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Legami non solo con i Mancuso ma anche con i Vallelunga e i Piscopisani. E al Cin Cin Bar Mantella e i suoi uomini “pagavano tutto 5 euro”

Ferrante a destra e (nel riquadro) Moscato
Cronaca

Nell’inchiesta che ha condotto all’arresto del consigliere regionale Nazzareno Salerno, finiscono anche le dichiarazioni del pentito Raffaele Moscato. E’ attraverso le memorie dell’ex bocca di fuoco del clan dei Piscopisani che i carabinieri del Ros completano il profilo di Gianfranco Ferrante, indicato come uno dei faccendieri del clan Mancuso.

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Disconosce, Moscato, il rapporto esistente tra Ferrante e il colosso mafioso di Limbadi. Riferisce, però, delle relazioni più disparate dello stesso indagato, legatissimo a Damiano Vallelunga, il mammasantissima delle Serre vittima eccellente della seconda faida dei boschi. Ferrante legato anche ad Andrea Mantella, l’ex padrino emergente oggi pentito, al quale, assieme ai suoi uomini - al Cin Cin Bar, locale dell’indagato tra i più noti luoghi di ristoro della provincia vibonese - era concesso un singolare privilegio, quello di pagare tutto 5 euro: dolci, rosticceria, champagne, perfino un solo caffè, cinque euro. Non uno sconto - spiegava Moscato - ma il riconoscimento di una sorta di status.

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Aveva, Ferrante, un rapporto molto stretto anche con Francesco Scrugli, assassinato il 21 marzo del 2012 a Vibo Marina, nella guerra di mafia tra i Piscopisani e i Patania spalleggiati dai Mancuso. Poche ore prima di essere ucciso, Scrugli si sarebbe perfino premurato di intercedere per recuperare un po’ di soldi che un gommista doveva a Ferrante.

In una circostanza, a disposizione dell’insospettabile esercente, si sarebbe messo a disposizione anche Rosario Battaglia, il capo dell’ala militare dei Piscopisani, che picchiò il titolare di un mobilificio che doveva soldi allo stesso Ferrante.

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