Il 19 dicembre 2019 fu arrestato in piena notte nell’ambito dell’operazione Rinascita Scott. Assolto definitivamente lo scorso anno, ha ripercorso la sua drammatica vicenda nell’ultima puntata di Dritto e Rovescio su Rete 4. Ecco cosa ha detto
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«Era piena notte, io stavo dormendo con mia moglie e mia figlia, bussano alla porta, i carabinieri si presentano dicendomi che mi dovevano arrestare e mi portano via per condurmi in carcere».
Davanti alle telecamere di Dritto e Rovescio, ospite di Paolo Del Debbio nella puntata andata in onda ieri sera, giovedì 19 febbraio su Rete 4, Gianluca Callipo torna a quella notte del 19 dicembre 2019 che «cambia per sempre» la sua vita.
«Quando mi è stato detto: le notifichiamo un’ordinanza di custodia cautelare, io non avevo capito nemmeno di che cosa si trattasse. Erano le tre e mezza di notte. Vedo sette persone, carabinieri e uomini della dda di Catanzaro. Poi mi dicono: la dobbiamo portare in carcere. Lì inizio a realizzare. Ma sa quando nemmeno realizzi? Dice: ma che cosa ho fatto?».
L’accusa è tra le più gravi: concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito della maxi operazione Rinascita Scott coordinata dall’allora procuratore della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri. Definitivamente assolto un anno fa, Callipo restò in carcere 7 mesi prima che la Cassazione annullasse la misura cautelare non solo per mancanza di elementi di prova, ma addirittura di indizi validi.
«Io ero incensurato. Mai avrei immaginato una cosa del genere. Pensavo fosse un’emergenza, un Tso da firmare, qualcosa legato al mio ruolo di sindaco. Mai mi sarei aspettato questo».
Dritto e Rovescio raccoglie anche la testimonianza di quella che oggi è l’ex moglie di Callipo, Maria Concetta Zerbi: «Quando arrivarono i carabinieri nostra figlia piccola si mise a piangere, poi pianse per una settimana di seguito perché il clima in casa era di totale confusione: un viavai di avvocati, familiari, tutto il nostro equilibrio sconvolto».
Lui prepara una valigia convinto che «si trattasse di un errore» e che sarebbe tornato «dopo qualche ora». Invece arrivano sette mesi di carcere, in regime di alta sicurezza a Cosenza. Durante i 6 anni di processo la richiesta dell’accusa fa tremare le vene ai polsi: 18 anni di pena.
Il colpo più duro non è solo la detenzione. «La sera prima ero una persona credibile, ascoltata. Ero presidente di Anci Calabria, avevo un ruolo nazionale tra i giovani sindaci. Nel giro di poche ore diventi una persona le cui parole non avevano alcun valore. Qualunque cosa tu dica viene considerata quella di un criminale che cerca di uscire da quella situazione».
Poi c’è la solitudine, ma anche un’umanità inattesa. «Ho trovato un grande senso di comunità. Quando sono arrivato in cella, la persona che era lì mi ha fatto il letto. Si usa così. Quel poco che hanno lo mettono a disposizione».
La svolta arriva dalla Cassazione che riscontra la mancanza di indizi gravi che possano giustificare la custodia cautelare. Nonostante questo, il processo va avanti e la procura chiede comunque 18 anni. «Io invece pensavo che, letta quella sentenza, si capisse che era stato un errore».
Dopo quasi sei anni di battaglia legale arriva l’assoluzione definitiva «per non aver commesso il fatto». Non solo per lui: «Tutti i soggetti della sfera amministrativa del Comune di Pizzo coinvolti sono stati assolti».
In studio, Callipo parla di «casi ingiusti». La trasmissione di Del Debbio sottolinea un dato: tra il 2018 e il 2024 lo Stato ha pagato 220 milioni di euro per ingiuste detenzioni. Il record è in Calabria, 77 milioni.
E quando il conduttore gli chiede se abbia mai pensato di arrendersi, la risposta è un filo teso tra dolore e ostinazione: «Ho avuto momenti duri, ma il più doloroso è stato quando la mia richiesta di essere ascoltato è stata respinta con la motivazione che il quadro accusatorio era così chiaro da non ritenere utile ascoltarmi. Quello fa male. Perché io mi sono sempre sentito un uomo delle istituzioni. Ho avuto sempre la forza, la consapevolezza della mia innocenza, che le cose si sarebbero chiarite. Ma non immaginavo ci volvesse tutto quel tempo».
La notte dell’arresto resta una frattura. Ma in televisione, con voce ferma, Callipo prova a trasformarla in testimonianza. «L’assoluzione o la condanna devono formarsi nel processo. Questa è la giustizia vera. Non possono essere presunti indizi a segnare per sempre la vita di una persona».

