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Da Nicotera a Gioia Tauro sino a Parghelia, la “scalata” dell’imprenditore ritenuto vicino pure alla cosca dei Mancuso

Cronaca

C’è anche Nicola Comerci, 70 anni, nativo di Nicotera, residente a Gioia Tauro, ma con attività turistica ed alberghiera a Parghelia, fra i destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito della seconda fase dell’operazione antimafia denominata “Provvidenza” contro il clan Piromalli, il più influente dell’intera ‘ndrangheta calabrese.

Nel novembre scorso, allo stesso imprenditore sono stati sequestrati beni per 50 milioni di euro. Ma il suo “profilo” parte da lontano.

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A seguito dell’inoltro da parte della Questura di Reggio Calabria di una proposta per l’applicazione della misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, e conseguente richiesta di sequestro e successiva confisca dei beni, datata 22 novembre 1999, era stato infatti emesso un decreto (datato 26 ottobre 2001) di sottoposizione di Nicola Comerci alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di quattro anni e, contestualmente, di confisca dei beni. In data 22 luglio 2002 Nicola Comerci era stato poi sottoposto alla richiesta misura per la durata di anni quattro, cessata il 22 giugno 2005, data in cui la Corte d’Appello di Reggio Calabria gli ha revocato la sorveglianza, disponendo la restituzione dei beni confiscati.

Sequestrati beni per 50 milioni di euro al nicoterese Nicola Comerci

Proprio il precedente giudicato favorevole a Comerci è stato però superato dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione attraverso “nuove acquisizioni probatorie effettuate dalla Procura” andate a sostenere “gli elementi indiziari già precedentemente emersi”, e riscontrando così alcune circostanze “circa l’appartenenza di Comerci agli ambienti mafiosi delle cosche Piromalli di Gioia Tauro e Mancuso di Limbadi, in un rapporto che si è sviluppato in un’iniziale simbiosi sino ad un’evidente indipendenza di Comerci nel condurre i propri affari, pur continuando a gravitare negli ambienti criminali”.

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L’attività investigativa di natura patrimoniale avviata dalla Divisione Anticrimine della Questura di Reggio Calabria, su delega della Dda nei confronti di Comerci è stata incessante sino all’emissione, da parte dell’autorità giudiziaria competente, di un decreto di sequestro sulla base degli elementi raccolti con cui è stato riscontrato come Nicola Comerci, ad avviso degli inquirenti, dagli anni’70 in poi “ha costruito un impero economico, soprattutto nel campo delle strutture ricettive, ristorazione e villaggi turistici, grazie all’appoggio fornito dalla potente cosca Piromalli di Gioia Tauro ed ai legami tra la suddetta cosca e quella dei Mancuso di Limbadi”.

Emergeva così la “pericolosità sociale di Comerci, attualizzata dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia che hanno non solo confermato la contiguità di Comerci con le cosche Piromalli e Mancuso, ma l’hanno indicato quale soggetto vicino alle consorterie criminali dei De Stefano di Reggio Calabria e dei Tripodi di Vibo Marina e Portosalvo”.

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Dall’attività svolta è altresì emerso il ruolo di Comerci nell’ambito di un procedimento della Procura di Vibo Valentia volto ad accertare eventuali responsabilità penali relative alla produzione Rai della fiction “Gente di mare”. Il materiale offerto al vaglio del Tribunale ha consentito di appurare che, in merito all’individuazione di una struttura alberghiera da utilizzare per la citata fiction, è stato fatto espresso riferimento a Comerci quale proprietario del villaggio “Blue Paradise” a Parghelia, definito da una donna con un ruolo nella produzione della fiction quale “delfino dei Piromalli”.

“Blue paradise” e quella fiction Rai: da simbolo del potere ad emblema della disfatta

In tale circostanza è stata prescelta la struttura di Comerci, in luogo di un altro complesso alberghiero che avrebbe presentato un’offerta decisamente più competitiva, in modo tale scongiurare “la possibilità che potesse scatenarsi una faida nel territorio”. Nell’occasione i responsabili di produzione Rai sarebbero stati costretti a rivolgersi a Comerci nonostante un imprenditore concorrente avesse presentato un’offerta di servizi più vantaggiosa sotto il profilo economico. Le indagini hanno poi evidenziato un contemporaneo intervento di un esponente della cosca Mancuso che, per evitare ulteriori problemi, è riuscito a far diminuire il prezzo richiesto da Comerci.

Operazione Blue Paradise polizia

Le indagini svolte nell’ambito del procedimento penale “Asmara”, coordinate dalla Procura di Palmi, hanno poi consentito di ricostruire i rapporti conflittuali per motivi di interesse intercorrenti tra la famiglia Comerci e Condoluci che sono sfociati in una serie di aggressioni e attentati, perpetrati vicendevolmente fra i membri dei due nuclei familiari. “Tale situazione – sostengono gli inquirenti – è nata dall’acquisto effettuato nel 1980 da Comerci di un terreno a Parghelia, località “Marina di Bordila”, in comproprietà con Condoluci Giuseppe (14.07.1931 – Cinquefrondi, ma residente a Gioia Tauro), per l’importo di 300 milioni di lire. A seguito di questa operazione commerciale tra i due acquirenti sarebbero sorti dei dissapori, che avevano portato gli stessi a dividere la proprietà comune. Sulla quota di pertinenza di Comerci è poi sorto quindi il “villaggio Blue Paradise”, mentre sulla parte rimasta a Condoluci è stato successivamente realizzato il complesso turistico “La Vela”, attiguo al Blue Paradise”.

Operazione “Blue Paradise”, ecco i beni sequestrati a Comerci (VIDEO)

Da quel momento è stato tutto un susseguirsi di atti intimidatori e attentati dinamitardi su cui è stata fatta piena luce, grazie all’attività investigativa svolta, a partire dal tentato omicidio ai danni di Domenico Comerci eseguito il 15 luglio 2001 da Fabio Condoluci, fino al successivo tentato omicidio del 26 agosto 2005 – i cui responsabili vengono indicati nei fratelli Carmine (mandante) e Natale Mardecheo (esecutore materiale) – nei confronti di Domenico Condoluci (cugino di Fabio Condoluci), consentendo di acclarare gli ottimi rapporti esistenti tra Comerci e i Mardacheo. 

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Nel giugno del 2015, quindi, il tentato omicidio ai danni di Andrea Comerci, figlio di Nicola, ad opera di Fabio Condoluci (proprietario del villaggio "La Vela" di Parghelia) che il 16 febbraio scorso è stato per questo condannato dal gup di Vibo Valentia, al termine del processo con rito abbreviato, alla pena di 7 anni e 6 mesi di reclusione (LEGGI QUI: Tentato omicidio di Andrea Comerci a Ricadi: condannato Fabio Condoluci ). A seguito del tentato omicidio del figlio, secondo gli investigatori Nicola Comerci si sarebbe rivolto ad elementi del clan Piromalli per individuare l'autore del ferimento. 

Dal 10 marzo 2016 Nicola Comerci, unitamente ad latri componenti del suo nucleo familiare, è inoltre indagato dalla Procura di Vibo Valentia per i reati di bancarotta fraudolenta e bancarotta documentale, scaturiti da un’indagine degli inquirenti vibonesi sul fallimento della società “Blue Paradise” di Parghelia.

 

Lacnews24.it
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