domenica,Settembre 26 2021

Mascherine griffate e tute smarrite, gli acquisti dell’Asp sotto la lente della Corte dei conti

VIDEO - Pagati in anticipo, i dispositivi di protezione si sono rivelati inutilizzabili o si sono persi nei meandri di procedure fumose. Il tutto per una spesa di oltre 37mila euro autorizzata bypassando l’ufficio preposto alle spese Covid-19

Mascherine griffate e tute smarrite, gli acquisti dell’Asp sotto la lente della Corte dei conti
Una mascherina in tessuto della Luxury cravatte

Materiale acquistato e in larga parte pagato anticipatamente – sulla cui destinazione si addensano diverse ombre – per di più con procedure non del tutto regolari al punto da essere segnalate alla Corte dei conti. Nel pieno dell’emergenza sanitaria da Covid-19, nel marzo scorso, all’Asp di Vibo Valentia – guidata dal commissario straordinario Giuseppe Giuliano – non si è badato a spese e si è fatto ricorso ad ogni mezzo per rifornire di dispositivi di protezione gli operatori sul campo. Ben fatto, si dirà, se non fosse che a volte lo si è fatto disattendendo le prassi di legge e operando scelte rivelatesi non del tutto coerenti con gli obiettivi, pur nobili, da perseguire.

Le mascherine del “re delle cravatte”

Maurizio Talarico

È il caso della fornitura di 5.000 mascherine in tessuto che non si sono rivelate utili allo scopo e che, pertanto, sono state accantonate in un magazzino dell’ospedale di Pizzo e in parte distribuite tra amici e conoscenti a mo’ di gadget fashion. Un acquisto sbagliato e inutile, secondo gli addetti ai lavori, tanto che i responsabili delle farmacie aziendali le hanno da subito ritenute inidonee allo scopo non autorizzandone la distribuzione ai sanitari. A produrle è stata la Luxury cravatte Roma, azienda di moda di proprietà di Tiziano Talarico, figlio dell’imprenditore calabrese “re delle cravatte” Maurizio Talarico, fornitore di capi di Stato e di governo italiani ed esteri, di politici, imprenditori e professionisti di gran vaglia. Per quella fornitura – che qualcuno sussurra in primo momento doveva essere una donazione – ha chiesto all’Asp vibonese poco meno di 6.100 euro, 2.999 dei quali pagati anticipatamente, diffidando poi l’Asp al saldo della fattura attraverso il proprio legale.

Acquisti “non autorizzati”

Solo che quella procedura d’acquisto, come segnalato alla Procura regionale della Corte dei conti della Calabria dall’allora direttore del Dipartimento amministrativo Bruno Calvetta, sarebbe viziata da alcune irregolarità. Vizi non riferibili al fornitore, precisiamo. Mancava, infatti, l’autorizzazione all’acquisto del soggetto delegato alle procedure di spesa e liquidazione dei beni legati all’emergenza Covid, individuato proprio nella figura di Calvetta. Beni ordinati senza atto autorizzativo, dunque, ma con il solo «suggello di un soggetto decisorio».

Alla ricerca delle tute smarrite

Non l’unico caso verificatosi in piena pandemia. Anzi, un secondo episodio ha del clamoroso. È la fornitura di 3.900 tute protettive con cappuccio ed elastico acquistate dalla ditta Tregena Srl di Roma, per un importo di 31.200 euro oltre iva, pagate anticipatamente, rispetto alle quali non si è mai riusciti a ricostruire l’esito finale dell’intero ordinativo. Se, anche in questo caso, la procedura d’acquisto segnalata alla Corte dei conti si presenta inficiata dall’assenza di un atto autorizzativo da parte del soggetto preposto, ad aggravare la situazione è il mancato riscontro sulla distribuzione dell’intera partita. In una comunicazione del 20 aprile scorso dell’ufficio Provveditorato, economato e gestione logistica, guidato da Domenico Dominelli, si dà conto come da una ricognizione effettuata alla farmacia dell’ospedale di Tropea, la stessa «non ha comunicato la presa in carico del materiale di cui trattasi» e si rassicura sul fatto che «sono stati allertati i dipartimenti aziendali e le strutture afferenti perché eventuali documenti di trasporto in loro possesso siano trasmessi ai punti di consegna abilitati per la registrazione a sistema».

Attese a Tropea… spuntano a Vibo

L'ingresso ai reparti dell'ospedale di Tropea
L’ospedale di Tropea

La confusione circa la destinazione delle “tute smarrite” viene certificata da nuove richieste di acquisizione delle bolle di consegna dell’ordinativo e dal fatto che dovrà passare oltre un mese per ricostruire la destinazione di una parte (in numero imprecisato) dei preziosi dispositivi pagati anticipatamente. Dominelli, in data 28 maggio, riferisce che il responsabile della farmacia interna di Tropea – indicata come punto di consegna – ha dichiarato di «non aver mai ricevuto la merce» mentre riscontro di segno opposto viene dato dal medesimo servizio dell’ospedale di Vibo dove una parte della fornitura, che non viene quantificata, «è stata fatta consegnare al dott. Talesa, quale delegato all’assegnazione e alla distribuzione dei dispositivi di protezione agli operatori sanitari», segnalando inoltre che il dottor Talesa ha regolarmente fatto pervenire all’Ufficio economato «la bolla di consegna di tutto il materiale consegnato il 16 marzo e successivamente distribuito».

Registrazione parziale

Queste, ammette Dominelli, sono «le notizie raccolte. Continuerò ad approfondire il complesso del procedimento e a fornire ogni altra informazione utile». Resta dunque indefinita l’esatta quantificazione del numero di tute a disposizione dell’Asp, tanto che alla Corte dei conti si segnala esplicitamente «la mancanza di evidenze circa la registrazione/caricamento della merce a sistema mediante l’allineamento dei magazzini, allo stato avvenuto in misura parziale rispetto a quanto ordinato».

Obiettivi raggiunti?

Mascherine in tessuto inutilizzabili, stoccate in magazzino o distribuite in parte agli amici; tute perse nei meandri di procedure non del tutto lineari. Acquisti saldati in larga parte in anticipo e autorizzati bypassando l’ufficio preposto che si è trovato ad approvare pratiche “ora per allora”, infilate tra tamponi e flussimetri nel calderone di acquisti Covid per un ammontare di oltre 147mila euro. Insomma, ce n’è abbastanza per una segnalazione alla Corte dei conti, così come effettivamente avvenuto. Ma, insieme alla vicenda dell’ecografo acquistato con le donazioni private, ce n’è altrettanto per guardare sotto una nuova luce la gestione del commissario Giuliano, oggi promosso alla guida dell’Azienda ospedaliero universitaria Mater Domini di Catanzaro con tanto di buonuscita da Vibo di 40mila euro per il raggiungimento degli obiettivi. O, per la precisione, dei 9/12 dei 40mila euro (lordi) che corrispondono ai nove mesi di gestione dell’azienda. Il tutto, anche in questo caso, manco a dirlo, autorizzato anticipatamente prima della necessaria valutazione positiva da parte del commissario ad acta Guido Longo. Benché, è giusto segnalare, ad oggi nulla è stato ancora liquidato. Lo stesso Longo che ha bocciato il rendiconto 2018 dell’Asp vibonese avrà certamente di che valutare…       

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