«È una situazione che sicuramente porta turbamento e inquietudine, però il ruolo che rivestiamo e l'esempio che dobbiamo dare ci impongono di resistere, non rassegnarci, denunciare e cercare di prevenire determinati fenomeni anche attraverso attività come quella di oggi, che punta a sensibilizzazione sul tema della legalità con proposte concrete contro la cultura della violenza, della minaccia e dell'intimidazione».

Laura Pugliese non si scoraggia. Dalla sede della Provincia di Vibo Valentia, dove ha partecipato stamane all’iniziativa de La tazzina della legalità, ancora una volta si trova a commentare un fatto di cronaca che la vede parte lesa. Il clima che si è creato attorno alla sua persona (e di riflesso alla sua famiglia) metterebbe a dura prova anche le tempre più forti, lei però tiene duro e ribadisce la completa fiducia nelle Istituzioni. Dopo un pestaggio ai danni di suo marito, le fiamme appiccate al portone di case nel 2019 e quelle che hanno interessato la sua auto nel luglio scorso, l’ultimo episodio consegnato alle cronache registra il furto della macchina: proprio la Fiat 500 che era stata interessata dal rogo, per fortuna sedato prima che ne uscisse completamente distrutta. La vettura era stata riparata ed era tornata a circolare. Ora le è stata rubata.

«Non so dire se questo gesto sia da ricollegare ai precedenti o se abbia a che fare con un contesto di criminalità urbana - commenta -. Non ho le competenze per stabilirlo. Ho però sempre grande fiducia nelle forze dell’ordine. Ieri dopo la mia denuncia, ho appreso che dei ladri sono stati arrestati e voglio pensare che anche la mia denuncia possa essere stata utile a tenere alta l’attenzione su questo fenomeno, a potenziare i controlli sul territorio e a scongiurare nuovi furti».

Legalità, per Pugliese, vuol dire soprattutto questo: «Denunciare, dichiarare ciò che non va bene, non avere paura a manifestare dei torti subiti, perché la giustizia c'è, le forze d'ordine ci sono, la magistratura lavora, quindi stando tutti dalla stessa parte credo che riusciremo prima o poi a vivere in contesti più sereni».

E poi la considerazione centrale del suo ragionamento sulle intimidazioni ad imprenditori e amministratori pubblici: «Ciò che vorrei dire a chi continua a vivere di questi espedienti è che quando si colpisce un amministratore, un dipendente pubblico o un imprenditore, si finisce per colpire una comunità, la sua libertà e il suo futuro. Perché danneggiare un'attività commerciale, impedire ad un amministratore di svolgere serenamente il proprio ruolo, sono atti che paralizzano il futuro di quel territorio. È importante stare uniti dalla stessa parte a favore della legalità, non rassegnarsi ed avere la forza e il coraggio, con rettitudine e coerenza morale, di adoperarsi per migliorare le condizioni di un territorio che culturalmente ha ancora tanto da apprendere. Noi dobbiamo rispondere coralmente con atteggiamenti che vanno a superare la cultura dell'io, abbracciando il noi, facendo rete, adoperandoci al servizio della comunità» ha concluso.