Domenico Lombardo doveva effettuare un intervento agricolo nella proprietà dell’imprenditrice ma sostiene di essersi fermato lungo il tragitto per parlare «20 minuti» con il proprietario di un altro appezzamento che però in aula ha negato la circostanza: «Solo un breve saluto di circostanza»
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Maria Chindamo, imprenditrice agricola di Laureana di Borrello, è stata portata via il sei maggio 2016 mentre si trovava davanti a un suo terreno in località Montalto di Limbadi. Era mattino presto e lei si stava apprestando ad aprire il cancello della proprietà dove quella mattina doveva presiedere ad alcuni trattamenti da fare a una coltivazione di kiwi. Da quel momento nessuno l’ha più vista. Di lei restano tracce di sangue e qualche ciocca di capelli sulla sua auto rimasta col motore acceso.
Quella mattina Maria Chindamo aveva appuntamento con un operaio, Domenico Lombardo, al quale aveva commissionato i lavori. Lombardo, sentito in aula di Corte d’Assise a maggio scorso, ha raccontato di essere arrivato sul posto con circa 20 minuti di ritardo. Un ritardo fatale perché l’operaio ha detto di non aver incontrato Maria, non aver visto nulla, non aver incrociato nessuno di sospetto.
Lombardo ha affermato di essere arrivato in ritardo perché lungo il tragitto ha incontrato una persona, il professore Ferdinando Naso e di essersi fermato a parlare con lui di alcuni lavori che avrebbe dovuto eseguire sulla sua proprietà ma che avrebbe dovuto rimandare in virtù dell’impegno preso con Maria Chindamo.
Tra l’altro l’operaio ha detto di aver rimandato i lavori da fare per il professore Naso perché aveva interesse ad accontentare Maria Chindamo che gli aveva promesso di fargli eseguire altri lavori anche su altre sue proprietà.
La testimonianza di Naso
Eppure nel corso dell’ultima udienza davanti alla Corte d’Assise, il professore Naso ha smentito il racconto dell’operaio Lombardo. Naso, chiamato a testimoniare dai legali di parte civile, Antonio Cozza e Nicodemo Gentile, ha raccontato di aver incontrato quella mattina Domenico Lombardo al bivio di Lattaro ma di aver scambiato con lui solo poche parole di circostanza e di averlo subito salutato.
Naso, rispondendo alle domande dell’avvocata Alessandra Cozza, ha detto di non ricordare di aver commissionato lavori a Lombardo. Ricorda solo che l’operaio gli disse che stava andando a lavorare per un’azienda. «Dopo la scomparsa di Maria Chindamo ha più incontrato Lombardo?», ha chiesto l’avvocata Cozza.
«Assolutamente no!», è stata la risposta senza tentennamenti di Naso.
Secondo la testimonianza del professore Naso, dunque, lui e l’operaio quella mattina si sono incontrati ma brevemente e non hanno parlato di nessun lavoro da rimandare. Resta da capire come abbia fatto Lombardo ad accumulare un ritardo di 20 minuti.
L’operaio Dimitrov irreperibile
Tra l’altro l’operaio ha raccontato, una volta giunto in località Montalto, di avere visto un’auto bianca davanti al cancello e di essersi fermato ad aspettare senza scendere dalla propria Panda. Ha detto di non ricordare affatto che l’auto (era quella di Maria Chindamo) avesse il motore acceso e anche l’autoradio col volume alto. Ricorda di aver aspettato un po’ prima che arrivasse Dimitrov: «Ho visto l’operaio che arrivava a piedi dalla casetta che aveva nella proprietà – racconta Lombardo –. L’auto di Maria Chindamo era davanti al cancello e la mia era dietro, sulla strada». Lombardo afferma che è stato Dimitrov ad avergli fatto notare che il motore era acceso e che c’erano tracce di sangue. «Mi ha detto: “Guarda cos’è successo qua? C’è del sangue. È successo qualcosa”».
Ora, chi più dell’operaio bulgaro Alessandro Dimitrov potrebbe dirimere parecchie delle questioni rimaste in sospeso? Orari, il ritrovamento dell’auto vuota, l’arrivo di Lombardo, i rapporti tra Maria Chindamo e il suocero. Peccato che Dimitrov sia attualmente irreperibile nonostante la Dda lo abbia fatto cercare in lungo e in largo. Dimitrov ha lasciato l’Italia ed è irrintracciabile. La sua escussione, su insistenza degli avvocati della difesa, è prevista per il prossimo nove luglio. Ma è già prevedibile che il bulgaro non si presenterà davanti alla Corte D’Assise di Catanzaro.


