Scampata per miracolo agli attentati di Londra, Anna Sergi racconta la sua storia al “Guardian”

Criminologa, figlia del giornalista ed ex sindaco di Limbadi Pantaleone, si trovava su London Bridge 15 minuti prima che si scatenasse l’inferno e dopo aver visto la finale di Champions. “Se la Juve fosse andata ai supplementari - ha scritto - sarei stata sul ponte nel momento dell’attacco” 

Criminologa, figlia del giornalista ed ex sindaco di Limbadi Pantaleone, si trovava su London Bridge 15 minuti prima che si scatenasse l’inferno e dopo aver visto la finale di Champions. “Se la Juve fosse andata ai supplementari - ha scritto - sarei stata sul ponte nel momento dell’attacco” 

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Londra ripiomba nell'incubo terrorismo

Era a Londra la sera del 3 giugno quando sulla City si è scatenato l’inferno: 7 morti e più di cinquanta feriti nel duplice attentato terroristico che ha colpito la capitale inglese. Prima un furgone lanciato sulla folla su London Brigde, poi lo stesso commando che, armato di coltelli, si avventa sui passanti nella vicina zona di Borough market.

Otto minuti di terrore che fanno ripiombare l’Europa nell’incubo del terrorismo internazionale, prima che gli attentatori cadano sotto i colpi della polizia. La stessa manciata di minuti, più o meno, per la quale Anna Sergi, 32 anni, vibonese di Limbadi, figlia del noto giornalista ed ex sindaco Pantaleone Sergi, non si è trovata nell’epicentro degli attentati e solo grazie ad una “fortunata” concatenazione di eventi. Salvata, si potrebbe dire, da una partita di calcio.

Anna Sergi (in foto), infatti, criminologa, studiosa del fenomeno ‘ndrangheta e vicedirettrice del Centro di criminologia della University of Essex, quella tragica sera si trovava a pochi passi da London Bridge, in un pub a vedere la finale di Champions League tra il Real Madrid e la Juventus, di cui è tifosa. L’esito della gara e la delusione per la sconfitta che stava irrimediabilmente maturando, l’ha convinta a lasciare il pub anzitempo per spostarsi, con alcuni amici, in un altro locale, attraversando proprio quel London Brigde che di lì a poco sarebbe divenuto teatro della furia cieca dei terroristi.

Un’esperienza che ha raccontato al “The Guardian” in un articolo (ripreso dal Corriere della Sera) che ha suscitato molto scalpore e attirato sulla studiosa originaria di Limbadi non poche critiche per il suo riferimento alla gestione delle politiche della sicurezza volute dal già ministro dell’Interno e ora premier Theresa May.

«La tua squadra perde 4-1 la finale di Champions – ha scritto Anna Sergi sul quotidiano inglese -. Odi Ronaldo. Cammini sul London Bridge alle 9.45 di sabato sera. Ti fermi per una foto. Dopo otto anni in questa città vuoi ancora fare foto al London Bridge. Sono le 21.54. Vai al Boro Bistro, posto carino con i tavoli fuori giusto sotto il ponte, al Borough Market. Ti siedi e ti sfoghi con gli amici, tutti juventini. Ordiniamo un whisky. Ci vuole qualcosa di forte dopo una partita così. Mentre scegli tra un Jameson e un Lagavullin, senti un botto. Sulla tenda sopra la tua testa rimbalzano una bici e un corpo. La bici si spezza in due. La gente intorno comincia a muoversi in fretta. Vedi qualcuno avvicinarsi al bar con la camicia bianca insanguinata, si tiene il collo con le mani. Poi appare un altro che cerca di raggiungerlo con un coltello, cerca di raggiungere chiunque. È la follia. La gente salta sopra e sotto i tavoli, urlando. Vai nella cantina del ristorante, chiudi la porta, fa caldo, il cellulare non prende. Una donna non smette di piangere, tu resti calma. Speri solo che non usino la parola “terrorismo”, la tua famiglia si preoccuperebbe da morire».

Quindi il racconto della serata si fa ancora più incalzante: «Dopo un’ora nella cantina, qualcuno scherza sulle bottiglie di vino da rubare. Nessuno sa cosa sia successo: un incidente? E l’accoltellamento? Le due cose sono connesse? Speri non sia terrorismo ma sai che lo è. La criminologa che è in te ricorda che il terrorismo è teatro. Poi la polizia ti fa uscire. Il bar appare apocalittico, tavoli rovesciati, vetri e piatti sul pavimento. Stai attenta a dove metti i piedi. Esci. Vedi tre corpi coperti da lenzuoli. Vedi gente che piange. Ti dicono di allontanarti. Ammiri l’efficienza, e sei arrabbiata con Theresa May e le sue politiche da ministra dell’Interno, una strategia che puntava tutto sulla sorveglianza e sembrava demonizzare le comunità musulmane, ma tagliava i fondi alla polizia. Pensi alle elezioni, a come tutto possa andare fuori controllo. Cammini tra altri zombie come te. Vorresti essere a casa. Ora. Ma prima ti fermi per un whisky con gli amici. Non riesci nemmeno a parlare. Finisci in un pub che pare surreale, musica di Lady Gaga e gente che balla e si diverte. Poi prendi il treno per casa, da sola. Piangi. Finalmente. E realizzi che se la partita della Juve fosse andata ai supplementari, saresti stata sul ponte nel momento esatto dell’attacco. Alle 22.08».

L’articolo del “Guardian”I survived London Bridge and feel lucky. And angry. I cannot unsee what I saw