Rinascita-Scott: su 224 parti lese si costituiscono parte civile in meno di 30

Il Comune di Cessaniti non ha avanzato alcuna richiesta e resta fuori dal procedimento. Le ragioni del gup. Nessuno degli imputati, al tempo stesso vittime di agguati o intimidazioni, si è costituto parte civile
Il Comune di Cessaniti non ha avanzato alcuna richiesta e resta fuori dal procedimento. Le ragioni del gup. Nessuno degli imputati, al tempo stesso vittime di agguati o intimidazioni, si è costituto parte civile
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Sono 224 le parti offese del procedimento penale Rinascita-Scott individuate dalla Dda di Catanzaro. Ad avanzare e ieri ad ottenere la richiesta di costituzione di parte civile sono state però meno di 30 parti lese. Fra loro il testimone di giustizia – e già commerciante di Vibo finito sotto usura nel 2010 – Giuseppe Baroni, Vanya Danova Lekova, titolare di una sartoria e vittima di estorsione, Anna Boseggia la Regione Calabria, la Provincia di Vibo Valentia, l’Asp di Vibo Valentia, l’associazione antiracket di Vibo, la Banca di credito cooperativo di Maierato e San Calogero, la Fondazione nazionale antiusura, l’assicurazione Allianz, Naon Insurance. Resta al momento fuori il Comune di Cessaniti che pur non essendo stato individuato parte lesa avrebbe potuto ugualmente avanzare richiesta di costituzione di parte civile così come fatto da quello di Nicotera – non indicato parte lesa dalla Dda, al pari di Cessaniti, probabilmente per una svista – ma comunque centro dove opera il clan Mancuso unitamente a Limbadi. Cessaniti è invece sede della ‘ndrina dei Barbieri colpita dall’operazione Rinascita-Scott così come la frazione di Pannaconi è sede del clan Bonavena. Si sono costituiti quindi parte civile e sono stati ammessi i Comuni di Vibo Valentia, Tropea, Ricadi, Zungri, Mileto, Filogaso, Filandari, Stefanaconi, Zungri, Pizzo, Limbadi, San Gregorio d’Ippona, Sant’Onofrio e Nicotera (avvocato Michele Pagnotta).

Al fine di ripartire le spese legali è stato deciso dai Comuni di Tropea, Mileto, Ricadi, Ionadi, San Costantino Calabro, Sant’Onofrio, Limbadi e Maierato di affidarsi all’avvocato Domenico Talotta del Foro di Vibo, mentre il Comune di Filandari si è invece affidato all’avvocato Domenico Paglianiti, anche lui del Foro di Vibo Valentia. I Comuni di Pizzo Calabro e San Gregorio d’Ippona sono assistiti dall’avvocato Massimiliano De Benetti del Foro di Padova, il Comune di Filogaso dall’avvocato Domenico Sorace., il Comune di Vibo dall’avvocato Maristella Paolì. Presente per l’associazione antiracke l’avvocato Giovanna Fronte, mentre il Comune di Stefanaconi si è invece affidato all’avvocato Daniela Fuscà. [Continua]

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Le motivazioni del gup. Con proprio ordinanza il giudice dell’udienza preliminare, Claudio Paris, quanto alle associazione e alle fondazioni ha spiegato che la loro legittimazione alla costituzione di parte civile per avanzare “iure proprio” una pretesa risarcitoria presuppone l’allegazione che il reato abbia causato un danno, patrimoniale e non patrimoniale, consistente nell’offesa all’interesse che, in base alle previsioni statutarie, costituisce ragione istituzionale della propria esistenza. Per ciascuna di tali associazioni, tale allegazione c’è stata ed è stato quindi dimostrato attraverso la documentazione prodotta, l’effettivo svolgimento di attività a tutela degli interessi lesi dalle contestazioni.

E’ stata ammessa la costituzione di parte civile della Provincia di Vibo Valentia anche contro l’ex comandante della polizia municipale, Filippo Nesci (in precedenza in servizio proprio all’amministrazione provinciale) anche a prescindere dalla questione relativa all’aggravante mafiosa nella contestazione, così come quella dell’Asp di Vibo nei confronti della veterinaria Cristina Chiarelli.

Ammessa quindi la costituzione di parte civile dei Comuni per i danni all’immagine causati dalla presenza di associazioni mafiose sul loro territorio e le doglianze delle difese degli imputati hanno “confuso il profilo dell’ammissibilità con il merito della domanda”.

Il giudice ha infine ribadito che la legittimazione all’azione civile nel processo penale va verificata esclusivamente alla stregua della fattispecie giuridica prospettata dalla parte a fondamento dell’azione, in relazione al rapporto sostanziale dedotto in giudizio ed indipendentemente dall’effettiva titolarità del vantato diritto al risarcimento dei danni, il cui accertamento riguarda il merito della causa.

Nessuno degli imputati indicati anche come parti lese (chi vittima di agguati, chi di intimidazioni) si è costituito parte civile.