martedì,Luglio 27 2021

Opere abusive alla Rada, l’imprenditore Cascasi si rivolge al Consiglio di Stato

Dopo la sentenza del Tar che ha dato ragione al Comune di Vibo, l’intenzione di proporre appello in una “battaglia” ventennale contro l’ente locale anche per quanto attiene la realizzazione di un pontile

Opere abusive alla Rada, l’imprenditore Cascasi si rivolge al Consiglio di Stato
Francesco cascasi

Sento la necessità di intervenire in relazione alla notizia relativa alla recente decisione del Tar Calabria con riferimento ai profili di regolarità edilizia di alcuni manufatti esistenti nello stabilimento La Rada. Naturalmente rispetto la decisione pur non condividendola, nella certezza che il Consiglio di Stato saprà individuare in maniera più appropriata la giusta qualificazione giuridica delle opere realizzate e soprattutto saprà cogliere la rilevanza degli atti procedimentali impugnati. Non intendo naturalmente svolgere in questa sede le contrapposizioni interpretative che non interessano i lettori”. Così l’imprenditore Francesco Cascasi dopo la sentenza del Tar che ha dato ragione in gran parte al Comune di Vibo Valentia in relazione ai permessi ed all’irregolarità di alcune opere realizzate nello stabilimento balneare, con annesso bar e ristorante, La Rada a Vibo Marina.
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Segnalo soltanto come il procedimento di verifica – puntualizza l’imprenditore – sia stato caratterizzato da scansioni temporali eccezionali da ricondurre forse ad un eccesso di attenzione. E’ ormai ventennale la mia battaglia contro il Comune di Vibo Valentia nella quale non mi sono sottratto a informare di quanto appreso anche l’autorità giudiziaria. In data 14 febbraio 2018, proprio dopo uno dei miei esposti, inviati anche alla Dda ed alla Commissione parlamentare antimafia, la Polizia municipale effettua una ispezione presso la struttura La Rada.

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Il 20 febbraio veniva contestata la violazione edilizia per la fusione di due corpi di fabbrica che secondo il Tar non costituiscono pertinenza perché avrebbero determinato un aumento di volumetria di 90 metri quadri mentre si tratta di un’area di circa 27,70 metri quadrati. L’opera contestata non è altro che la chiusura dello spazio tra due fabbricati e per la quale era stata presentata nel febbraio del 2012 richiesta di autorizzazione alla Capitaneria di Porto che, a sua volta, informava il Comune di Vibo Valentia, tanto che lo stesso Comune con nota del 19 marzo 2012, riconosceva la conformità al piano spiaggia ed alla quale seguiva l’autorizzazione della Capitaneria di Porto con concessione del 1 aprile 2012. Di fronte alla minaccia di sospensione dell’attività, La Rada non poteva fare altro che presentare immediatamente, il 23 febbraio 2018, una istanza di permesso a costruire in sanatoria alla quale faceva seguito l’immediato parere negativo in data 15 marzo 2018 e poi il giorno successivo veniva adottata la diffida alla demolizione, chiaramente intempestiva ed illegittima per come riconosciuto dalla stesso giudice amministrativo.

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Per quanto riguarda la veranda, ricordo che dopo la prima autorizzazione del 22.3.2011 sono intervenute l’autorizzazione del 9 maggio 2011, con la quale la Capitaneria di Porto di Vibo Valentia ha prima consentito la realizzazione di un sistema di ombreggiamento mediante tela allacciato e poi con l’autorizzazione del 23 dicembre 2011 ha consentito la variazione del sistema di ombreggiamento con impermeabilizzazione mediante copertura in tegole per come è adesso lo stato dei luoghi. Poi, ripeto, sarà il Consiglio di Stato a valutare se i titoli rilasciati, anche per le altre opere esistenti, siano o meno idonei alla regolarità edilizia. Evidenzio, comunque, che si tratta di opere minori e di scarso rilievo rispetto all’entità della struttura che è stata regolarmente costruita e che non è oggetto di contestazione.

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Quello che mi preme segnalare è che la stessa amministrazione comunale mi ha negato da oltre venti anni il rilascio della concessione per la realizzazione di un pontile per la nautica da diporto, vicenda della quale sì sta occupando anche la Direzione distrettuale antimafia, bloccando un rilevante investimento che avrebbe dato occupazione ad oltre 100 persone tra diretti ed indiretti, che ha poi disposto la sospensione di una fiorente attività ricettiva che dà attualmente lavoro a 12 persone e durante la stagione estiva a 24, dopo che da ben sette anni era stata informata delle opere che erano state realizzate e regolarmente autorizzate dalla Capitaneria di Porto previo i pareri favorevoli del Comune. Richieste di autorizzazione che naturalmente sono state curate dai tecnici, di volta in volta, incaricati.

I pontili turistici del porto di Vibo Marina

La stessa amministrazione che poi non ha esitato a sostenere sul Porto di Vibo Marina il fallimentare progetto di realizzazione di un faraonico muro paraonde impedendo di fatto l’impiego di un importante finanziamento pubblico ed è la stessa amministrazione che, nella redazione del Piano di Emergenza Esterno relativo ai depositi costieri di Vibo Marina, non ha esitato a sacrificare lo sviluppo turistico della zona con l’approvazione di linee di salvaguardia talmente ampie da comprendere perfino l’imboccatura dello stesso Porto.

Davvero non riesco a capire – conclude Cascasi – se ci troviamo davanti al tentativo di escludere alcuni imprenditori dalla partecipazione alle attività imprenditoriali sul Porto di Vibo Marina oppure si tratta di una più generale incapacità a sostenere lo sviluppo economico e sociale del nostro territorio”.

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