Operazione “Chaos” su lavori A2: la Procura di Vibo chiede 26 rinvii a giudizio

 L’inchiesta ha svelato un sistema di esecuzione dei lavori dell’autostrada caratterizzato da una serie di falsi ideologici e da una truffa

 L’inchiesta ha svelato un sistema di esecuzione dei lavori dell’autostrada caratterizzato da una serie di falsi ideologici e da una truffa

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Frode in pubbliche forniture, truffa aggravata ai danni di ente pubblico, attentato alla sicurezza dei trasporti, abuso d’ufficio e falso ideologico in atto pubblico. Questi i reati per i quali il pm della Procura di Vibo, Benedetta Callea, ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di 26 indagati coinvolti nell’operazione denominata “Chaos”, scattata il 3 aprile dello scorso anno e condotta sul “campo” dalla Guardia di finanza.

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L’operazione aveva portato al sequestro preventivo di beni per un valore di 12. 756.281,29 euro a carico di imprese e relativi rappresentanti legali coinvolti nelle indagini.

L’inchiesta svela un “sistema” di esecuzione dei lavori sull’autostrada caratterizzato da una serie di falsi ideologici che avrebbero consentito alle imprese appaltatrici delle opere di ammodernamento di mettere in atto quella che gli inquirenti ritengono sia stata una vera e propria truffa capace di mettere a rischio anche l’incolumità degli automobilisti per la scarsa qualità dei materiali adoperati. 

Le richieste di rinvio a giudizio interessano: Gregorio Cavalleri (67 anni) imprenditore, residente a Dalmine (Bg); Vincenzo Musarra (65), rappresentante legale ditta Cavalleri, di Verdello (Bg); Domenico Gallo (62), imprenditore, di Bovalino (Rc); Carla Rota (56), responsabile amministrativa della ditta Cavalleri, di Almè (Bg). Vincenzo De Vita (46), direttore operativo qualità materiali, residente a Tropea; Giovanni Fiordaliso (48), direttore dei lavori, di Reggio Calabria; Salvatore Bruni (42), direttore operativo-contabile, di Catanzaro; Consolato Cutrupi (47) funzionario Anas, Rup dei lavori, di Reggio Calabria; Antonino Croce (38), ispettore di cantiere, di Palermo.

Maria Stella Orecchio, 46 anni, di Soriano Calabro; Maurizio Panarello, 51 anni, di Bovalino; Dino Laporini, 59 anni, di Filattiera (Ms); Giuliano Gini, 60 anni, di Sorisole (Bg); Marcello Ranalli, 60 anni, di Giulianova (Te); Paolo Campanella, 50 anni, di Castelluccio Inferiore (Pz); Alessandro Rossi, 54 anni, di Arezzo; Maurizio Aranini, 45 anni, di Taurianova; Marco Bosio, 51 anni, di Crema; Fabrizio Tragna, 45 anni, di Palermo; Gianfranco Vasselli, 58 anni, di Roma; Giovanni Parlato, 51 anni, di Roma; Angelo Dandini, 49 anni, di Anagni (Fr); Settimio Branchi, 64 anni, di Roma; Pietro Lo Faro, 59 anni, di Decollatura; Francesco Caruso, 49 anni, di Cosenza; Antonio Cannatà, 51 anni, di Cinquefrondi (Rc).

L’udienza davanti al gup è stata fissata per il 4 maggio prossimo. 

Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Giuseppe Orecchio, Enzo Galeota, Pietro Chiappalone, Manuela Bacci, Nadia Alecci, Ercole Conforti, Maria Teresa Chindamo, Piero Graverini, Antonio Manfrida, Giuseppina Brancia. Antonio De Nuccio, Giacomo Iaria, Giovanni Spataro, Serafina Ceravolo, Nicolina Corigliano, Gioconda Soluri, Giuseppe Scozzari, Emilio Gueli.

L’accusa. Dalle indagini sull’esecuzione dei lavori di ammodernamento affidati in appalto dall’Anas per un importo di circa 61 milioni di euro, coordinate dal procuratore Bruno Giordano e dal pm Benedetta Callea, ed eseguite dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Vibo Valentia, è emerso un quadro di diffuse irregolarità, con diversi episodi di truffa e frodi nelle pubbliche forniture, false certificazioni di lavori mai effettivamente eseguiti, eseguiti solo in parte o eseguiti in grave difformità rispetto alle previsioni contrattuali; alterazioni della contabilità lavori; omissioni, da parte degli organi della Stazione appaltante, di verifiche e controlli. Il tutto finalizzato all’indebito arricchimento degli operatori economici aggiudicatari dell’appalto, che secondo quanto sinora emerso dagli accertamenti, avrebbero lucrato somme non dovute per un importo di 12.756.000 euro. Le indagini hanno fatto emergere anche l’esecuzione di opere potenzialmente pericolose per la sicurezza pubblica.

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