venerdì,Luglio 23 2021

Minore straniero ferito nel Vibonese, lo scontro s’infiamma: Martino annuncia querela

Il presidente della Cooperativa Opere San Giovanni Bosco, nonché sindaco di Capistrano, respinge al mittente le ricostruzioni del Garante Marziale: «Il nostro è un centro ospitale. Lo ha dipinto come un lager»

Minore straniero ferito nel Vibonese, lo scontro s’infiamma: Martino annuncia querela

«In qualità di presidente della Cooperativa Opere San Giovanni Bosco non posso tacere e non querelare le falsità dichiarate a mezzo stampa dal Garante dell’infanzia Antonio Marziale in merito al litigio verificatosi fra due stranieri nella serata del 24 novembre 2017 presso il centro di accoglienza per minori non accompagnati “Il Belvedere”. Non è dunque possibile cercare di fare notorietà professionale affermando episodi non veritieri descritti con criteri poco opportuni paragonando una semplice lite al caso di Ostia. Non capiamo il perché di tanto accanimento mediatico nei nostri riguardi».

A parlare è Marco Martino, coordinatore nazionale dell’Udc Giovani nonché sindaco di Capistrano. In questo caso, però, il giovane amministratore vibonese parla in qualità di presidente della Cooperativa Opere San Giovanni Bosco che gestisce, a Brognaturo, il centro in cui si è consumata la questione in oggetto.

Martino ce l’ha con il Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza che ha denunciato un caso di presunte violenze ai danni di un minore non accompagnato di nazionalità eritrea, ospite del centro di accoglienza.

«Nel comunicato – scrive Martino -, di Marziale viene citata la frase “lealtà collaborativa”. Quale sarebbe la sua di lealtà – obietta – avendoci prima accusato di maltrattamento e dopo il sopralluogo del dottor Alfano effettuato domenica 26 novembre, di isolamento urbano, di sovrannumero e di omissione di soccorso. Vorrei capire perciò le reali intenzioni del Marziale che nei due comunicati diramati ha espresso accuse infondate anche nell’espletamento delle mansioni che i nostri operatori svolgono quotidianamente con sacrificio e spirito di umanità; ma soprattutto mi domando dopo le dichiarazioni di alcuni stranieri che hanno espresso conferma nella versione raccontata dagli operatori come mai cerchi disperatamente di descriverci come quasi un “centro lager”».

A tal proposito, Martino asserisce di aver «deciso di chiarire passo-passo le tematiche in oggetto e rispedire le accuse infondate al mittente. In merito all’isolamento urbano vi è da dire che il nostro centro è dislocato solo a poche centinaia di metri dall’abitato. Non esiste pertanto nessun isolamento dall’abitato stesso dove ragazzi transitano quotidianamente e giornalmente recandosi anche con mezzi nostri presso il Cpa di Serra San Bruno ove svolgono quotidianamente gli insegnamenti didattici. Si precisa inoltre il collegamento con la città principale, Serra San Bruno, ogni giovedì reso possibile grazie ad un servizio navetta gratuito per i minori e pagato dalla cooperativa stessa».

Quindi «in merito al presunto ritardo di richiesta di soccorso devo precisare che subito dopo l’accaduto, il personale ha provveduto a contattare i carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno che, recati sul posto, dopo aver raccolto le testimonianze di lite, hanno ben udito da parte dei nostri operatori presenti le ripetute richieste di volerlo trasportare all’ospedale più vicino trovando in lui però un netto rifiuto e aggressività, intimando addirittura a un nostro operatore che gli avrebbe “tagliato la testa”. Fatto regolarmente denunciato alle autorità competenti».

Il ragazzo, precisa ancora Martino «è stato trasportato con mezzi propri in mattinata una volta calmatosi, al nosocomio ospedaliero di Serra San Bruno (non dopo 20 ore ma la mattina successiva) dove gli è stata riscontrata, come da referto, la lesione di parte di alcuni denti».

La replica prosegue «in merito al grado di soddisfacimento dei minori residenti nel centro si precisa che i soggetti svolgono costanti e continui colloqui con il Tribunale dei minori di Catanzaro nei quali, accompagnati dal direttore Giuseppe Pisani ed ascoltati dal magistrato di pertinenza, le autorità di tutela hanno potuto constatare a chiari toni le linee direttive di una sana e robusta accoglienza basata non soltanto sul rispetto delle normative vigenti bensì sul rispetto reciproco del prossimo».

Ancora, «siamo stati accusati di essere in forte sovrannumero. Vi è da precisare che nella struttura sono presenti ad oggi 45 minori a fronte all’ordinanza sindacale che ci autorizza all’accoglienza di 42 minori, di cui 10 compiranno 18 anni, e quindi la maggiore età, da qui ad un mese. Si precisa che da procedura i maggiorenni, saranno successivamente trasferiti nei centri per adulti ed il numero scenderà perciò a poco più di 30 minori presenti. Sarebbe questo il grande sovrannumero citato? Il nostro centro è stato più volte oggetto di controlli e di visite ispettive da parte delle associazioni ed autorità preposte. Essi sanno bene come accogliamo i ragazzi con quanto amore e quanta attenzione. Non abbiamo mai smesso di farlo e mai smetteremo».

Infine, Martino spiega che per «questa orribile vicenda, ai fini cautelativi, ho provveduto a sporgere querela demandandone i compiti al mio legale di fiducia Giovanni Vecchio, chiedendo il risarcimento per il danno di immagine arrecatoci. Provvederò infine ad inoltrare copia alle autorità preposte ed al presidente del Consiglio regionale Nicola Irto affinché spero ne ricavi dovuti provvedimenti sull’accaduto. Consiglierei infine a Marziale, appassionato di notorietà giornalistica, di ribellarsi ove i migranti minori ogni giorno annegano e vengono sbranati degli squali vicino alle coste libiche, ove esistano i veri casi di maltrattamento nella quotidianità calabrese di tantissime vittime di soprusi e di violenze che subiscono per lunghi e lunghi anni angherie di ogni genere. Lasci perdere invece chi si spende ogni giorno per il prossimo mettendocela tutta per riuscirci. Ma questa è un’altra storia».

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