Nuovo ospedale di Vibo: domani in Prefettura l’ultima chiamata

Dopo tre anni dagli impegni assunti dal presidente della Regione, Mario Oliverio, la costruzione del presidio sanitario tarda a partire. La denuncia della Cgil

Dopo tre anni dagli impegni assunti dal presidente della Regione, Mario Oliverio, la costruzione del presidio sanitario tarda a partire. La denuncia della Cgil

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“Dopo l’ennesima denuncia che abbiamo sollevato sui ritardi per l’avvio dei lavori del nuovo ospedale di Vibo Valentia, domani è stato convocato in Prefettura il tavolo istituzionale. A comunicarlo il prefetto Guido Longo, che ha considerato necessaria e tempestiva la verifica sullo stato dell’arte, che abbiamo svolto in prefettura il 17 maggio”.

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E’ quanto comunica la Cgil di Vibo Valentia. “Un periodo dopo quattro mesi trascorsi inutilmente dall’ultimo incontro in cui si dovevano realizzare – spiega il sindacato – fondamentali percorsi operativi sul crono programma stabilito per arrivare ad iniziare i lavori entro la fine dell’anno. Ma, per quello che ci consta sapere, poco o nulla si è rispettato da quegli accordi, con l’aggravante di non essere stati nemmeno informati dei ritardi e messi a conoscenza sulle situazioni ostative sopravvenute”.

Prosegue la nota: “A tutto c’è un limite, soprattutto, nei ruoli e nei doveri istituzionali, che sanciscono vincolanti impegni verso una collettività ed i soggetti che la rappresentano in funzione di interessi generali. Ed i tempi di tolleranza, di questa grande e fondamentale opera, si sono abbondantemente consumati. Pertanto, come Cgil, siamo a considerare la presenza al tavolo di domani come l’ultima chiamata ad un ritrovato senso di responsabilità, politica ed istituzionale, che possa ancora ridare fiducia ed aspettative ai negati bisogni di salute dei cittadini vibonesi. Diversamente, qualora si dovesse continuare a tergiversare, dopo circa tre anni dagli stessi impegni assunti dal presidente della Regione Calabria con la firma del protocollo in Prefettura, come Cgil ci determineremo, sin da subito, in ogni forma di protesta e di pressante mobilitazione sociale”.  

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