Rinascita-Scott, il nuovo pentito Camillò e i voti a Vibo per i consiglieri comunali

Il neo collaboratore di giustizia parla anche dell’incendio all’automobile dell’allora vicesindaco Salvatore Bulzomì
Il neo collaboratore di giustizia parla anche dell’incendio all’automobile dell’allora vicesindaco Salvatore Bulzomì
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Michele Camillò

Gettano un fascio di luce anche sulle preferenze dei Camillò e dei Lo Bianco-Barba nei confronti di alcuni candidati al Consiglio comunale di Vibo Valentia, le dichiarazioni del nuovo collaboratore di giustizia Michele Camillò. Depositate dai pm della Dda di Catanzaro nel corso dell’udienza preliminare del procedimento nato dall’operazione antimafia “Rinascita-Scott”, affrontano anche l’attentato ai danni dell’automobile del vicesindaco di Vibo nel 2012. Gli inquirenti, interrogando Michele Camillò, gli fanno ascoltare il dialogo di un’intercettazione che lo vede protagonista laddove lo stesso spiega al suo interlocutore che si stava recando nel febbraio 2015 a Bivona “a prendere…, per andare per questi voti con mio padre…”. Il padre di Michele Camillò è Domenico Camillò, 79 anni, ritenuto a capo del clan Pardea-Camillò-Macrì. Sul punto, Michele Camillò ha fatto mettere a verbale: Ricordo l’episodio. All’epoca mio cognato Tavella Andrea, fratello della mia attuale convivente, era candidato a consigliere comunale a Vibo Valentia e la mia famiglia si attivò per procacciargli dei voti in ambito delle conoscenze familiari. Ricordo che andammo anche da Vincenzo Pugliese. Ad esito delle elezioni, mio cognato non fu eletto per una manciata di voti. Non ricordo di quale lista elettorale faceva parte…”. [Continua]

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Antonio Curello

Basta una veloce ricerca e si scopre che Andrea Tavella nelle elezioni comunali del maggio 2015 era candidato con la lista “Liberali per Costa sindaco”, con candidato a sindaco Elio Costa, poi eletto primo cittadino.
Così continua nel suo racconto ai carabinieri ed al pm della Dda, Antonio De Bernardo, il nuovo collaboratore di giustizia Michele Camillò: All’epoca era candidato a consigliere anche tale Curello Antonio, il quale è congiunto di Barba Vincenzo e tutti i Lo Bianco-Barba – nell’ambito del “buon ordine” riunito – si impegnarono nel procacciamento di voti in suo favore. Ricordo che in un’occasione mi chiesero il voto per Curello, i sodali Prestia Domenico e Pardea Carmelo, ma io risposi che stavo sostenendo già la campagna elettorale di mio cognato che era candidato”.
Domenico Prestia, detto “Stranamore”, nell’inchiesta Rinascita-Scott è accusato del reato di associazione mafiosa ed in particolare di far parte del clan Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia.
Antonio Curello è l’attuale vice capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale a Vibo, eletto nel maggio dello scorso anno, a sostegno del sindaco Maria Limardo. Ex consigliere provinciale del Pd sino al 2014, dal 2005 al 2010 è stato consigliere comunale con la lista Socialismo e Libertà. Poi lo scorso anno ha svoltato a destra ed è stato accolto fra le fila di Fratelli d’Italia. Nelle elezioni del 2015 di cui parla il collaboratore Michele Camillò, Antonio Curello era candidato con la lista del Pd.

Salvatore Bulzomì, capogruppo "Insieme per la rinascita"
L’ex vicesindaco Salvatore Bulzomì

La macchina bruciata al vicesindaco di Vibo. Nell’ottobre del 2012, in piena notte, è stata incendiata l’auto all’allora vicesindaco di Vibo Valentia, Salvatore Bulzomì, all’epoca con delega ai Servizi sociali e appartenente al Pdl. L’auto era parcheggiata sotto casa. Sindaco era all’epoca Nicola D’Agostino. Ecco le dichiarazioni di Michele Camillò: “Catania Domenico, detto “Pallina”, amico di mio nipote Domenico e parente dei Macrì. Non lo conosco come affiliato, ma ha preso parte ad azioni delittuose del nostro gruppo. Ha incendiato l’autovettura a Salvatore Bulzomì, ex consigliere comunale, unitamente ad un ragazzo che si chiama Manco. Tale azione non è stata compiuta per conto del nostro sodalizio. Catania ha coadiuvato mio nipote Domenico a sparare a Carmelo Pugliese e stava partecipando ad un’azione di fuoco contro Loris Palmisano”. All’epoca i due giovani autori dell’incendio nei confronti dell’auto di Bulzomì erano stati denunciati dalla polizia per incendio doloso.

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