Sparatoria a San Gregorio d’Ippona, revocato obbligo di dimora a Giuseppe Mancuso

Il giovane si trova sotto processo per la detenzione di un’arma. Lo zio Luigi è già stato condannato in abbreviato nel luglio scorso

Il giovane si trova sotto processo per la detenzione di un’arma. Lo zio Luigi è già stato condannato in abbreviato nel luglio scorso

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Il Tribunale di Vibo Valentia, in accoglimento di un’istanza degli avvocati Mario Bagnato e Francesco Stilo, ha revocato l’obbligo di dimora nel Comune di Zungri nei confronti di Giuseppe Ivan Mancuso, 23 anni, figlio di Domenico Mancuso, 43 anni, di recente arrestato nell’operazione antidroga denominata “Stammer”. Il giovane – il cui nonno è il boss di Limbadi Giuseppe Mancuso cl. ’49, che sta scontando una condanna a 30 anni per omicidio – si trova attualmente sotto processo per concorso nella detenzione di un’arma. La vicenda processuale nasce dalla sparatoria del 4 novembre 2016 nelle strade di San Gregorio d’Ippona quando alle prime luci dell’alba i carabinieri repertarono decine di bossoli esplosi da un arma.

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Luigi Mancuso, di 26 anni, residente a San Gregorio d’Ippona e figlio di Giuseppe Mancuso cl. ’49, ed il nipote Giuseppe Ivan Mancuso erano stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto il 9 novembre 2016 per la sparatoria verificatasi a San Gregorio d’Ippona.

Nel corso dell’udienza, i due Mancuso (in foto Luigi e Giuseppe Ivan Mancuso) avevano risposto alle domande del gip ammettendo (per quanto concerne la posizione di Luigi Mancuso) di aver sparato decine di colpi con una pistola calibro 7,65 detenuta illegalmente, ma negando di aver avuto alcun conflitto a fuoco con altri soggetti rimasti ignoti. Già nel corso della prima fase della vicenda giudiziaria, dinanzi al gipo Gabriella Lupoli, era caduta l’accusa di tentato omicidio.

Il 5 luglio scorso, Luigi Mancuso è stato condannato a 2 anni al termine del processo con rito abbreviato. La revoca dell’obbligo di dimora per Giuseppe Ivan Mancuso è stata motivata dal giudice con l’affievolimento delle esigenze cautelari, atteso il decorso del tempo dai fatti contestati e l’incensuratezza del giovane. 

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