Narcotraffico: processo Stammer a Vibo, iniziati gli interventi dei difensori

L’operazione della Dda di Catanzaro e della Guardia di finanza ha sgominato i cartelli della droga
L’operazione della Dda di Catanzaro e della Guardia di finanza ha sgominato i cartelli della droga
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Sono iniziate oggi le discussioni dei difensori degli imputati del processo nato dall’operazione Stammer contro il narcotraffico internazionale. Dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, a discutere per la posizione di Leonardo Florio, 56 anni, di Vibo Marina, è stato l’avvocato Davide Vigna. Nei suoi confronti il pm della Dda di Catanzaro, Antonio De Bernardo, ha chiesto 12 anni di reclusione. Nell’interesse di Mario Calesse, di 45 anni, di Sant’Eufemia d’Aspromonte, residente a Muggiò (Mb), è invece intervenuto l’avvocato Luigi La Scala. Anche nei suoi confronti il pm ha chiesto 12 anni di reclusione. L’avvocato Tommaso Zavaglia, nell’interesse di Domenico Luccisano di 37 anni, di Mileto (anche nei suoi confronti sono stati chiesti 12 anni di reclusione) ha invece chiesto l’inutilizzabilità dell’attività intercettiva posta a sostegno dell’impalcatura accusatoria. [Continua]

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Leonardo Florio

L’avvocato Sandro D’Agostino, che assiste Osvaldo Mena Nunez, di 55 anni, della Repubblica Dominicana, ha invece sollevato una questione inerente la validità della rogatoria. Nei confronti di Osvaldo Mena Nunez, la pubblica accusa ha chiesto 26 anni di reclusione. In difesa di Fortunato Loschiavo, di 49 anni, di Mileto, è invece intervenuto l’avvocato Diego Brancia con un’arringa difensiva andata avanti per circa tre ore. Nei confronti di Loschiavo, il pm ha chiesto la condanna a 28 anni di reclusione. Per tutti gli imputati, i loro difensori hanno concluso con la richiesta di assoluzione. Altre discussioni delle difese sono il programma il 27 maggio prossimo.

Secondo l’accusa, la consorteria attiva nel circondario vibonese, storicamente inserita nel traffico internazionale di stupefacenti, al fine di sopperire alle richieste sempre maggiori e diversificate del mercato della droga, e considerato il protrarsi dei tempi di attesa per l’approvvigionamento della cocaina dal Sudamerica, avrebbe intessuto trattative con gli albanesi, per il tramite di sodali brindisini, funzionali all’approvvigionamento di enormi partite di marijuana.

I vibonesi avrebbero inoltre ospitato a Mileto l’emissario albanese giunto a garanzia dell’importazione. In tale occasione, lo stupefacente commissionato sarebbe stato volutamente dirottato dalla Puglia verso il porto di Ancona, concludendo il suo viaggio a Milano dove il sodalizio vantava la presenza di accoliti utilizzati per la vendita nel circondario milanese. 

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