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Affetta da angiosarcoma cardiaco, la 31enne originaria di San Gregorio da quattro anni lotta per la vita. Ieri l'ennesimo intervento: ha quattro metastasi al fegato. Nel suo scritto l'amore, la sofferenza, il coraggio e la speranza di farcela

Cronaca

“Io sono dalla parte degli ultimi”, Vanessa Gasparro, 31 anni, originaria di San Gregorio d’Ippona, affetta da angiosarcoma cardiaco, parla di sé, tra le righe, in uno scritto con il quale si è voluta raccontare. Racconta la  forza, l’amore, la speranza, la sofferenza che attraversano la sua vita e quella di tutti coloro che sono stati segnati dalla malattia, dal cancro. Ieri “con determinazione e coraggio” ha subito l’ennesimo intervento.

Il cancro ti toglie tutto, ma non la dignità. “Non siamo tutti uguali. Il cancro non è uguale per tutti. È così. Ognuno col suo bagaglio, ognuno con le sue reazioni, con le proprie paure, aspettative, difficoltà. Ognuno con la propria malattia… con le proprie terapie, il proprio iter, con le proprie vittorie, con le proprie sconfitte. Non siamo tutti uguali. Io sono dalla parte degli ‘ultimi’.

Di quelli che per colpa del cancro hanno perso molto di più di quanto ci si aspettasse. Sono dalla parte di quelli che per curarsi sono andati a migliaia di chilometri di distanza dagli amici, dalla famiglia. Sono dalla parte di quelli che per curarsi hanno speso tutto. Sono dalla parte di quelli che sono cambiati, trasformati a tal punto da non riconoscersi più.

Sono dalla parte di quelli a cui non importa dei capelli… che se ricoprono la testa o meno… ‘chissenefrega’… ricresceranno. Sono dalla parte di quelli che sono ingrassati a tal punto da non essere riconosciuti per strada, e scusate la durezza, ma con 40 chili in più… è capitato!

Il cancro ti priva di tutto, ma non della fantasia. Dalla parte di quelli che vivono a letto per anni e quel letto diventa il loro migliore amico e il peggior nemico… Dalla parte di quelli che la malattia è un impedimento per il corpo, non per la fantasia. Sono dalla parte di quelli che non potranno avere figli, che non torneranno a lavoro, non guideranno più, non staranno più in casa da soli.

Dalla parte di quelli che non saranno più autosufficienti. Dalla parte di quelli che, come me, hanno trascorso due anni in sedia a rotelle, un anno intero a letto. Che non escono per mesi. Dalla parte di quelli che: “papà oggi mi lavi tu?. Sì, dalla parte di quelli che per mettere i calzini hanno fatto due anni di riabilitazione, e meno male che abbiamo solo due piedi!.

Sarò sempre da quel lato… quel lato dove stanno gli ultimi, un pò in ombra, ma senza vergogna. Con l’orgoglio di chi vince ogni giorno. Il mio orgoglio… quello di non aspettare un referto pulito… forse non arriverà mai.

La mia mamma mi dice sempre: sei una persona speciale! Quell’orgoglio di chi ci ha messo e rimesso il cuore… in tutti i sensi. L’orgoglio di chi, raro, unico, non ha trovato una strada spianata, una cura già stabilita, ma che ogni giorno compie un salto nel buio e spera che l’atterraggio sia sempre un po’ più morbido.  L’orgoglio di chi, ogni giorno, da tre anni fa ricerche su internet, che spera in tutte le lingue del mondo.

Dalla parte di chi si sente dire: “è la prima volta che proviamo a bruciare un cuore. Saluti i suoi cuori, potrebbe non funzionare!”Io sarò sempre da quella parte, la mia parte, la parte degli ultimi. A volte sembra di essere difettosi... per quanto tu ti sforzi non guarisci e allora ti chiedi se è colpa tua. Ma io non sono difettosa, la mia mamma dice che sono ‘speciale’ e mi sono scelta una malattia speciale! E alla fine, quasi quasi, ci credo. Solo chi mi sta accanto può capire quanto impegno, quanta dedizione, quanto amore comporti curarmi. Lo ricambio ogni giorno questo amore… non piango mai, e supero tutte le mie paure, e se un giorno esco, dopo mesi e mesi di letto, so già che avrò i miei soliti attacchi: le luci, la folla, il freddo, la confusione... ‘riportami a casa’.

 Magari un giorno rimetterò il costume! Magari dopo un mese, riprovo. Non mi arrendo mai. Magari arriverà anche il giorno in cui non mi dovrete prendere in braccio. Potrò farmi la doccia da sola e vestirmi. Magari riuscirò a uscire, come tutte le ragazze della mia età e mi abituerò a questa scatoletta metallica nel petto che a volte mi fa sentire un robot. Mi mancano i miei battiti! Sarò sempre da questa parte… dalla mia parte… e prima o poi lo troverò il coraggio di rimettermi un costume e quello scempio che mi ritrovo per corpo alla fine sarà semplicemente il segno che ce l’ho fatta. E badate bene: farcela non significa guarire, per me… ma resistere. Sono già un miracolo! Ogni giorno è il mio miracolo!”.

*Vanessa Gasparro

Lacnews24.it
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