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Inchiesta Rinascita-Scott, il clan di Sant’Onofrio: ruoli, gerarchie ed affari

L’ascesa del clan Bonavota, i legami e gli accordi criminali svelati dai collaboratori Arena, Mantella, Moscato, Comito e Giampà

Inchiesta Rinascita-Scott, il clan di Sant’Onofrio: ruoli, gerarchie ed affari

Svela affari, legami ed evoluzione anche del clan Bonavota di Sant’Onofrio, l’operazione antimafia “Rinascita-Scott” dei carabinieri e della Dda di Catanzaro che si lega per molti versi alla precedente inchiesta “Conquista” ma arriva ora sino all’attualità mettendo in luce un quadro complessivo delle attività illecite della consorteria criminale.

Al vertice del clan Bonavota di Sant’Onofrio, l’inchiesta “Rinascita-Scott” indica Pasquale Bonavota, 46 anni, il quale avrebbe ereditato il “bastone” della cosca dal defunto padre Vincenzo Bonavota, a sua volta uscito vincente negli anni ’90 dalla faida con il clan rivale dei Petrolo di Sant’Onofrio alleati ai Matina di Stefanaconi. Secondo il defunto collaboratore di giustizia Gerardo D’Urzo, Pasquale Bonavota porterebbe nella propria “copiata” mafiosa il nome del boss Umberto Bellocco di Rosarno. A fornire, tuttavia, un quadro complessivo ed attuale del clan Bonavota è stato il nuovo collaboratore di giustizia di Vibo Valentia, Bartolomeo Arena, in un interrogatorio reso agli inquirenti il 24 ottobre scorso. [Continua dopo la pubblicità]

Domenico Cugliari

“Anche a Sant’Onofrio vi è un Buon Ordinee non un Locale, in quanto quel territorio è stato scomunicato in un passato remoto. Anche il Buon Ordine è riconosciuto da Polsi. Le doti conferite nel Buon Ordine sono comunque riconosciute nella ‘ndrangheta, tuttavia vengono viste con un valore minore. A Sant’Onofrio – ha dichiarato Arena – comandano i fratelli Bonavota affiancati dallo zio Cugliari Domenico detto “Micu i Mela”. Questo è un gruppo molto esteso in tutta Italia in quanto il padre Vincenzo Bonavota gli ha lasciato importantissime amicizie nella ‘ndrangheta. Tale gruppo negli ultimi anni si è legato a Cutro, mentre il defunto padre era molto legato a Polsi. Quando ci fu la guerra tra i Bonavota ed i Petrolo, questi ultimi erano più forti militarmente, in quanto erano appoggiatidai Mancuso e dai Fiarè.

Appresa tale linea criminale, Antonio Bonavota, detto il Conte, mandò una lettera ai Piromalli di Gioia Tauro, chiedendo che in questo scontro non entrassero gli altri sodalizi, pertanto questi ultimi intercedevano con i Mancuso ed i Fiarè. Nella guerra vinta dai Bonavota, un importante contributo è stato reso dai Prostamo- Tavella di San Giovanni di Mileto. Inoltre – aggiunge il collaboratore di giustizia – altri importanti combattenti sono stati Domenico Di Leo e Nino Lopreiato, detto “Famazza”. Io andai a trovare a casa a compare ‘Nzino Bonavota, il quale mi parlò della strategia attuata dai Mancuso di eliminare mio padre e “Ciccio Pomodoro”, tuttavia mi consigliò di mantenere le amicizie come faceva lui. So che lui aveva strette amicizie con i Pesce, i Piromalli, i Bellocco, gli Alvaro, i Morabito, i Mollica, gli Ursino ed i Macrì. Fino a una certa epoca i legami con la ‘ndrangheta reggina di Vincenzo Bonavota erano molto forti. Aggiungo che loro erano forti anche fuori dalla Calabria, in particolare avevano una compagine a Genova – dove operava il loro parente Onofrio Garcea – ed a Carmagnola dove invece operava un altro loro parente, ovvero Turi Arone. Il collegamento invece con il Crimine di Cutro è qualcosa che ho saputo più di recente – ricorda Bartolomeo Arena – da Francesco Antonio Pardea, il quale mi disse che

Domenico Bonavota

Emilio Bartolotta di Stefanaconi aveva avvicinato Domenico Bonavota ai cutresi. Per un’antica leggenda di ‘ndrangheta so che un santo avrebbe scomunicato per sempre Sant’Onofrio, perciò lì non può essere aperto un Locale, ma chiaramente a Sant’Onofrio c’è un Buon Ordine retto dalla famiglia Bonavota. Ripeto – conclude Arena – che attualmente il Buon Ordine di Sant’Onofrio risponde attraverso la linea del Locale di Cutro, dove c’è, per quanto ne so, un Crimine analogo a quello di Polsi”.

A confermare i legami dei Bonavota con altri clan calabresi, anche il collaboratore di giustizia, Raffaele Moscato, che ha parlato anche delle amicizie che i Bonavota vanterebbero anche in Canada.

Un ruolo di primo piano all’interno del clan ricoprirebbe Domenico Cugliari, 61 anni, alias “Micu i Mela”, fratello della madre dei fratelli Pasquale, Domenico, Nicola e Salvatore Bonavota, tutti indagati nell’operazione “Rinascita-Scott”. “Dalle risultanze investigative acquisite – scrive il gip – emerge che Domenico Cugliari si è trasferito da tempo in provincia di Torino unitamente ai figli, luogo dove si ritiene che sia stata costituita un’articolazione della consorteria mafiosa, mantenendo comunque i contatti con il paese di origine, pur prestando molta attenzione a non intrattenere contatti telefonici con i propri nipoti Bonavota. Dall’ascolto dell’attività captativa è emerso come Domenico Cugliari e la sua famiglia stiano investendo in maniera considerevole in Piemonte, acquistando immobili e rilevando attività commerciali. In particolare è emerso come la famiglia Cugliari gestisca in provincia di Torino un fiorente mercato di compravendita di autovetture importate anche dall’estero, un forno, un bar ed un’autocarrozzeria”.

Giuseppe Comito

Degli interessi di natura economica che il gruppo Bonavota ha sulla città di Roma, luogo di dimora di Pasquale Bonavota, ha invece parlato il collaboratore Andrea Mantella, mentre il nuovo collaboratore di giustizia,Giuseppe Comito di Vibo Marina, alias “Peppe U Canna”, ha spiegato che Pasquale Bonavota era l’unico tra i fratelli Bonavota ad intrattenere rapporti anche con Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”. Nel verbale di interrogatorio del 5 agosto 2019, Giuseppe Comito ha dichiarato: “So che i Bonavota hanno stretti contatti con il gruppo criminali degli Anello di Filadelfia ed insieme gestiscono il villaggio Garden Resort. In particolare, gli Anello si occupano della guardiania nel villaggio mentre i Bonavota si occupano del servizio di lavanderia e della gestione del personale dei ristoranti. La società che gestiva ufficialmente il villaggio era in mano al gruppo criminale dei La Rosa di Tropea in quanto era la stessa che gestiva il villaggio Rocca Nettuno di Tropea”.

Il collaboratore di giustizia, Giuseppe Giampà di Lamezia Terme, dal canto suo, nel corso delle dichiarazioni rese in data 25 giugno 2018 ha invece riferito che i Bonavota, nel periodo in cui era in corso il progetto del boss di Cutro, Nicolino Grande Aracri, di realizzare una “Provincia” di ‘ndrangheta autonoma nel Catanzarese (2010-2011), erano capeggiati da Pasquale e Domenico Bonavota iquali avrebbero aderito a tale progetto pensando anche loro di staccarsi dal “Crimine” di Reggio Calabria.

A capo del clan operante sul territorio di Sant’Onofrio, l’operazione “Rinascita-Scott” sulla scorta delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Andrea Mantella e Bartolomeo Arena, collocano Domenico Bonavota, 41 anni, indicato quale “mente criminale ed organizzatore di omicidi”, nonché possessore di un’elevata dote di ‘ndrangheta che gli sarebbe stata concessa per intercessione di Emilio Bartolotta di Stefanaconi (condannato per l’omicidio di Michele Penna). I fatti di sangue per conto del clan Bonavota sarebbero stati affidati il più delle volte, secondo le risultanze investigative, a Francesco Fortuna, 40 anni,di Sant’Onofrio ed Onofrio Barbieri, 40 anni, residente a Vena Superiore.

Francesco Fortuna

Fortuna, il bazooka e la figlia dell’ex presidente della Provincia. E’ il collaboratore di giustizia, Bartolomeo Arena, a svelare in particolare diversi aspetti inediti su Francesco Fortuna. “Un giorno Francesco Fortuna mi propose l’acquisto di armi, tra cui un bazooka ed un lancia missili, ma io rifiutai – ha dichiarato il collaboratore – perché non ero in grado di utilizzare bene tali armi, mentre sapevo che lui era molto bravo con queste armi speciali. Fortuna era attivo anche nel campo dell’usura e della droga. Per quanto riguarda le armi rinvenute in occasione del precedente arresto di Fortuna anni addietro non so dire nulla sulla loro provenienza. In quell’occasione Fortuna era in compagniadella figlia del presidente della Provincia di Vibo Ottavio Bruni. So che si trattava di una relazione di lunghissima data e che ne aveva anche altre, ma che non aveva alcun rapporto con la famiglia Bruni, né tanto meno con l’ex presidente della Provincia Ottavio Bruni”. Una vicenda, quella dell’arresto nel 2008 dell’allora latitante Francesco Fortuna in una villetta di Vibo in compagnia dell’allora fidanzata Francesca Bruni (nel covo la polizia trovò un borsone con numerose armi), che all’epoca costò le dimissioni di Gaetano Ottavio Bruni dalla carica di sottosegretario alla presidenza della Regione Calabria guidata da Agazio Loiero. Fra gli indagati dell’operazione “Rinascita – Scott”, oltre a Francesco Fortuna (arrestato), troviamo però a piede libero Paolo Lopreiato, 38 anni, di Sant’Onofrio, detto “Bambolo”. E’ accusato del reato di associazione mafiosa (clan Bonavota) ed è il genero dell’ex presidente della Provincia di Vibo Valentia, ed attuale leader dell’Udc vibonese, Gaetano Ottavio Bruni. Lo stesso Paolo Lopreiato è quindi anche cognato dell’attuale assessore all’Ambiente del Comune di Vibo Valentia, Vincenzo Bruni. 

Nicola Bonavota

A capo dell’ala imprenditoriale della famiglia e con il compito di mantenere i contatti con le ‘ndrine distaccate presenti in Liguria e Piemonte, viene invece posto Nicola Bonavota, 44 anni, indagato in Rinascita-Scott anche per le intestazioni fittizie di un bar-sala scommesse a Sant’Onofrio e di una tabaccheria a Pizzo.

Associazione mafiosa il reato principale contestato anche a Michele Bonavota, 53 anni, Giuseppe Barbieri, 47 anni, detto “Padre Pio” (che si sarebbe occupato delle estorsioni), Salvatore Bonavota, 32 anni, Domenico Cugliari, 38 anni (alias “Scric”, ritenuto alle dirette dipendenze di Domenico Bonavota), Giuseppe Cugliari, 27 anni (si sarebbe occupato della commercializzazione del pane per conto del clan),

Salvatore Bonavota

Raffaele Cugliari, 44 anni, Onofrio D’Urzo, 27 anni, Domenico Febbraro, 27 anni, Giuseppe Fortuna, 57 anni, Giuseppe Fortuna di 43 anni, residente a Filogaso (fratello di Francesco Fortuna), Giuseppe Lopreiato, 26 anni (indicato come alle dipendenze di Domenico Bonavota), Gaetano Loschiavo, 32 anni (domiciliato a Stefanaconi), Paolo Petrolo, 27 anni (sarebbe alle dirette dipendenze di Domenico Bonavota), Giuseppe Serratore, 71 anni, Luca Belsito, 71 anni, Rocco Belsito, 38 anni, Andrea Zaccaria, 26 anni (indicato come vicino a Domenico Bonavota), Luciano Gramendola, 24 anni (ritenuto vicino a Domenico Bonavota), Antonio Patania, 35 anni, tutti di Sant’Onofrio. Pasquale e Domenico Bonavota sono allo stato latitanti.

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