‘Ndrangheta: tentato omicidio Scrugli a Vibo, lascia il carcere Nunzio Manuel Callà

Il Tdl di Catanzaro accoglie l’appello della difesa. Il 32enne di Nicotera è stato condannato anche in secondo grado per la faida fra i Patania di Stefanaconi (alleati dei Mancuso) ed i Piscopisani

Il Tdl di Catanzaro accoglie l’appello della difesa. Il 32enne di Nicotera è stato condannato anche in secondo grado per la faida fra i Patania di Stefanaconi (alleati dei Mancuso) ed i Piscopisani

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Passa agli arresti domiciliari con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico, Nunzio Manuel Callà, 32 anni, di Nicotera (in foto) accusato di concorso nel tentato omicidio di Francesco Scrugli, avvenuto nel febbraio del 2012 a Vibo Valentia nel quartiere Sant’Aloe a pochi metri dalla Questura. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro (Valea presidente) ha infatti accolto l’appello degli avvocati Francesco Sabatino e Francesco Calabrese. Nunzio Manuel Callà – che ha già scontato in carcere 3 anni e 6 mesi di reclusione – il 25 settembre scorso è stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione. Il Tribunale del Riesame, in attesa del verdetto della Cassazione, ha ritenuto dunque che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte anche attraverso la detenzione domiciliare con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico. Per circa due anni, Nunzio Manuel Callà – ritenuto il braccio-destro del boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, ma assolto in via definitiva dal processo “Black money” dall’accusa di associazione mafiosa – era stato latitante, venendo catturato dai carabinieri in un casolare di Spilinga.

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Oltre che per l’accusa di tentato omicidio, Nunzio Manuel Callà è stato condannato anche per il porto abusivo dell’arma da guerra (una carabina) che sarebbe stata usata da alcuni sicari stranieri (Vasvi Beluli ed Arben Ibrahimi, poi passati fra le fila dei collaboratori di giustizia), assoldati dal clan Patania di Stefanaconi per attentare alla vita di Francesco Scrugli, ritenuto elemento di spicco del clan dei “Piscopisani” dopo il distacco dal clan Lo Bianco di cui avrebbe originariamente fatto parte unitamente al cognato Andrea Mantella.

Le contestazioni nei confronti di Nunzio Manuel Callà, considerato dagli investigatori vicino al boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni” (alleato dei Patania nella “guerra” contro i “Piscopisani”), erano aggravate dalle finalità mafiose.

Intercettazioni, agganci delle celle telefoniche e convergenti dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia (da Vasvi Beluli a Arben Ibrahimi, da Loredana Patania a Daniele Bono sino a Raffaele Moscato e Giuseppe Giampà) avrebbero consentito agli inquirenti di ricostruire il ruolo di Callà nel trasporto della carabina – usata per il tentato omicidio di Scrugli – da un terreno di Nicotera Marina, confiscato ai Mancuso ma a loro ugualmente in uso, sino allo svincolo autostradale delle Serre e da qui alla volta di Stefanaconi e poi a Vibo in un appartamento delle case popolari del quartiere Sant’Aloe da dove – dalla finestra del bagno – è stato aperto il fuoco contro Scrugli rimasto nell’occasione ferito al collo.

Il movente per l’eliminazione di Scrugli. La volontà di uccidere Scrugli – poi eliminato a Vibo Marina nel marzo 2012 – nasce da un lato dal desiderio dei figli di Fortunato Patania di vendicare la morte del padre, per la quale ritenevano (erroneamente) responsabile materiale Francesco Scrugli (in foto in basso) dall’altro lato dalla volontà del boss Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”, di eliminare da Vibo un personaggio “scomodo” che, unitamente al cognato Andrea Mantella, non aveva avuto alcun timore di sfidare apertamente i Mancuso stringendo alleanze con tutti i clan ostili al clan di Limbadi: dai Piscopisani ai Tripodi di Portosalvo, dai Bonavota di Sant’Onofrio agli Emanuele di Gerocarne.

 

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