Il presidente dell’associazione Alessandro Caruso Frezza protesta per le procedure adottate che non avrebbero rispettato la disciplina in vigore: «Gli abbattimenti “per mera prudenza” non sono consentiti senza indagini statiche»
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«A Vibo Valentia la colpa è solo del maltempo». Così si apre la nota di Alessandro Caruso Frezza, presidente della sezione vibonese di Italia Nostra, che denuncia l’abbattimento di decine di alberi in città negli ultimi mesi e punta il dito contro l’Amministrazione comunale.
«A Vibo Valentia, a partire dal 2 novembre 2024 a oggi, sono stati abbattuti per decisione dell’amministrazione comunale almeno 34 alberi, secolari o quasi», si legge nella nota. L’elenco attraversa il centro cittadino: «Un cedro del Libano secolare in piazza Municipio, cinque pini secolari su viale Affaccio, un pino secolare su via Omero, tredici pini di circa 50 anni in piazza Salvemini, cinque pini secolari in via Dante Alighieri, poi altri tre sulla stessa via, ancora un pino secolare su via Dante Alighieri il 13 febbraio e tre pini di almeno 70 anni su viale della Pace il 14 febbraio». A questi si aggiunge «un albero di mimosa, non secolare ma comunque maestoso, dinanzi al tribunale nuovo». Il totale, si sottolinea, è di «34 alberi, quasi tutti secolari».
Per gli ultimi quattro pini abbattuti «la colpa del taglio è stata data a Nils, il ciclone Nils». Ma Frezza contesta questa ricostruzione: «Nessuno dei predetti pini e della predetta mimosa era caduto a terra, nonostante Nils e, prima ancora, nonostante Harry». E ancora: «Si è detto che “si erano inclinati”. Ma così lo erano da sempre: inclinati. Nessuna prova, infatti e ad oggi, che ci fossero stati segni di scalzamento o di ribaltamento della zolla radicale o di repentino aumento della inclinazione».
Secondo Italia Nostra, le mattonelle rialzate in via Dante Alighieri «erano un effetto che risale a molti anni addietro», dovuto «all’avere messo cemento e mattonelle fino al colletto del tronco». Lo stesso varrebbe «per i pini di viale della Pace» e per la mimosa davanti al tribunale, dove «nessun movimento della terra» sarebbe stato rilevato e l’inclinazione sarebbe stata «mero adattamento della pianta alla direzione del vento, senza alcun pregiudizio per la sua stabilità».
Si parla dunque di abbattimenti «per prudenza», anzi «per mera prudenza». Ed è proprio su questo punto che la nota richiama il Regolamento UE 2024/1999: «L’abbattimento per mera prudenza è proprio quello che il Regolamento vieta e quello che le metodiche scientifiche di controllo fitostatico pure non prescrivono». L’obiettivo, si afferma, «è di salvare gli alberi maturi e non quello di tagliarli, mettendo, se necessario, in atto tutte le tecniche esistenti per rafforzarne la tenuta statica», perché «il fine è quello di non ridurre la copertura arborea nelle città ma di aumentarla».
Nel mirino anche la trasparenza amministrativa: «Nessun dato di corretta e completa valutazione fitostatica è mai stato reso conoscibile, spontaneamente, dalla dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune e dallo stesso sindaco, pur questi firmatario di numerose ordinanze di abbattimento». E ancora: «Nello spazio destinato, per obbligo di legge, alle informazioni ambientali del sito “Amministrazione trasparente” del Comune di Vibo Valentia non c’è mai nulla, dopo ogni abbattimento di albero».
Italia Nostra allarga poi lo sguardo oltre le decisioni comunali: «Se a ciò si aggiunga il taglio del bosco secolare di eucalipti, almeno 15 esemplari, lungo la strada dell’ex cementificio fra Vibo Marina e Bivona, e, qualche mese prima, di un ficus secolare sul lungomare di Vibo Marina, si arriva a più di 50 alberi, quasi tutti secolari, tagliati in ambito urbano nell’arco di pochissimo tempo». Anche se, viene precisato, «questi tagli sono stati operati da soggetti privati».
«Gli alberi secolari nella nostra città sono o saranno tutti in via di veloce estinzione». E l’affondo finale: «Si sprofonderà ancora più in fondo nelle valutazioni delle città più verdi d’Europa, perché Vibo sarà l’unica città d’Europa senza alcuna copertura arborea di alberi secolari. Ma non importa, adesso la colpa è solo di Nils».




