Vacche “sacre” nel Vibonese, scatta la denuncia contro ignoti – Video

Ben 44 proprietari terrieri di Monterosso Calabro chiedono l’intervento dello Stato per impedire che cavalli, asini e mucche pascolino incustoditi provocando danni all’agricoltura
Ben 44 proprietari terrieri di Monterosso Calabro chiedono l’intervento dello Stato per impedire che cavalli, asini e mucche pascolino incustoditi provocando danni all’agricoltura
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A leggerla da fuori questa storia, uno ci vedrebbe lo zampino del fantasma del Vizzarro, all’anagrafe Francesco Moscato, celebre brigante calabrese che a Monterosso secoli fa  prese “pane e proiettili” e ci lasciò quasi le penne. Agli inizi dell’Ottocento, per vendicarsi del torto subito dall’allora comandante della Guardia regia Domenico Massara, “reo” di averne respinto con veemenza attacchi e ricatti, non riuscendo ad espugnare il paese ma anzi rischiando di non uscirne vivo, gli sgarronò una mandria di vacche al pascolo in contrada Mortilla, uno dei tanti terreni della famiglia Massara ancora oggi di loro proprietà.  Vendetta atroce, con le povere venti bestie lasciate agonizzanti a inondare di sangue e ferocia le campagne monterossine e a lenire in parte l’orgoglio ferito del Vizzarro.

Corsi e ricorsi storici. Ed è proprio per un corso e ricorso della storia che oggi, a duecento anni da quell’episodio, nella zona teatro delle vicende antiche, ritroviamo una storia certo meno cruenta, ma con gli stessi ingredienti: vacche, danni e discendenti. E soprattutto, con l’erede diretto della Guardia Regia, l’avvocato Ercole Massara, impegnato in prima fila insieme agli abitanti di Monterosso a difendersi in una storiaccia di bestiame. È lui, infatti, primo firmatario di una querela firmata da altri 44 proprietari terrieri avente per oggetto la mandria “vagante” di quindici vacche ed una decina tra cavalli e ciucci, che pascola indisturbata invadendo i campi dal monte al lago Angitola, tra Monterosso e Maierato. [Continua dopo la pubblicità]

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Danni per migliaia di euro.  Vittime ieri e dannefici oggi, le povere vacche pascolano abusivamente ogni giorno, finendo ancora una volta col turbare il sonno di possessori di terre, oliveti e boschi. (Tra questi, il Demanio: si attendono segnali….). Attraversano strade carreggiabili, distruggono oliveti, creano pericolo. E soprattutto, sommano i loro danni a quelli provocati dalla piaga dei cinghiali, esasperando gli animi di quanti si trovano a dover difendere seminati, reti e alberature. Di notte gli ungulati, di giorno le mandrie abbandonate. C’è da diventar matti.

La class action. Considerando che il ricavo di un animale viaggia intorno ai mille euro l’anno, il beneficio doloso che la pratica del pascolo “a costo zero” comporta non è certo da buttar via. E pazienza, deve aver pensato qualcuno, se le povere bestie, nel tentativo di cavarsela da sole, infliggono a terzi danni notevoli. Così, il perdurare di questo mix di arroganza e indifferenza, a distanza di mesi, ha spinto i cittadini ad una class action sfociata in una querela. Sulla carta la denuncia, presentata il 24 ottobre 2019 dal già citato Massara insieme al concittadino architetto Giuseppe Rotiroti, viene mossa contro “gli ignoti responsabili del fenomeno del pascolo abusivo”. Ma non è la prima volta che l’avvocato, due volte sindaco della città, agisce contro simili fenomeni.

Il borgo di Monterosso Calabro

Intervenga lo Stato. «A Monterosso la gente non è disonesta. Siamo un paese pulito, mai legato a consorterie. E per questo, quando c’è da risolvere un problema, ci mettiamo la faccia- dichiara Massara a tale proposito -. Anche in passato la nostra zona è stata vittima di questi fenomeni, alla fine risultati imputabili a veri e propri mafiosi. Questa volta – ha specificato –non possiamo fare illazioni, ma aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso. Abbiamo chiesto l’intervento dello Stato e questo deve fare la sua parte. il cittadino, più che denunciare, cosa può fare?».

Le “vacche sacre”. E il paese? Come reagisce, ad un fenomeno capace di mettere insieme ben 44 firme? Per le strade, nei bar, in piazza, l’umore è altalenante. C’è chi fugge da telecamere o domande dirette. Ma c’è anche – cosa insolita per un piccolo borgo del Vibonese – chi esprime apertamente la propria rabbia e le proprie considerazioni. Parla a viso aperto: additando intoccabili, responsabilità, ed invocando l’intervento della legge. Altri, assicurano sia lo stesso proprietario a parlare delle sue bestie come di “vacche sacre”, intoccabili: e che “i soliti ignoti”, dopo le notizie apparse sulla stampa negli ultimi giorni, abbiano precauzionalmente rinchiuso buoi e asinelli nella stalla. Se la decisione sia mossa o meno da afflato presepiale, lo scopriremo solo vivendo: Il Natale si avvicina.