domenica,Settembre 19 2021

Giallo di San Ferdinando, il procuratore Sferlazza: «Bisogna attendere»

Mentre mamma Elsa spera che l’esame del Dna anticipi l’esito dell’autopsia, lunedì i presunti assassini di Francesco Vangeli compariranno davanti al giudice. La famiglia pronta a costituirsi parte civile. Sarà sola?

Giallo di San Ferdinando, il procuratore Sferlazza: «Bisogna attendere»

di P. C.

«Attendiamo il responso del medico legale che fra novanta giorni depositerà la sua perizia sulla causa della morte. Al momento non posso fornire alcuna novità. È normale che questi accertamenti peritali sono decisivi». Ermetico, e non potrebbe essere altrimenti, il procuratore di Palmi Ottavio Sferlazza, il cui ufficio indaga sullo scheletro completamente scarnificato rinvenuto nel mare di San Ferdinando il 20 giugno. Potrebbe essere Francesco Vangeli, il giovane vittima della lupara bianca scomparso tra Scaliti di Filandari e San Giovanni di Mileto il 9 ottobre del 2018? E se non appartengono a Francesco, di chi sono quei resti? [Continua]

Mamma Elsa Tavella, che negli slip Calvin Klein che cingevano il bacino di quello scheletro ha riconosciuto un indumento dello stesso tipo usato dal figlio, aspetta e spera. Spera che si possa avere presto il profilo genetico di quella persona, certamente un uomo, rimasto così a lungo in mare. E spera che la comparazione del Dna possa dire che quello è Francesco e, così, possa avere una degna sepoltura.

Una madre in attesa: in attesa di una tomba per quel figlio che le è stato strappato quasi due anni fa, in attesa dell’avvio del processo ai cinque imputati per quel giallo che attende giustizia. Lunedì mattina, ore 9, l’avvio dell’udienza preliminare, davanti al gip Gabriella Logozzo. Il pm antimafia di Catanzaro Annamaria Frustaci, infatti, ha chiesto il rinvio a giudizio di Antonio e Giuseppe Prostamo, per l’omicidio e l’occultamento del cadavere, dell’ex fidanzata e di due amici della vittima, Alessia Pesce, Alessio Porretta e Fausto Signoretta, accusati di favoreggiamento.

Attirato in una trappola, a San Giovanni di Mileto, Francesco sarebbe stato prima gravemente ferito con un colpo d’arma da fuoco, poi moribondo messo in un sacco e gettato nel Marepotamo, affluente del Mesima che sfocia proprio nel golfo di Gioia Tauro, tra Rosarno e San Ferdinando. La sua auto bruciata in una pinetina di Dinami. Il movente sarebbe da ricercare in quella donna contesa da Antonio Prostamo, Alessia, la quale – dopo il delitto – avrebbe dato alla luce una bambina che Francesco riteneva fosse sua.

Lunedì – assistita dai propri legali – i genitori di Francesco Vangeli, Valerio ed Elsa, ed i fratelli, Marco, Federico e Mariangela, presenteranno istanza di costituzione di parte civile al processo. Gli enti pubblici – Regione, Provincia ed i Comuni di Mileto e Filandari – saranno al loro fianco?

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