Coppia gay respinta a Ricadi, l’albergatore non parla: «Niente di cui scusarmi»

Il “No” ai ragazzi napoletani in cerca di una casa vacanza nel Vibonese ha scatenato un vespaio di polemiche e reazioni. Ma il protagonista della vicenda si è chiuso in un rigoroso silenzio

Il “No” ai ragazzi napoletani in cerca di una casa vacanza nel Vibonese ha scatenato un vespaio di polemiche e reazioni. Ma il protagonista della vicenda si è chiuso in un rigoroso silenzio

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«Non ho niente di cui scusarmi e per ora non intendo rilasciare dichiarazioni». Filippo Mondella, l’imprenditore che ha rifiutato di ospitare nella sua casa-vacanze di Ricadi una giovane coppia gay, resiste alla pressione dei giornalisti che sin dalle prime ore della mattinata hanno cominciato a cercarlo al telefono. 

La notizia, come un incendio estivo, si è propagata velocissima prima sulla stampa online e poi conquistando i servizi dei Tg nazionali di radio e tv, a metà strada tra cronaca e fatto di costume, con echi sui siti di molte associazioni in difesa dei diritti civili e le pagine web di numerosi blogger.

Intanto, sui social, si è scatenata una lotta senza quartiere a colpi di migliaia di commenti tra chi difende la comunità gay dalle discriminazioni di qualunque tipo e chi, invece, ha eletto l’albergatore vibonese a simbolo dei valori tradizionali. E mentre Mondella sta zitto, confidando forse nel fatto che la bufera passi presto, a parlare sono tutti gli altri. Dagli amministratori comunali, che hanno condannato con parole dure l’episodio e mandato i vigili a fare accertamenti, alle rappresentanze di categoria degli albergatori, che hanno offerto una vacanza gratis riparatrice ai ragazzi discriminati.

Da Mario Adinolfi – leader nazionale del Popolo della famiglia, che con il suo 3 per cento conseguito alle ultime elezioni amministrative si ritiene il quarto polo della politica italiana -, il quale ha difeso la possibilità di non affittare la propria casa agli omosessuali, all’Arcigay che ha invitato al boicottaggio. Dall’associazione delle donne giuriste d’Italia, che ha invocato una legge regionale contro l’omofobia, ai sindaci “gay friendly”, che hanno rivendicato il proprio impegno a favore delle unioni civili.

Per far fronte al silenzio del diretto interessato, che pare si sia solo limitato a difendere la sua scelta sostenendo di essere un fervente cattolico, non resta che affidarsi alla sua pagina Facebook, dalla quale fanno capolino vecchi post fin troppo espliciti. Pensieri decisamente sopra le righe, pubblicati quando neppure c’era il sentore dell’uragano in arrivo, e che ora forniscono giustificazioni acuminate a chi intende inchiodarlo alle sue opinioni.

Come nel caso del post pubblicato il 13 giugno scorso, nel quale Mondella paventava l’imminente fine della famiglia tradizionale e proponeva la “fucilazione” immediata dei gay. Parole oltre il limite di guardia, delle quali però, purtroppo, le nostre bacheche e le pagine dei giornali online sono ogni giorno piene, senza che sollevino il vespaio che invece in queste ore sta ronzando sulla Calabria.

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