mercoledì,Settembre 22 2021

Rinascita-Scott: finite agli atti anche intercettazioni fra cliente e avvocato

Il caso sollevato oggi in aula dal legale Tiziana Barillaro, difensore di Pasquale Bonavota. L’avvocato Veneto: «Fatto grave, c’è una notizia di reato». I pm ammettono l’errore della polizia giudiziaria e chiedono l’inutilizzabilità di tali conversazioni ribadendo però la validità di tutte le altre captazioni

Rinascita-Scott: finite agli atti anche intercettazioni fra cliente e avvocato

Possono essere intercettati, trascritti ed utilizzati i colloqui telefonici fra cliente e avvocato con conversazioni che attengono alla funzione esercitata? Certo che no, perché il divieto di intercettare conversazioni tra cliente e avvocato è sancito dall’articolo 103 del codice di procedura penale ed è previsto per tutelare il diritto di difesa. Le conversazioni professionali fra cliente ed avvocato diventano perciò inutilizzabili in un procedimento penale. Non sembra però ciò sia avvenuto nel caso di alcuni colloqui professionali intercettati fra l’avvocato Tiziana Barillaro e Pasquale Bonavota (fra i principali imputati dell’operazione antimafia, attualmente latitante) finiti agli atti dell’inchiesta Rinascita-Scott. E’ quanto reso noto oggi nel corso del maxi-processo Rinascita-Scott dallo stesso avvocato Barillaro che, nel suo intervento dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, ha parlato di palesi violazioni in ordine alle intercettazioni e di svista da parte della polizia giudiziaria che ha continuato a captare e trascrivere i colloqui del suo assistito con il difensore. [Continua dopo la pubblicità]

Intercettazioni di cui il gip ha ordinato la distruzione ma le cui trascrizioni – ha spiegato in aula lo stesso avvocato – sono finite nella proroga dei decreti intercettivi con tanto di relazione della polizia giudiziaria che avrebbe invece dovuto accorgersi e sapere che Pasquale Bonavota stava parlando con il suo avvocato di questioni relative al mandato difensivo. Si tratta di una palese ignoranza delle norme – ha sottolineato in aula l’avvocato Tiziana Barillaro – e di una violazione delle garanzie difensive con l’eccidio di una garanzia protetta perché non potevo né essere ascoltata e neppure essere trascritta con il mio cliente”. Dopo aver preso atto di quanto denunciato in aula dalla collega, è toccato quindi all’avvocato Armando Veneto (il più anziano fra gli avvocati presenti in aula) condannare duramente l’episodio invitando al contempo i pubblici ministeri ad agire di conseguenza dinanzi alla “notizia di reato” denunciata pubblicamente in aula dall’avvocato Tiziana Barillaro.

Il pm della Dda Antonio De Bernardo

Ma l’inutilizzabilità dei colloqui fra avvocato e cliente può portare all’inutilizzabilità di tutti i decreti di proroga successivi delle intercettazioni? Ad avviso dei pubblici ministeri Antonio De Bernardo e Annamaria Frustaci assolutamente no. I due pm hanno ribadito che l’ufficio di Procura distrettuale ha sempre avuto presente e tutelato le garanzie difensive (ricordando anche lo scrupolo con il quale hanno provveduto ad esempio alle notifiche dell’avviso di conclusione indagini e del decreto con la richiesta di rinvio a  giudizio anche dinanzi ad imputati con continui cambi di difensori), ammettendo che tali captazioni fra l’avvocato Barillaro e Pasquale Bonavota “non dovevano essere presenti nell’inchiesta e si tratta di un errore imperdonabile, pur fra le migliaia di intercettazioni presenti nell’inchiesta”. Un errore al quale però, per i due pubblici ministeri, si può porre rimedio non rendendo utilizzabili processualmente tali intercettazioni, ma che non può portare all’inutilizzabilità di tutte le altre intercettazioni così come chiesto dalle difese degli imputati. Si tratta di conversazioni – ha affermato il pm Frustaci – che non dovevano esserci agli atti e che quindi non possono essere utilizzate. Quelle intercettazioni fra cliente e avvocato, però, e solo quelle, non certo tutte le altre”.

Da qui la richiesta di rigetto delle eccezioni difensive al pari di tutte le altre inerenti la competenza territoriale e funzionale (la Corte d’Assise di Catanzaro dove sono stati rinviati a giudizio alcuni imputati per cinque omicidi e due sequestri di persona), così come la regolarità dei decreti di riapertura delle indagini. Questioni preliminari sollevate dalle difese e ribattute punto per punto dai pubblici ministeri Antonio De Bernardo e Annamaria Frustaci che non hanno mancato al tempo stesso di complimentarsi per l’intervento fatto ieri in aula dall’avvocato Giovanni Marafioti, l’unico fra i difensori di Rinascita-Scott ad aver partecipato anche al maxiprocesso di Palermo contro Cosa Nostra nel 1988. Su tutte le questioni preliminari, il Tribunale collegiale di Vibo Valentia (presidente Brigida Cavasino, a latere i giudici Gilda Romano e Claudia Caputo) scioglierà le riserve nell’udienza di martedì 26 gennaio.

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