giovedì,Maggio 6 2021

Ridotto al lastrico dai Mancuso, la storia di Barbagallo a “I dieci comandamenti”

L’imprenditore di Vibo Marina che ha denunciato le vessazioni del clan di Limbadi tra i protagonisti del programma d’inchiesta di Rai Tre.

Ridotto al lastrico dai Mancuso, la storia di Barbagallo a “I dieci comandamenti”

La storia di Salvatore Barbagallo, imprenditore vibonese 65enne ridotto in povertà dopo aver denunciato le vessazioni del clan Mancuso, è stata tra quelle raccontate ieri sera, su Rai Tre, dal programma d’inchiesta “I dieci comandamenti” di Domenico Iannacone. Un viaggio nella “Terra di nessuno” (questo il titolo della puntata) compiuto tra Gioia Tauro e Rosarno, incontrando tra gli altri il giornalista sotto scorta Michele Albanese e l’imprenditore coraggio Pino De Masi, che ha toccato anche Vibo Marina e la testimonianza di Barbagallo.

Vittima, oltre che di estorsione, di una vicenda giudiziaria lunghissima, Barbagallo denunciò una decina di esponenti del clan Mancuso per una serie di reati ai suoi danni. Per anni fu obbligato a scavare pozzi gratis nei loro terreni fino a dover addirittura cedere una sua trivella e arrivando, infine, a dichiarare bancarotta. Persone vicino al clan di Limbadi avrebbero ancora approfittato del suo fallimento per sottrargli l’abitazione in un’asta giudiziaria truccata. Da allora vive in una condizione di estrema indigenza, lavorando occasionalmente da badante, e anche la sua richiesta d’indennizzo in qualità di imprenditore che ha denunciato il racket è rimasta lettera morta.

Regolarmente chiamato a testimoniare nei processi di ‘ndrangheta, i procedimenti per i reati ai suoi danni restano però bloccati mentre le prescrizione incombe. Recentemente ha suscitato clamore, in occasione della visita del presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi a Limbadi, nel maggio di quest’anno, il gesto con il quale Barbagallo ha bloccato l’auto della parlamentare stendendosi per terra in mezzo alla strada. Ancora il testimone di giustizia era puntualmente fuori del Tribunale di Vibo, contro il quale ha più volte dichiarato di «combattere», in occasione della recente visita del ministro della giustizia Andrea Orlando.

«Questa è la mia casa fatta con enormi sacrifici… – ha detto a “I dieci comandamenti” riferendosi alla sua abitazione della quale di fatto non ha più la proprietà – ed oggi è in mano a chi ho denunciato. E’ semplicemente vergognoso, è un incubo. Avevamo un’impresa sana – ha aggiunto commosso Barbagallo al microfono di Iannacone – che dava da lavoro a tutta la famiglia. Ho perso tutto, per che cosa, per la mafia. I mafiosi ti succhiano il sangue, ti distruggono devono stare bene solo loro e le loro famiglie. Fino a quando ero un piccolo imprenditore non mi hanno dato fastidio, poi quando mi sono ingrandito è iniziato il mio calvario».

Emblematica la sua testimonianza quando ha affermato «io cercavo di staccarmi e andarmene ma loro non me lo permettevano. Non mi fanno lavorare mi hanno fatto terra bruciata intorno. Oggi viviamo di elemosina. Ci hanno tolto tutto perfino la casa. Io devo consegnare la casa ad un mafioso? Mai, noi non andremo mai via se è il caso ci daremo fuoco. Le istituzioni si devono vergognare per quello che ci hanno fatto».

s. m.

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