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L'azienda è proprietaria di una centrale a biomasse. Scoperti anche tre scarichi abusivi in un torrente. Indagine dei carabinieri, aliquota ambiente della polizia giudiziaria della Procura di Vibo e del comando stazione carabinieri forestali di Serra San Bruno 

Cronaca

Stoccaggio abusivo di rifiuti speciali, violazione delle leggi ambientali e scarico illegale di acque reflue industriali. Questi i reati che hanno portato i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, aliquota ambiente, della Procura di Vibo Valentia e del comando stazione carabinieri forestali di Serra San Bruno a sequestrare a Serra San Bruno, in località “Santa Maria”, nei pressi del Parco naturale delle Serre ed in zona sottoposta a vincolo idrogeologico e ambientale, 600 tonnelate di rifiuti speciali in un’azienda agricola proprietaria di una centrale a biomasse alimentata da ceppi di legno verde.

Denunciato il legale rappresentante della società a responsabilità limitata, F.U., 57 anni, di Catanzaro. L’azienda è proprietaria di alcuni ettari di bosco e dalla combustione del legno venivano generate scorie, ceneri pesanti e polveri di caldaie. Lo stoccaggio dei rifiuti speciali non pericolosi avveniva in alcuni contenitori detti “Big-bag”. Nell’area dell’azienda i carabinieri hanno trovato 600 sacchi per un totale di 600 tonnellate di scorie e polveri di caldaia, oltre a quattro fusti in ferro, della capacità di 200 litri ciascuno, contenenti oli esausti. Rinvenuto poi un cumulo di rifiuti sparsi alla rinfusa con sabbia, segatura e scarti derivanti dalla lavorazione del legno in quantità superiore al limite quantitativo stabilito dalla legge. 

 Estendendo i controlli, i carabinieri si sono poi imbattuti in tre scarichi abusivi di acque reflue industriali che andavano a finire nel torrente Notaro, affluente del fiume Ancinale. Due scarichi provenivano dalla centrale a biomasse, uno dalla segheria. L’intera area ed il piazzale dell’azienda che si estende su circa mille metri quadri, è stata sottoposta a sequestro preventivo ed è stato informato il pm della Procura di Vibo Valentia, Benedetta Callea. 

L’attività degli investigatori si è concentrata anche sull’analisi di diversa documentazione dalla stessa si è scoperto che l’ultimo smaltimento dei rifiuti era stato fatto a luglio attraverso la cessione degli scarti contenuti nei sacchi - ed esposti all’aria aperta – ad un’altra ditta che produceva mattonelle. Trovate infine delle lastre, presumibilmente di amianto buttate nel piazzale dell’azienda. Indagini sono ancora in corso negli uffici della Regione Calabria dislocati a Vibo e della Provincia per controllare le autorizzazioni per l’emissione nell’atmosfera degli scarti del legno. 

L’indagine che ha portato al sequestro preventivo rientra in una serie di attività fortemente volute dal procuratore Bruno Giordano, particolarmente attento ai reati di natura ambientale. Il sequestro dovrà ora essere convalidato dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, mentre i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura provvederanno ad impartire tutte le prescrizioni necessarie per lo smaltimento dei rifiuti.