sabato,Maggio 25 2024

‘Nduja connection: faide, scissionismo e bombe da tre chili

Quando Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, diede in mano al giovane Rinaldo Loielo una bomba di quasi 3 chili sembrava quasi fatta. Ammazzati gli Emanuele un altro pezzo di provincia sarebbe ritornata sotto il suo diretto controllo...

‘Nduja connection: faide, scissionismo e bombe da tre chili

Durante il potere criminale dei Mancuso di Limbadi, la ‘ndrangheta ha assunto i connotati di una ibrida “Cosa Nostra”, diversa dunque dalle logiche familistiche del comando totale e locale, con un potere centrale e una sola cabina di regia diretta e interpretata da una sola cupola: i Mancuso appunto. Ad un certo punto, però, molti affiliati hanno iniziato a non digerire i controlli e le imposizioni.

La geografia criminale degli ultimi anni, scritta nelle cronache con inchiostro rosso sangue, segna un’inversione di tendenza: i Mancuso di Limbadi hanno perso il loro storico potere. Le varie scissioni, iniziate con l’autonomia pretesa e pagata con la vita da Damiano Vallelunga capo dei “Viperari” di Serra San Bruno, continuata poi con gli Emanuele della zona delle Preserre vibonesi e culminata sia con l’avvento “new generation” dei Piscopisani, che con l’autorità terribile di Andrea Mantella, capace di far tacere lo storico boss di Vibo Valentia Carmelo Lo Bianco e di cacciare nel vero senso della parola i figli dei Mancuso dalla città capoluogo, sono una testimonianza più che concreta. E come nelle più logiche delle fratture mafiose, ad ogni azione corrispondono conseguenze: la pax mafiosa durata circa un ventennio lascia spazio alla guerra. A dimostrazione di quanto questa scissione fosse fortemente voluta dagli antagonisti, basterebbero le parole della gola profonda dei “Piscopisani”. Raffaele Moscato, infatti, tra le tante dichiarazioni rese in questi mesi, ha soprattutto sottolineato lo sprezzo e l’odio delle nuove leve contro i vecchi capi. Odio e sprezzo che era divenuta pure unione simbolica tra ex compagni di squadra. Il messaggio pareva essere questo: da Vibo, passando dal Mesima e risalendo verso le Serre i Mancuso non regnano più. Ed ecco, dunque, la longa manus degli spodestati: ti armo i Patania a Stefanaconi e ti schiero di nuovo i Loielo nelle Preserre.

Un episodio su tutti. Quando Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, diede in mano al giovane Rinaldo Loielo (cugino del Rinaldo ferito ieri nell’ultimo agguato) una bomba di quasi 3 chili sembrava quasi fatta. L’idea aveva un duplice effetto: far finire la faida delle Preserre con una strage e di conseguenza legittimare in una sola volta la supremazia di una famiglia contro un’altra. Nella testa di Rinaldo, che già da piccolo aveva visto morire da vicino fratelli, parenti e amici, ci sarebbe stato solo un desiderio: fare una strage, violenta, eclatante, devastante. Un modo terribile per distruggere per sempre gli Emanuele. Una vendetta efferata, ben oltre logiche – pur sempre spietate – della ‘ndrangheta. Rinaldo Loielo ha rabbia, che si traduce in debolezza. Una debolezza carpita al volo dall’esperienza criminale di “Scarpuni”, che senza avere alcun dubbio, fomenta il giovane al fine di chiudere i vari capitoli aperti su quelle montagne. Perché è chiaro, da ottimo psicologo del male, che ammazzati gli Emanuele un altro pezzo di provincia sarebbe poi ritornata sotto il suo diretto controllo, per conto degli affiliati.

Fortunatamente la storia andò diversamente e quell’episodio non si concretizzò mai. La polizia, durante un normale controllo di routine, all’epoca fermò Rinaldo e il suo amico Filippo Pagano, trovando nel cofano quei tre chili di morte.

Oggi si spara di nuovo. Ma questa volta le pistole sono puntate contro i Loielo. Senza sconti e senza pena. Come l’agguato di qualche settimana, quando a bordo della Panda presa a colpi di mitraglietta c’era pure una donna incinta. E ieri sera un altro ancora. Tre ragazzi ventenni, uno dei quali in fin di vita.

Nuovo agguato nelle Preserre, ancora sotto tiro i Loielo

Carne da macello, insomma. Carne da macello lasciata sola a pascolare nel buio della malvagità umana. Una situazione, quella odierna, che favorisce certamente gli Emanuele, convinti di dover approfittare adesso degli arresti e delle recenti morti per riprendere il controllo. Con Luni “Scarpuni” al gabbio, con processi nel mezzo e con morti da vendicare, nella dinamica della malavita, meglio sparare per primi e immediatamente, che aspettare tempi “migliori”.

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