“Un minuto di silenzio per zio Totò”, il Codacons invoca l’intervento dell’Antimafia

Il commento postato dal consigliere comunale di Joppolo Mimmo Taccone dopo la morte di Riina, suscita la dura reazione dell’associazione dei consumatori che scrive al prefetto di Vibo Giudo Longo: «affinché valuti tutti i provvedimenti necessari a restituire dignità alle istituzioni»

Il commento postato dal consigliere comunale di Joppolo Mimmo Taccone dopo la morte di Riina, suscita la dura reazione dell’associazione dei consumatori che scrive al prefetto di Vibo Giudo Longo: «affinché valuti tutti i provvedimenti necessari a restituire dignità alle istituzioni»

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Il Comune di Joppolo

«Non è tanto la frase idiota pubblicata sui social da un giovane consigliere comunale a far infuriare il Codacons, ma la mancanza di una generale indignazione che avrebbe dovuto avere quale diretta conseguenza le immediate dimissioni».

È quanto afferma in una nota Francesco Di Lieto, presidente di Codacons Calabria in relazione al caso sollevato da Il Vibonese sul post pubblicato sulla sua bacheca Facebook da un consigliere comunale di Joppolo, Mimmo Taccone, all’indomani della morte del boss di “Cosa nostra” Totò Riina, nel quale testualmente scriveva: “Un minuto di silenzio per zio Totò”.  

«I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche – scrive Di Lieto – hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, recita la nostra Costituzione pertanto, leggere che qualcuno chieda “Un minuto di silenzio per zio Totó” non solo è avvilente per la nostra terra, ma rappresenta un insulto alla memoria delle tante, troppe, vittime delle mafie e sia alle loro famiglie, condannate a vivere oppresse da un dolore senza fine».

E aggiunge: «La Calabria merita attenzione, per questo il Codacons ha ufficialmente chiesto al presidente della Commissione parlamentare Antimafia di trasferire stabilmente la sede dalle “lontane stanze di Palazzo San Macuto” giù in Calabria. Sia per offrire ai calabresi un segno esteriore della presenza dello Stato, sia per svolgere in loco, paese per paese, le attività di verifica e monitoraggio sui tentativi di condizionamento e di infiltrazione mafiosa negli enti locali, verificando l’efficacia delle disposizioni vigenti in tutti i 405 comuni calabresi».

L’associazione ha chiesto, infine, l’intervento del prefetto di Vibo Valentia Giudo Longo «affinché valuti, con la massima attenzione, tutti i provvedimenti necessari e urgenti da assumersi per restituire dignità alle istituzioni. Non possiamo derubricare una frase, come quella  scritta dal consigliere comunale, come fosse una battuta di spirito. Si tratta di una frase grave, che va stigmatizzata in modo nettissimo. Altrimenti saremo tutti complici di un intollerabile imbarbarimento».

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