‘Ndrangheta: respinta la liberazione anticipata per esponente del clan La Rosa

La Cassazione conferma la decisione del Tribunale di sorveglianza di Catanzaro
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Pasquale La Rosa

Rigettata la richiesta di Pasquale La Rosa, 54 anni, di Tropea, condannato a 5 anni di reclusione per associazione mafiosa nell’operazione “Peter Pan” e ritenuto uno dei vertici dell’omonimo clan egemone nella principale località turistica vibonese e calabrese.
La prima sezione penale della Cassazione ha infatti confermato l’ordinanza emessa a gennaio dal Tribunale di sorveglianza di Catanzaro con la quale è stata respinta l’istanza di liberazione anticipata presentata da Pasquale La Rosa per i semestri compresi tra il 19 dicembre 2012 e il 19 giugno 2016. Il provvedimento impugnato è stato pronunciato dal Tribunale di sorveglianza di Catanzaro sull’assunto della gravità del titolo esecutivo relativo ad un delitto associativo commesso in un ampio arco temporale – dal febbraio 2008 al marzo 2013 – che non consente la concessione del beneficio penitenziario richiesto, cioè la liberazione anticipata.

Per la Cassazione, inoltre, “la condotta illecita presupposta, se connotata da un elevato disvalore, come nel caso di Pasquale La Rosa, può ripercuotersi sui semestri antecedenti o successivi a quello in cui si è concretizzato tale comportamento, incidendo sulla partecipazione all’opera di rieducazione del condannato, in quanto sintomatica dell’assenza di effetti positivi di tale percorso trattamentale”.

Da ricordare che lo scorso anno, sempre la Cassazione,  per la prima volta nella storia giudiziaria ha riconosciuto l’esistenza a Tropea di un unico clan La Rosa, suddiviso poi in due “famiglie”: i La Rosa della città guidati da Antonio e Francesco La Rosa, alias “U Bimbu”, fratelli di Pasquale La Rosa, e quelli della Marina guidati da Salvatore La Rosa e Francesco La Rosa (cl. ’74). Dopo gli arresti dell’operazione “Odissea” del settembre 2006, attraverso una microspia posta sull’auto di La Rosa Francesco (cl.’74), gli inquirenti sono riusciti a ricostruire le dinamiche che hanno portato alla riorganizzazione della cosca ed all’estensione del gruppo tramite la “saldatura operativa tra i discendenti degli anziani fratelli Domenico La Rosa (capostipite dei cd. “La Rosa della città”) e Carmine La Rosa (capostipite dei cd. “La Rosa della marina”), tutti prevalentemente impegnati in imprese operanti nel settore del movimento terra.

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