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Abbandonato in stato di degrado e vittima in questi decenni di numerose calamità “naturali”, il fabbricato rappresenta una delle poche testimonianze delle tecniche antisismiche di fine ‘700 

L'ex seminario di Mileto
Cronaca

Nonostante le denunce e le dure prese di posizione, continua imperterrito il “silente” processo di demolizione dell’ex Seminario vescovile ubicato alle spalle della villa comunale di Mileto. Risale alle scorse ore, infatti, l’ultimo crollo di parte della facciata dello storico edificio.

Un declino ampiamente annunciato, che fa il paio con i tanti colpi “fortuiti” che gli sono stati inferti (incendi e abbattimenti di settori) e con il cedimento registratosi sulla stessa ala nel 2016. Nel frattempo, il Comune qualche mese fa aveva cercato di ovviare ai ritardi intimando al proprietario di puntellare e mettere in sicurezza la struttura. Come ovvio, del tutto inutilmente. Del resto, Mileto è una città “benevola” da questo punto di vista, tale da permettere di lasciare per decenni in stato di colpevole degrado un plesso architettonico di grande interesse storico, nonostante il tutto contribuisca a deturpare in modo ignobile il centro storico e renda di fatto off limits l’accesso a piazza Naccari, rappresenti un pericolo costante per l’incolumità fisica di tutti coloro che giornalmente attraversano la trafficata via Duomo. Dove non sono riusciti i grandi terremoti e il lento scorrere del tempo, dunque, sta facendo centro la negligenza dell’uomo.
Eppure, l’importanza storico-artistica del palazzo è acclarata.

Tempo fa, su di esso è stata addirittura siglata una convenzione tra il Dipartimento di architettura dell’Università degli studi Roma Tre e il Comune di Mileto, al fine di studiarne le tecniche costruttive e le attività propedeutiche agli interventi di recupero, restauro e riqualificazione. Nel 2013, infatti, un test in laboratorio realizzato dall’Unical della Calabria e dall'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr-Ivalsa) di San Michele all'Adige, in provincia di Trento, ne aveva messo in evidenza le eccellenti caratteristiche di resistenza agli eventi sismici.

L’ex Seminario vescovile, nello specifico, è ritenuto figlio di quella prima sperimentazione antisismica di fine '700, di sconvolgente modernità e qualità ancora oggi. Una delle poche testimonianze di quel “modus costruendi”, che a breve, nel silenzio assordante delle istituzioni preposte, molto probabilmente non potrà più essere tale.

Lacnews24.it
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