Sedicenne ucciso a Mileto, convalidato il fermo dell’amico reo confesso (VIDEO)

È accusato di omicidio volontario ai danni di Francesco Prestia Lamberti. Il gip del Tribunale dei minori di Catanzaro applica un’ordinanza di custodia cautelare in carcere

È accusato di omicidio volontario ai danni di Francesco Prestia Lamberti. Il gip del Tribunale dei minori di Catanzaro applica un’ordinanza di custodia cautelare in carcere

La scena del crimine
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Udienza di convalida stamane per Alex Pititto. Il gip del Tribunale dei minori di Catanzaro ha convalidato il fermo e applicato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’omicida reo confesso di Francesco Prestia Lamberti, il 16enne di Mileto ritrovato cadavere nelle campagne della frazione Calabrò. 

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Pititto, difeso dagli avvocati Giuseppe Monteleone e Gianfranco Giunta, è accusato di omicidio volontario ai danni dell’amico che, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe ucciso per futili motivi, aggravante che viene ora contestata allo stesso. Al giovane vengono inoltre contestati i reati di spari in luogo pubblico e di porto illegale di arma da fuoco in luogo pubblico.

Anche la Procura per i minori di Catanzaro aveva chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere per il quindicenne.

Il punto sulle indagini. Alex avrebbe sparato e ucciso il suo amico alle spalle, per gelosia: perché la ragazza di cui era innamorato nutriva un sentimento troppo forte per Francesco. E così una storia di sentimenti adolescenziali si trasforma in tragedia. In prima battuta, il 15enne presunto assassino reo confesso ha tentato di alleggerire la sua posizione sostenendo di aver sparato per un incidente. Sin da subito, però, al pm dei minori Michele Sessa e ai carabinieri del capitano Piermarco Borettaz, la ricostruzione è apparsa lacunosa, zeppa di falle, contraddittoria.

L’omicidio di Francesco Prestia, è così un drammatico puzzle nel quale gli inquirenti, via via, pazientemente, mettono ogni tassello al proprio posto. Poche, pochissime tracce utili agli inquirenti per ricostruire la dinamica dell’esecuzione: è stato davvero ucciso in questo luogo di campagna, Francesco? Alex aveva con sé la calibro 6.35 detenuta legalmente dal nonno, come aveva fatto a sottrarla? Aveva intenzione solo di spaventare l’amico e poi la situazione è sfuggita di mano o è stato un delitto premeditato? E infine, se – come ipotizzano gli inquirenti – Alex avrebbe tentato di depistare le indagini, chi lo ha aiutato? 

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