Rissa in campo a Parghelia, tre calciatori in ospedale (VIDEO)

Costretti a ricorrere alle cure dei sanitari del Pronto soccorso di Tropea Russo, Jeng e Diallo. Trauma contusivo facciale per il primo (poi dimesso), e 72 ore di prognosi per i due compagni di squadra. Don Meduri, responsabile del Koa Bosco: «I miei ragazzi si sono solo difesi»

Costretti a ricorrere alle cure dei sanitari del Pronto soccorso di Tropea Russo, Jeng e Diallo. Trauma contusivo facciale per il primo (poi dimesso), e 72 ore di prognosi per i due compagni di squadra. Don Meduri, responsabile del Koa Bosco: «I miei ragazzi si sono solo difesi»

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La rissa in campo a Parghelia
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Botte da orbi. Tre giocatori in ospedale. Sembra un bollettino di guerra eppure era una semplice partita di calcio. Fatti e scene terribili che poco hanno a che fare con lo sport. Purtroppo però di “ordinaria amministrazione” sui campi dilettantistici calabresi. A Parghelia sabato pomeriggio si sarebbe dovuto giocare il recupero della penultima partita di campionato (rinviata per maltempo domenica scorsa) tra la locale formazione ed il Koa Bosco, la formazione “colored” composta da immigrati e gestita dal parroco di Rosarno, Don Roberto Meduri. Ne è venuta fuori una vera e propria guerriglia. A far scattare la rissa il battibecco tra un giocatore ospite e l’attaccante di casa Jeng, colpito ripetutamente dall’avversario, pochi istanti prima spedito negli spogliatoi dal direttore di gara. Da lì lo scontro a tutto campo che anche le forze dell’ordine presenti al “Comunale” hanno avuto difficoltà a sedare. Ad avere la peggio tre calciatori del Parghelia, costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso dell’ospedale di Tropea.

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Codice verde. Rilevato un trauma contusivo facciale massiccio a Michele Russo dimesso in serata con una prognosi di 5 giorni. Settantadue ore di prognosi, invece per Jeng e Diallo: colpito alla mandibola sinistra il primo, all’emitorace destro il secondo. Per la cronaca il match è stato sospeso al 40’ del secondo tempo sul risultato di 1-1. Sarà il Giudice sportivo, letto il dispositivo dell’arbitro, a determinarsi in settimana e decidere a chi assegnare la vittoria a tavolino.

Lo sfogo su Facebook. «Vergogna, vergogna, vergogna – scrive sulla sua pagina l’Asd Pargehlia – non si può passare sempre per razzisti. E questo non è solo riferito al calcio o a quello che è successo a Parghelia. Quella che doveva essere una giornata di sport i ragazzi di Don Meduri, la Koa Bosco tanto decantata da Sky e dai giornali, l’ha trasformata in un’orda barbarica. Prima provocazioni, poi pugni, sprangate e sassate, tutto sotto gli occhi di arbitro e commissario di campo. Non è certo il primo episodio di cui questa squadra si è resa protagonista, potremmo citare diversi episodi gravi e alla fine loro sono passati per le vittime e gli altri per razzisti. Il tutto è nato da un giocatore della Koa espulso che si toglie la maglia e aggredisce un suo connazionale che gioca nel Parghelia. Non si può più tacere davanti a questi episodi. Ora aspettiamo il comunicato ma a prescindere da quello che scriveranno noi non ci fermeremo e faremo sentire la nostra voce affinchè episodi come quelli di oggi non si debbano ripetere. Il nostro preparatore dei portieri Tommaso Belvedere ha detto una cosa giustissima, ci sono partite con determinate squadre che possono partire con minacce, finire anche in rissa ma poi va a finire che si va al bar tutti insieme. Con questi non si può ragionare e la cosa grave è che, quando partono come è successo ieri, se cerchi di difenderti loro sono sempre tutelati. Giovedì uscirà il comunicato ufficiale e va a finire che noi saremo quelli che pagheranno il prezzo più alto, ma la cosa a cui teniamo maggiormente ora e che questa squadra non disputi più un campionato FIGC. Da oggi tolleranza zero e se la Lega non prende una posizione noi ci attiveremo affinché tutte le squadre si rifiutino di giocare, qualora questa squadra continuasse la sua attività».

La solidarietà della capolista. Sulla questione è intervenuta, sempre via social, la già promossa Asd Rosarno Calcio: «Condividiamo il messaggio postato sulla pagina ufficiale del Parghelia calcio dopo gli episodi che l’hanno vista coinvolta con la Koa Bosco. E pensare che anche noi siamo passati per razzisti nell’ultima partita giocata contro di loro. La storia è sempre la stessa. Loro istigano, loro sono scorretti con gli avversari e poi passano sempre per vittime. Il tutto fomentato da chi dovrebbe insegnare loro il giusto modo di convivere con gli altri. In questo campionato 4 match sono stati sospesi per principi di rissa. E guarda caso in tutti e 4 i match in campo c’erano loro. Non crediamo quindi si tratti del tanto ampliato razzismo di cui si scrive. Tre ragazzi del Parghelia sono finiti in ospedale dopo le aggressioni dei giocatori avversari. Ricordiamo che a Rosarno addirittura hanno buttato a terra i dolci che siamo soliti offrire alla squadra avversaria. E quando un nostro giocatore si è ritrovato costretto ad uscire anzitempo per infortunio è stato accolto dai loro “buu”. Un altro ancora è stato sputato. Però vabbe’ noi non siamo dei Santi, e non riteniamo di esserlo, e quindi tutto passa in sordina. Se però analoghi episodi, come ha avuto modo di riferirci il presidente don Gaudioso Mercuri, si sono verificati anche con la squadra del Saint Michel che sicuramente è tra le più corrette del torneo, allora qualcosa che non va ci sarà. Forse si sta un po’ esagerando. Forse tutta questa tutela di cui godono dovrebbe un po’ placarsi».

Parla Don Meduri. « Queste cose non devono accadere – ha commentato il responsabile della Koa Bosco alla Gazzetta del Sud – però non si può addossare la colpa ai miei ragazzi, anche perché le spranghe di ferro non le abbiamo portate noi, anzi. Mi dispiace – continua il parroco di Rosarno – che tre giocatori del Parghelia siano finiti in ospedale ma i miei giocatori hanno cercato di difendersi dopo che un nostro giocatore è venuto alle mani con un avversario. Subito dopo sono stati aperti i cancelli e lì non si è capito più nulla, anche perché l’arbitro ha sospeso subito la partita».