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L’elemento di novità emerge dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip del Tribunale di Vibo Valentia

Cronaca

Un “concreto pericolo” di commissione di nuovi omicidi e fatti di sangue ad Acquaro, nel Vibonese, in danno di persone diverse dai fratelli Rosario e Simone Mazza. Questa la novità - rispetto a quanto sinora trapelato a seguito dell’arresto di Alessandro Ciancio - che emerge dalle motivazioni dell’ordinanza di custodia cautelare, depositata martedì dal gip del Tribunale di Vibo Valentia Lorenzo Barracco, nei confronti del 23enne arrestato sabato scorso dai carabinieri con le accuse di omicidio volontario e tentato omicidio aggravati dai futili motivi rappresentati da un litigio avvenuto il 19 gennaio scorso al bar Italia di Acquaro in relazione ad uno “sguardo sbagliato” rivolto da Alessandro Ciancio a Rosario Mazza, quest'ultimo di 22 anni e che lavorava come aiuto cuoco in un ristorante di Laureana di Borrello.

Una novità di non poco conto che meglio chiarisce i contorni di una vicenda definita dallo stesso giudice come “gravissima” e che lo stesso arrestato avrebbe cercato invece di “nobilitare”.

Gravi indizi di colpevolezza, dunque, “freddezza dimostrata anche nel corso dell’udienza di convalida del fermo, consapevolezza di aver cagionato la morte di una persona e di aver attentato alla vita di una seconda, utilizzo senza remora di armi da fuoco per la commissione di reati gravissimi” perpetrati in mezzo alla pubblica via e sulla spinta di motivazioni definite dal gip “assolutamente futili con il tentativo addirittura di nobilitare il proprio gesto”.

Pur non convalidando il fermo di polizia giudiziaria operato dai carabinieri, in assenza del pericolo di fuga in quanto lo stesso Ciancio si è consegnato ai militari dell’Arma attraverso il proprio avvocato di fiducia, per il gip risulta “concreto il pericolo che Alessandro Ciancio possa reiterare la medesima azione delittuosa ancora una volta in danno del sopravvissuto Simone Mazza”, 18 anni ancora da compiere.

Sparatoria nelle Preserre vibonesi, un morto ed un ferito (NOMI, FOTO/VIDEO)

Altre persone nel “mirino” di Ciancio. L’elemento di novità, rispetto a quanto sinora noto, è però rappresentato dal fatto che il gip sostiene nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere il pericolo del compimento di azioni di fuoco da parte di Ciancio anche nei confronti di altre persone “diverse” dai fratelli Mazza. Persone delle quali Alessandro Ciancio ha fatto espressamente nomi e cognomi in udienza davanti al gip e ancor prima dinanzi al pubblico ministero, e con cui “non intrattiene - sottolinea il gip - buoni rapporti”. A tal proposito, secondo il giudice, rilevano le “brutali modalità con le quali è stato compiuto il delitto, con Ciancio che ha sparato da distanza ravvicinatissima non appena ne ha avuto l’occasione” ed anche il fatto che l’arma - una pistola calibro 6,35 detenuta illegalmente - non è stata ancora trovata.

Il tentativo di Ciancio di “nobilitare” la sparatoria. Secondo il gip, Alessandro Ciancio è ben lontano dall’aver compreso “il disvalore dell’azione che ha commesso”, emergendo invece la “naturalezza con la quale ha riferito di aver sparato ad un individuo disarmato e seduto, Rosario Mazza, e poi ad un altro disarmato ed addirittura - sottolinea il giudice - sdraiato a terra, come Simone Mazza”. Per il magistrato ci si trova quindi dinanzi ad “un’assoluta mancanza di autocontrollo da parte di Ciancio” che avrebbe tentato di “nobilitare” il proprio gesto collegandolo ad una serie di “soprusi ed intimidazioni anche di una certa gravità - scrive il gip - ma che attualmente risultano sfornite di riscontri”. Per tali motivi è stata applicata nei confronti di Alessandro Ciancio la misura cautelare della custodia in carcere.

Rosario Mazza ucciso dopo un litigio al bar, il fratello ha implorato pietà

Lacnews24.it
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