Processo Alluvione a Vibo, ennesimo rinvio e rischio prescrizione

Il Tribunale resta in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità della nuova legge che raddoppia i termini prescrizionali per i reati dolosi e colposi

Il Tribunale resta in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità della nuova legge che raddoppia i termini prescrizionali per i reati dolosi e colposi

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Nulla di fatto oggi dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Vincenza Papagno, per il processo sull’alluvione del 2006 che provocò tre morti e danni per milioni di euro. Rinvio al 12 gennaio prossimo, in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità costituzionale della legge che raddoppia i termini prescrizionali per i delitti colposi e dolosi. Una questione sollevata nella precedente udienza del 18 aprile scorso dall’avvocato Tony Crudo, difensore di alcuni imputati. Nel caso in cui la Corte Costituzionale il 21 novembre prossimo dovesse decidere per l’incostituzionalità della legge, anche il reato di disastro colposo contestato agli imputati cadrà in prescrizione.

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Già il 25 ottobre scorso il Tribunale aveva dichiarato la prescrizione (atteso che nessuno degli imputati aveva inteso rinunciarvi per avere un’eventuale assoluzione nel merito) per i reati di omicidio colposo ed omissione d’atti d’ufficio contestati ai seguenti imputati: Ugo Bellantoni, ex dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Vibo, difeso dagli avvocati Ernesto D’Ippolito e Giovanni Marafioti; Domenico Corigliano, ex comandante della Polizia Municipale di Vibo (avvocati D’Ippolito e Monaco); Silvana De Carolis, ex dirigente del settore Lavori pubblici e Urbanistica del Comune di Vibo (avvocato Giuseppe Di Renzo); Giacomo Consoli, ex dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Vibo (avvocato Antonello Fuscà); Raffaella, Alessandra, Maria Antonietta e Fabrizio Marzano, proprietari di una strada privata in località “Sughero” (avvocato Antonio Crudo); Pietro La Rosa, responsabile della sorveglianza idraulica dei bacini idrografici nella provincia di Vibo (avvocato Giosuè Megna). Dovevano tutti rispondere di aver cagionato con condotte colpose, ognuno per i rispettivi ruoli, la morte del piccolo Salvatore Gaglioti (di soli 16 mesi) e lo zio Ulisse Gaglioti sommersi, unitamente a Nicola De Pascale (altra vittima dell’alluvione), da una colata di fango e detriti sulla Statale 18 nei pressi della non lontana contrada “Sughero”. Nessuno di tali imputati ha inteso rinunciare alla prescrizione e pertanto penalmente nessuno pagherà mai per i tre morti dell’alluvione.

Prescritto anche il reato di omissione d’atti d’ufficio contestato a: Gaetano Bruni, ex presidente della Provincia di Vibo (avvocati Giovanni Vecchio e Sandro D’Agostino); Paolo Barbieri, ex assessore provinciale ai Lavori pubblici (avvocato Giuseppe Altieri); Giovanni Ricca, responsabile pro tempore dell’Abr, (avvocato Vincenzo Adamo); Ottavio Amaro, responsabile pro tempore dell’Abr (avvocato Guido Contestabile). Anche tali imputati non hanno inteso rinunciare alla prescrizione che non equivale di certo ad una sentenza di assoluzione.

Resta quindi in piedi il processo per la sola ipotesi di reato di disastro colposoche vede imputati: Ugo Bellantoni (in foto), Domenico CoriglianoSilvana De CarolisGiacomo ConsoliRaffaella, Alessandra, Maria Antonietta e Fabrizio MarzanoPietro La Rosa, Gaetano Ottavio Bruni (in foto in basso), Paolo Barbieri, Filippo Valotta (Consorzio industriale), assistito dagli avvocati Vecchio e D’Agostino; Giovanni Ricca, Ottavio Amaro.

Ben 19, invece, le parti civili, mentre tre sono gli enti chiamati a rispondere quali responsabili civili: il Comune di Vibo, difeso dall’avvocato Nicola Lo Torto, la Provincia di Vibo, assistita dagli avvocati Emilio Stagliano e Francesco Maione, la Regione Calabria, difesa dagli avvocati Michele Rausei e Antonio Montagnese.

Fra le parti civili, oltre ai familiari delle vittime e 17 privati cittadini, ci sono anche il Wwf con l’avvocato Angelo Calzone e Legambiente con l’avvocato Rodolfo Ambrosio.

Altre sei parti civili sono invece assistite dall’avvocato Antonio Porcelli, una a testa dagli avvocati Maria Repice e Antonio Ludovico e due dall’avvocato Giuseppe Costabile. Parte civile anche Bruno Virdò, l’uomo che riportò gravi ferite tentando di salvare il piccolo Salvatore Gaglioti.

La prescrizione rischia così concretamente di seppellire del tutto e definitivamente il processo sicuramente più importante in corso di celebrazione a Vibo Valentia. Un processo nato male (a causa della carenza cronica di magistrati, smarrimento di Cd, continui rinvii e di rappresentanti della pubblica accusa che si sono succeduti nel corso degli anni) e che rischia di finire peggio, nonostante tre morti, 90 feriti, 306 evacuati e danni per 200 milioni di euro.

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