‘Ndrangheta: omicidio dell’avvocato Torquato Ciriaco, tutti assolti

Per l’agguato del 2002 scagionato il boss Tommaso Anello di Filadelfia ed i fratelli Fruci di Acconia di Curinga. Non reggono le accuse del pentito Michienzi

Per l’agguato del 2002 scagionato il boss Tommaso Anello di Filadelfia ed i fratelli Fruci di Acconia di Curinga. Non reggono le accuse del pentito Michienzi

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Assolti con formula ampia gli imputati dell’omicidio dell’avvocato lametino Torquato Ciriaco, ucciso in un agguato l’1 aprile del 2002 all’altezza del bivio “Due Mari “di Maida, quando un commando affiancò il fuoristrada a bordo del quale viaggiava la vittima predestinata crivellandolo a colpi di fucile caricato a pallettoni.

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Al termine del processo celebrato con rito abbreviato sono stati assolti: Tommaso Anello, indicato come uno dei capi dell’omonimo clan di Filadelfia, i fratelli di Acconia di Curinga (Cz) Giuseppe e Vincenzino Fruci, ed il collaboratore di giustizia Francesco Michienzi, pure lui di Acconia di Curinga.

Il pm della Dda di Catanzaro, Elio Romano, al termine della requisitoria aveva chiesto l’ergastolo per Tommaso Anello ed i fratelli Fruci, mentre 10 anni di reclusione erano stati chiesti per Francesco Michienzi.

Secondo le indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro – crollate all’esito del processo – Torquato Ciriaco era stato condannato a morte dal cartello ‘ndranghetista vibonese degli Anello-Fruci. In particolare, Tommaso Anello, fratello del boss Rocco Anello, avrebbe ordinato l’omicidio del professionista il quale avrebbe curato l’acquisto di una cava che la malavita voleva invece finisse ad un imprenditore già soggiogato. A svelare per primo i retroscena dell’agguato era stato il pentito Francesco Michienzi, in un interrogatorio reso il 17 gennaio del 2007 al pm Gerardo Dominijanni. Spiegò ogni singola fase, dalla pianificazione all’esecuzione del delitto.

 Le indagini trovarono nuovo impulso grazie agli approfondimenti investigativi della Squadra mobile di Catanzaro all’epoca diretta da Rodolo Ruperti. Ottenuti i riscontri necessari, la Procura antimafiadi Catanzaro , con il pm Elio Romano, ha poi concluso le indagini chiedendo e ottenendo il rinvio a giudizio del presunto mandante, Tommaso Anello, e dei fratelli Giuseppe e Vincenzino Fruci, che avrebbero fatto parte del commando. Rinviati a processo dal gup Giuseppe Commodaro, gli imputati hanno poi optato per il giudizio abbreviato.

L’accusa non ha però retto al vaglio del giudice terzo. Tommaso Anello era difeso dagli avvocati Sergio Rotundo ed Anselmo Torchia; Giuseppe Fruci dagli avvocati Sergio Rotundo e Alice Massara, Vinvenzino Fruci dagli avvocati Pilieci e Spinelli.

 In foto, da sinistra verso destra: Tommaso Anello, Giuseppe Fruci, Vincenzino Fruci