«Sì, lo sapevo: me l’ha detto subito. Ma non abbiamo divulgato la notizia per consentire agli inquirenti di lavorare con la necessaria tranquillità». Il sindaco Enzo Romeo conferma di aver appreso immediatamente dal presidente del Consiglio comunale, Antonio Iannello, dell’intimidazione subita il 21 dicembre scorso, scoperta però soltanto il giorno successivo. Cinque colpi di pistola calibro 7,65 sono stati esplosi contro la sua abitazione e la sua auto mentre rientrava a casa, a Triparni.

«Un gesto ignobile e vile – commenta Romeo –. La violenza non ci appartiene e non ci apparterrà mai. Spero che si possa fare luce al più presto. Per ora abbiamo bisogno di serenità: quanto accaduto ci ha profondamente scosso».

Sulle possibili ragioni di quello che appare come un vero e proprio agguato, il primo cittadino dice di non riuscire a darsi una spiegazione: «Iannello è una persona equilibrata, dal carattere mite. Inoltre non ricopre un ruolo che comporti la gestione diretta di risorse o pratiche amministrative. Per questo non credo che si tratti di un’intimidazione legata alla sua carica. Chi ha sparato, però, è sicuramente un delinquente e va individuato».

Romeo richiama quindi un’esperienza personale che lo ha segnato profondamente: «So bene cosa significhi finire nel mirino. Nel 1989 ho subito per un anno intero pressioni estorsive e so quanto questo possa minare la serenità di una persona e della sua famiglia». Proprio per reagire a quella esperienza traumatica, che lo stava spingendo a lasciare la Calabria, decise poi di impegnarsi in politica «per cambiare le cose».

Sulle iniziative che il Comune intende adottare per manifestare vicinanza ad Antonio Iannello, il sindaco per ora non si sbilancia: «Oggi incontrerò i capigruppo e decideremo insieme come reagire». Intanto, in città cresce la richiesta di una risposta collettiva, con una mobilitazione pubblica capace di contrastare un’intimidazione che ha rianimato i fantasmi di un passato che, a quanto pare, non passa mai.