Trasporto con bus a Vibo, servizio carente e soluzioni che fanno discutere

L’amministrazione comunale, senza gara d’appalto, decide di trovare ditte disponibili a fornire l’arredo urbano in cambio della gestione degli spazi pubblicitari ricavati nelle strutture

L’amministrazione comunale, senza gara d’appalto, decide di trovare ditte disponibili a fornire l’arredo urbano in cambio della gestione degli spazi pubblicitari ricavati nelle strutture

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Che il servizio di trasporto pubblico locale a Vibo Valentia sia carente e funzioni male non è una novità. Il bus gira infatti da anni a vuoto consumando carburante e denaro pubblico senza offrire alcun servizio degno di tal nome ai cittadini. Orari delle corse che nessuno conosce, fermate altrettanto sconosciute, tempi di percorrenza inesistenti, collegamento da e per le frazioni carente.

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In tale situazione di fatto, l’amministrazione comunale di Vibo ha inteso emanare un atto di indirizzo (presenti il sindaco Elio Costa e gli assessori Silvia Riga, Katia Franzè, Lorenzo Lombardo, Raffaele Manduca e Francesco Pascale) con il quale la priorità sembra però quella di voler trovare gratuitamente una ditta disponibile a fornire paletti e pensiline parapioggia “corredati da spazi dedicati alla pubblicità di attività commerciali”. Come dire: fornitura gratis di paletti in cui posizionare gli orari dei bus in cambio di pubblicità. Non importa che i mezzi di trasporto pubblico locale siano perennemente vuoti per altre e diverse “mancanze” – , la priorità per far ripartire il servizio pare essere quello di curare l’arredo circostante alle fermate. Nell’atto di indirizzo della giunta comunale si legge infatti che i paletti e le pensiline si rendono necessari anche “per garantire e migliorare le condizioni di sicurezza nelle intersezioni stradali”, attraverso pure “l’installazione di dissuasori fissi che indirizzino l’utente all’attraversamento delle strade nei punti previsti, come i passaggi pedonali”.

Ora, a parte che diversi paletti ed impianti alle fermate dei bus sono già esistenti e non si comprende perché non intervenire sugli stessi con l’apposizione di appositi orari anziché prevederne dei nuovi, resta un problema di fondo: le modalità di affidamento del servizio.

Il Comune di Vibo Valentia – per sua stessa ammissione messa nera su bianco nell’atto di indirizzo della giunta comunale – “non dispone” infatti delle necessarie risorse finanziarie per l’acquisto dell’arredo” ed allora ecco la “trovata”. Consentire ad operatori o aziende private di fornire a titolo gratuito per un periodo di ben nove anni paletti per le fermate dei bus, dissuasori  fissi, fioriere e cestini getta carte in cambio della gestione degli spazi pubblicitari ricavati in tali strutture”. Nessuna gara d’appalto, quindi, per un arredo urbano definito sì “di modeste dimensioni” e per il quale non è necessario alcun titolo autorizzativo ai fini edilizi e paesaggistici, ma comunque corredato da spazi dedicati alla pubblicità di attività commerciali che rende cifre non da poco in termini economici alle aziende private intenzionate a fornire il servizio.

Infatti, nell’atto di indirizzo della giunta comunale si prevede espressamente che “la ditta fornitrice potrà mettere in vendita gli spazi pubblicitari annesse alle strutture di arredo, secondo esigenze proprie”.  I luoghi in cui installare tali arredi urbani e paletti, con annesso spazio pubblicitario, verranno scelti dall’amministrazione comunale di concerto con il responsabile dell’Ufficio tecnico comunale e del comando della polizia municipale.

Il servizio di trasporto pubblico locale, svolto dalle Ferrovie Calabro Lucane mediante una convenzione stipulata tra la Regione Calabria con la società “Co.Me.Tra.” continua così a far discutere, tanto che il capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Giovanni Russo, ha sollevato la questione invitando l’assessore di competenza a voler affrontare al più presto tale problematica, ripartendo magari dal lavoro iniziato dall’ex assessore Vincenzo De Filippis e programmando il tutto a dovere per un servizio divenuto sempre più un disservizio, per rilanciare il quale la “trovata” della concessione degli spazi pubblicitari annessi alle strutture di arredo sembra suscitare più di qualche perplessità.