Corruzione per nomina all’Asp di Vibo: prescrizione per Alessandra Sarlo

Sentenza della Corte d’Appello  di Catanzaro. Era accusata di aver ottenuto l’incarico di commissario attraverso il marito magistrato e l’allora consigliere regionale Franco Morelli

Sentenza della Corte d’Appello  di Catanzaro. Era accusata di aver ottenuto l’incarico di commissario attraverso il marito magistrato e l’allora consigliere regionale Franco Morelli

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 Non luogo a procedere per sopravvenuta prescrizione. Questa la decisione della Corte d’appello di Catanzaro nel processo che vedeva imputata l’ex dirigente della Regione Calabria, Alessandra Sarlo, accusata di corruzione.

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Secondo l’accusa, la Sarlo tramite il marito Vincenzo Giglio, ex presidente della sezione Misure cautelari del Tribunale di Reggio Calabria – sarebbe stata nominata illegittimamente nel luglio del 2010 commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia. Nomina ottenuta, sempre secondo l’accusa, grazie ai presunti rapporti tra l’ex magistrato e l’ex consigliere regionale Franco Morelli. In primo grado, nel 2015, il Tribunale di Catanzaro aveva condannato Alessandra Sarlo a due anni di reclusione.

Sarebbe stato Franco Morelli, sollecitato da Giglio, a sfruttare la propria posizione politica per favorire la nomina di Alessandra Sarlo a commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia.

Retroscena dell’inchiesta e cronistoria. L’indagine, poi trasferita per competenza territoriale alla Procura di Catanzaro, era stata portata a compimento dalla Procura di Milano diretta dal procuratore Ilda Boccassini. Nell’ordinanza del gip di Milano, il giudice aveva spiegato chiaramente che Alessandro Sarlo aveva ottenuto “l’attribuzione di un incarico pubblico pagato con soldi pubblici” grazie a “manovre” costate l’accusa di corruzione aggravata al marito, il magistrato di Reggio Calabria, Vincenzo Giglio.  La gestione della sanità a Vibo Valentia in quel dato periodo storico (giunta Scopelliti) sarebbe stata quindi sacrificata e piegata in nome di disegni “politici” in cui varie caselle di un enorme puzzle – giocato sullo scacchiere regionale e nazionale – si sarebbero, in un determinato arco temporale, incastrate.

E’ sempre il gip di Milano a metterlo nero su bianco riprendendo sul punto le parole dei pm della Dda milanese: “Non è certamente un caso che Sarlo Alessandra abbia occupato un posto di rilevo nell’ambito della sanità calabrese. La sanità è un settore dove avviene la distribuzione discrezionale di servizi che attengono ai bisogni essenziali di ogni persona e pertanto il controllo in campo sanitario si traduce in una forma di potere. Avere un soggetto in tale settore – evidenziavano il procuratore Ilda Boccassini e poi il gip – ha un forte impatto nella costruzione del consenso politico ed elettorale, essendo notorio che il mondo sanitario può essere un bacino di voti estremamente importante”.

Tali considerazioni dei pm risultavano per il gip ancor più rafforzate da una conversazione intercettata fra il magistrato Giglio e l’allora consigliere regionale del Pdl, Luigi Fedele, il cui apporto si è rivelato determinate per la nomina della Sarlo a Vibo. Il 15 marzo 2010, infatti, il magistrato Giglio così dice a Fedele: “Ed io ti porto pezzi importanti della famiglia Giglio su di te, giorno su giorno ti porto pezzi importanti”. Fedele, per il gip, si sarebbe quindi prestato “per calcolo politico e clientelare a promuovere la Sarlo che non viene sostenuta per i suoi meriti, ma solo perché la moglie del giudice Giglio, amico dell’amico Morelli”. Lo stesso consigliere Morelli che, ad avviso del gip Gennari, “vende la propria funzione per sistemare la moglie del giudice in cambio di notizie riservate che possono salvare la sua carriera politica”, quali la mancata iscrizione sul registro degli indagati per reati di mafia.

Riguardo le pressioni che il giudice Giglio avrebbe operato su Morelli e Fedele, il gip aveva spiegato che “Giglio fa la cosa peggiore per chi riveste un ruolo delicatissimo e di garanzia della legalità: strumentalizza il proprio ruolo e la propria autorevolezza per fini privati e lo fa con un livello di spregiudicatezza veramente inquietante. Dietro la veste del garante rigoroso delle Istituzioni, Giglio accetta ogni compromesso: fornisce notizie riservate a dei mafiosi e ad un politico e richiede favori per la moglie con una protervia che non ammette rifiuto”.

Se però per il gip “la sanità in Calabria è un settore colonizzato dalla ‘ndrangheta e terreno di scorrerie elettorali”, la conclusione nel caso dell’Asp di Vibo era una sola: “l favore fatto da Fedele ai Giglio ed a Morelli retribuiva – evidenziava il magistrato milanese – anche il sostegno elettorale avuto da Fedele e gettava le basi per garantire un’efficace rappresentanza del politico nell’amministrazione sanitaria di Vibo“.