristorazione alle strutture ricettive turistico alberghiere, alle concessionarie di automobili, caseifici, bar e tabacchi, con partecipazioni anche in cantieri navali e aziende agricole, che non disdegnavano di fare affari con le potenti ‘ndrine vibonesi, tramite delle “puntate” per l’acquisto all’ingrosso della cocaina.

Il denaro destinato ai “Cartelli” veniva consegnato dai calabresi direttamente a cittadini colombiani e libanesi da anni residenti in Italia, ai quali veniva affidato il recapito in Sudamerica. L’inchiesta svolta dalle unità specializzate dei finanzieri del Nucleo P.T./G.I.C.O. ha, così, consentito di identificare tutti i soggetti coinvolti, ognuno con un ruolo ben preciso: dai finanziatori ai mediatori, dai traduttori a coloro che avevano il compito di ospitare gli emissari dei narcos colombiani, più volte giunti nel nostro Paese ed ospitati per lunghi periodi nel Vibonese. Le investigazioni, poi, hanno anche permesso di accertare che alcuni personaggi di spicco hanno protetto anche con la forza i loro “affari”, come testimoniato dalle armi a disposizione di alcuni dei fermati, in quanto in più circostanze ostentavano disponibilità di kalashnikov e pistole di diverso calibro.

L’intera operazione ha permesso di infliggere all’organizzazione rilevanti perdite economiche, sia sotto il profilo dei capitali investiti che dei mancati guadagni: la droga complessivamente sequestrata, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro una volta raggiunte le piazze di spaccio; a ciò vanno aggiunti gli ingenti sequestri patrimoniali con cui si è proceduto a colpire gli accoliti dal punto di vista economico. Si tratta, in particolare, di beni mobili ed immobili, quote societarie e autovetture di grossa cilindrata, per un valore stimato in circa 8 milioni di euro, sottratti agli esponenti delle associazioni criminali nonché a quei finanziatori che dagli affari con le cosche attendevano importanti introiti.

Attraverso l’attività della Guardia di Finanza, infatti, si è proceduto a verificare per ciascun soggetto la presenza di sproporzione tra i redditi dichiarati e le possidenze intestate procedendo, al fine di scongiurare la dispersione dei patrimoni, al sequestro dei beni non giustificati.

I nomi dei fermati:

Rosario Arcuri, detto “Saro il vecchio”, 64 anni, di Rosarno; Fortunato Baldo, 22 anni, di Mileto; Sandra Milena Rios Bedoya, 37 anni, colombiana residente a Roma; Massimiliano Bufalini, 41 anni, di Supino (Fr); Francesco Buonvicino, 46 anni, di Mesoraca (Kr); Leonardo Campos Caiero, 53 anni, detto “Cristobal”, spagnolo; Antonino Cannizzaro, 50 anni, di Rosarno; Gregorio Cannizzaro, 50 anni, di Rosarno; Eduardo Sucerquia Cano, 50 anni, colombiano; Giuseppe Capano, 48 anni, di Vibo Valentia, residente a Breno (BS); Wael Chanboura, 37 anni, libanese, residente a Forlì; Rocco Cutrì, 36 anni, di Sinopoli (Rc), ma dimorante ad Aprilia (Lt); Pineda Gomez Da Costa, 43 anni, colombiano; Pasquale Feroleto, 43 anni, di Lamezia Terme; Filippo Fiarè, 60 anni, di San Gregorio d’Ippona (Vv); Antonino Fogliaro, 41 anni, di Mileto, residente a Reggio Calabria; Antonio Grillo, 39 anni, di San Calogero; Giuseppe Grillo, 36 anni, di San Calogero; Pasquale Grillo, 68 anni, di San Calogero; Giuseppe Grimaldi, 36 anni, di Mesoraca; Domenico Iannello, 40 anni, di Mileto; Giuseppe Iannello, 28 anni, di San Calogero; Rocco Iannello, 42 anni, di Mileto; Cristofer Karlsson, 65 anni, uruguayano; Domenico Lentini, 50 anni, di Oppido Mamertina (Rc), residente a San Marcello Pistoiese (Pt); Fortunato Lo Schiavo, 36 anni, di Mileto; Alessio Luccarelli, 30 anni, di Frosinone; Domenico Luccisano, 36 anni, di Mileto; Fulvio Luccisano, 30 anni, di Mileto; Vania Luccisano, 37 anni, di Mileto; Aurelio Mandica, 37 anni, originario di Messina ma residente a Frosinone; Osvaldo Edmingo Nunez Mena, 52 anni, della Repubblica Dominicana; Giuseppe Mercuri, 58 anni, di San Calogero; Mariantonia Mesiano, 46 anni, di Mileto; Enzo Messina, 50 anni, di San Pietro Casale (Bo); Sergio Minotti, 63 anni, di Bellinzona; Carlo Mussari, 41 anni, di Marcedusa; Ernesto Oliva, 55 anni, di Terranova da Sibari (Cs); Salvatore Paladino, 58 anni, di Rosarno; Massimo Pannaci, 50 anni, di Vibo Valentia; Angelo Paolillo, 37 anni, di Rosarno; Giuseppe Vittorio Petullà, 59 anni, di Mileto, residente a Carate Brianza (Mb); Gianluca Pititto, 21 anni, di Mileto; Giuseppe Pititto, 25 anni, di Mileto; Mario Pititto, 29 anni, di Rosarno; Salvatore Pititto, 49 anni, di Mileto; Massimo Polito, 34 anni, di Mileto; Ergys Rexha, 28 anni, albanese; Angelo Rizzuto, 34 anni, di Palermo; Calogero Rizzuto, 65 anni, di Palermo; Giuseppe Rondinelli, 39 anni, di Botricello; Antonio Ruggiero, 40 anni, di Vibo Valentia; Antonio Scicchitano, 44 anni, di Botricello (Cz); Antonino Nazzareno Suppa, 43 anni, di Francica (Vv); Antonio Massimiliano Varone, 42 anni, di Mileto; Oksana Verman, 41 anni, ucraino residente a Vibo Valentia.

Gli indagati non raggiunti da fermo perchè già detenuti o indagati a piede libero: 

Francesco Ventrici, 45 anni, di San Calogero, residente a Bentivoglio (Bo), broker internazionale della cocaina e già condannato nelle operazioni “Decollo” e “Due torri connection; Mattia Cantone, 52 anni, di Giugliano (Na); Giuseppe Careri, 46 anni, di Rosarno; Giuseppe Careri, 46 anni, di Rosarno; Vincenzo De Gaetano, 49 anni, di Napoli; Antonio Feroleto, 43 anni, di Lamezia Terme; Armando Galati, 63 anni, di Mileto; Franco Greco, 44 anni, di Marcedusa (Cz); Luigi Mannarino, 32 anni, di Mesoraca; Anna Palazzo, 61 anni, di Palermo; Francesco Pititto, 42 anni, di Mileto; Franco Scandellari, 72 anni, di Bologna; Francesco Serrao, 50 anni, di Mesoraca; Benito La Bella, 29 anni, di Piscopio (Vv); Domenico Stagno, 50 anni, di San Calogero, residente a Sala Bolognese (Bo); Luna Milena Suarez Garcia, 39 anni, colombiana, di Carinaro (Ce); Michele Villì, 41 anni, nativo di Locri ma residente a Milano.