Simulazione di reato e procurato allarme: professoressa di Vibo a giudizio

Avrebbe falsamente denunciato alla polizia intimidazioni attraverso missive anonime per farla desistere dall’affrontare a scuola temi inerenti la legalità

Avrebbe falsamente denunciato alla polizia intimidazioni attraverso missive anonime per farla desistere dall’affrontare a scuola temi inerenti la legalità

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Simulazione di reato e procurato allarme. Questi i reati di cui è chiamata a rispondere la professoressa Antonella Moschella, 46 anni, di Vibo Valentia, docente in un istituto tecnico della città. Nei confronti della donna la Procura ha infatti disposto la citazione diretta a giudizio. Il processo si aprirà l’11 ottobre prossimo dinanzi al Tribunale monocratico di Vibo Valentia.

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Secondo l’accusa, la professoressa avrebbe falsamente denunciato ai poliziotti della Squadra Mobile di Vibo di aver ricevuto dal 23 agosto 2013 al 17 ottobre dello stesso anno varie forme di intimidazioni attraverso scritti anonimi “derivanti da segrete associazioni” in cui le sarebbe stato intimato di desistere dall’affrontare temi inerenti la legalità nell’ambito di alcuni progetti scolastici. La professoressa in più occasioni aveva esibito alla Squadra Mobile missive anonime asseritamente ricevute nei modi più disparati, quali la buca della posta di casa, il cassetto di servizio nella sala docenti della scuola o incastrati nella portiera della propria autovettura.

In un’altra occasione, l’insegnante aveva poi riferito che tre soggetti non identificati l’avrebbero attesa vicino la propria autovettura al fine di minacciarla per farla desistere dall’affrontare temi inerenti la legalità. Tutto falso, però, secondo i poliziotti e la Procura di Vibo. La comparazione degli scritti – affidata agli esperti della Polizia Scientifica di Reggio Calabria – dopo approfonditi e accurati accertamenti ha portato gli inquirenti alla conclusione che l’autrice degli scritti minacciosi era stata la stessa professoressa, assistita e difesa dall’avvocato Francesco Muzzopappa. Da qui le accuse di procurato allarme alle autorità e simulazione di reato dalle quali l’imputata dovrà ora difendersi.