Omicidio di Prestia Lamberti: ecco tutti i particolari inediti delle accuse contro il reo confesso

Minorenni fatti inginocchiare e picchiati con un tubo di ferro, minacce con la pistola e la paventata ipotesi che qualcuno abbia coperto ed agito alle spalle del 15enne

Minorenni fatti inginocchiare e picchiati con un tubo di ferro, minacce con la pistola e la paventata ipotesi che qualcuno abbia coperto ed agito alle spalle del 15enne

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Emergono particolari del tutto inediti nella vicenda che vede indagato il 15enne di Mileto Alex Pititto, per l’omicidio di Francesco Prestia Lamberti, 16 anni, ucciso il 29 maggio scorso a colpi di pistola a Mileto. Se da un lato il gup del Tribunale per i minori di Catanzaro ha disposto mercoledì scorso d’iniziativa – e contro il parere della Procura – il conferimento di un incarico ad un perito per stabilire la capacità di intendere e volere al momento del fatto di sangue, dall’altro lato vengono alla luce diversi aspetti sinora ignoti alle cronache.

Dal decreto di giudizio immediato nei confronti di Alex Pititto – che permette di saltare l’udienza preliminare per evidenza della prova – si comprende infatti il reale quadro delle contestazioni mosse al 15enne e la ricostruzione di altre vicende agghiaccianti che hanno preceduto il delitto di Francesco Prestia Lamberti.

Alex Pititto non è chiamato a rispondere solo del reato di omicidio aggravato, detenzione illegale e porto in luogo pubblico di una pistola, ma anche dei reati di percosse, violenza privata, minaccia e lesioni personali aggravate ai danni di altri tre minorenni e del 19enne di Paravati Domenico Evolo.

Il furto della pistola. L’arma usata per uccidere Francesco Prestia Lamberti, secondo l’accusa mossa dalla Procura per i minori di Catanzaro, sarebbe stata rubata da A. P. dall’abitazione del nonno. Una pistola semiautomatica calibro 6,35 detenuta illegalmente.

La minaccia ad Evolo. Dopo aver esploso il 29 maggio scorso alcuni colpi di pistola che hanno attinto al capo ed al corpo il 16enne Francesco Prestia Lamberti (omicidio aggravato dai futili motivi), Alex Pititto per assicurarsi l’impunità avrebbe minacciato di morte il 19enne Domenico Evolo, al quale – secondo la ricostruzione degli investigatori – avrebbe intimato di non dire nulla su quanto da lui commesso in danno di Prestia Lamberti. A tal fine, A. P. avrebbe puntato la pistola contro il fianco destro di Domenico Evolo. 

Due minorenni fatti inginocchiare. L’altra circostanza inedita che viene fuori dalle carte del giudizio immediato, è che Alex Pititto avrebbe agito in esecuzione di un “unico proposito criminoso” e ben prima dell’omicidio del 16enne si sarebbe macchiato di altri reati: quelli di percosse e lesioni personali aggravate. E’ il 10 maggio scorso, infatti, quando – secondo la ricostruzione dei carabinieri – A. P. dà appuntamento di notte ed in luogo isolato ad altri due minorenni. Sospettando che uno dei due intrattenesse una relazione sentimentale con una ragazzina del luogo di cui si era invaghito, il 15enne avrebbe costretto i due ragazzi ad inginocchiarsi dinanzi a lui. Fatto ciò, avrebbe afferrato un pesante tubo di ferro percuotendoli entrambi e provocandogli lesioni giudicate guaribili in 12 giorni. 

Violenza privata e minaccia. Due giorni prima dell’omicidio, Alex Pititto avrebbe invece minacciato di morte un altro ragazzo minorenne, pronunciando più volte le seguenti parole: “Ti lassu ccà, figlio di puttana, siete tutti e due bastardi, dietro di me ci sono altre persone”. Scopo della minaccia, l’intenzione di venire a conoscenza del fatto se fra Francesco Prestia Lamberti e la ragazzina contesa vi fosse una relazione sentimentale, intimando poi allo stesso minorenne minacciato di non riferire nulla dell’incontro a Francesco Prestia Lamberti.

Particolari agghiaccianti, messi neri su bianco nei capi di imputazione e che fanno intravedere i contorni di una storia e di un delitto su cui i coni d’ombra restano ancora tanti. 

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