Rifiuti: bancarotta della “Proserpina” a Vibo, riunito il processo per i 10 imputati

Il Tribunale ha oggi disposto la riunione dei due tronconi e rinnovato l’istruttoria dibattimentale

Il Tribunale ha oggi disposto la riunione dei due tronconi e rinnovato l’istruttoria dibattimentale

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Importante passo in avanti oggi per il processo sulla bancarotta fraudolenta della “Proserpina spa”, la società addetta alla raccolta dei rifiuti nel Vibonese fallita con un passivo di 10 milioni di euro. Dopo la falsa partenza nel maggio 2015 a causa dell’omessa notifica del decreto dispositivo del giudizio nei confronti di due imputati ed altri rinvii a causa dell’assenza di un giudice, il Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Vincenza Papagno ha oggi disposto la riunione dei due procedimenti in quanto i due processi separati che si stavano celebrando sinora hanno ad oggetto i medesimi capi d’imputazione e sono quindi connessi fra loro. Accolta così la richiesta che era stata avanza in tal senso dal pm Concettina Iannazzo.  II processo è a carico di Domenico Naso, 70 anni, di San Nicolò di Ricadi (ex componente del collegio sindacale della Proserpina) e Michelangelo Petrolo, 78 anni, di Santa Domenica di Ricadi (ex componente del C.d.a. della Proserpina) è stato così unito a quello che vede imputati: Michele Mirabello, consigliere regionale del Pd, accusato di concorso in bancarotta fraudolenta quale ex componente del C.d.a. della “Proserpina”; Giuseppe Betrò, 67 anni, di Pizzo e Giandomenico Pata, 53 anni, di Vibo Valentia, ex revisori dei conti della “Proserpina”; Giuseppe Ceravolo, 74 anni (ex sindaco di Vibo ed ex assessore provinciale), Domenico Scuglia, 50 anni, di Vazzano; Gino Citton, 63 anni, di Vibo Valentia ma residente a Roma; Mirella De Vita, 56 anni, di Vibo Valentia e Ciro Orsi, 72 anni, nativo di Napoli ma residente a Roma, tutti ex amministratori della “Proserpina”. [Continua dopo la pubblicità]

Secondo l’accusa, gli imputati attraverso la falsificazione dei bilanci della società – con un passivo fallimentare di quasi 10 milioni di euro – avrebbero evitato la liquidazione ottenendo finanziamenti pubblici dal commissario per l’emergenza rifiuti in Calabria. Una parte dei finanziamenti sarebbe finita ad altre società costituite dagli stessi soci privati della “Proserpina”. La curatela fallimentare della “Proserpina” si è costituita parte civile con l’avvocato Enzo Cantafio. E proprio il curatore  fallimentare il Tribunale di Vibo ha deciso di ascoltare nella prossima udienza fissata per il 21 marzo. Il Tribunale ha quindi programmato pure altra udienza per il 23 maggio prossimo per ascoltare i testi che oggi non sono stati escussi in aula poiché si è proceduto alla riunione dei due procedimenti e quindi gli avvocati degli imputati hanno chiesto ai giudici un termine a difesa per integrare la propria lista testimoniale. Il processo sulla bancarotta della “Proserpina” è uno dei dibattimenti più delicati che si sta celebrando dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, nato da un’inchiesta portata a termine dal pm Alessandro Pesce, ora trasferito in altra sede, con il supporto della Guardia di Finanza.