Sulla misura cautelare in carcere per la donna di Briatico dovrà nuovamente pronunciarsi il Tribunale del Riesame. Si trova attualmente imputata nel maxiprocesso in corso a Vibo
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La quinta sezione penale della Cassazione ha accolto il ricorso presentato nell’interesse di Roberta Bonavita, 56 anni, di Briatico, difesa dall’avvocato Giovanni Vecchio del Foro di Vibo Valentia, disponendo un nuovo giudizio innanzi al Tribunale del riesame di Catanzaro. Roberta Bonavita è attualmente detenuta in forza di un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip distrettuale di Catanzaro nel 2023 nell’ambito dell’indagine Maestrale-Carthago. La decisione della Suprema Corte è stata adottata a seguito di un procedimento scaturito da un’istanza di revoca della misura cautelare presentata dalla difesa della Bonavita al Tribunale di Vibo Valentia (innanzi al quale si sta celebrando il giudizio di primo grado e che vede Roberta Bonavita destinataria di una richiesta di condanna da parte della Dda a 17 anni e 6 mesi di reclusione) chiedendo una rivalutazione del quadro indiziario alla luce di talune sopravvenienze probatorie. In particolare, la richiesta difensiva si fondava sulla decisione cautelare resa dalla Corte di Cassazione nei confronti del fratello della ricorrente (Giuseppe Armando Bonavita, difeso sempre dall’avvocato Vecchio) per il quale la Cassazione aveva escluso la gravità indiziaria per i medesimi reati contestati anche a Roberta Bonavita. Il Tribunale di Vibo Valentia aveva, tuttavia, rigettato l’istanza difensiva ritenendo che la decisione sopravvenuta favorevole a un coimputato non potesse costituire un fatto nuovo idoneo a scalfire il giudicato cautelare. Considerazioni analoghe sono state poi espresse dal Tribunale del Riesame di Catanzaro che, giudicando sul successivo appello cautelare, aveva reputato ostativa la presenza della precedente decisione sulla gravità indiziaria evidenziando, altresì, l’inidoneità degli elementi nuovi a scalfire il precedente giudizio.
Tale ordinanza era stata annullata dalla Corte di Cassazione sul presupposto che, diversamente da quanto sostenuto dai giudici territoriali, la decisione sul coimputato nel reato può costituire un fatto nuovo sopravvenuto del quale si deve tener conto ai fini della rivalutazione del quadro indiziario. Nel conseguente giudizio di rinvio, tuttavia, il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha confermato la misura cautelare ritenendo che le sopravvenienze probatorie non fossero comunque idonee a scalfire il quadro indiziario nei confronti dell’imputata. Avverso tale decisione è stato interposto un nuovo ricorso per Cassazione (redatto dall’avvocato Giovanni Vecchio e dall’avvocato Bruno Vallelunga) nel quale si è censurata la decisione dei giudici catanzaresi lamentando, anzitutto, la violazione dell’art. 111, comma 2, Costituzione e dell’art. 6, par. 1, C.E.D.U. sotto il profilo della mancanza di imparzialità dei giudici, poiché l’ordinanza del Tribunale del Riesame era stata restituita (nel giudizio di rinvio) da un magistrato che aveva fatto parte del Collegio che aveva emesso il precedente provvedimento già oggetto di annullamento della Cassazione. In secondo luogo era stata lamentata la violazione di legge processuale perché, ad avviso della difesa, il giudice del rinvio non si era uniformato alle questioni di diritto decise dalla Cassazione. La Suprema Corte ha quindi annullato l’ordinanza ricorsa disponendo un nuovo giudizio che dovrà celebrarsi innanzi al Tribunale del Riesame di Catanzaro in diversa composizione.
Si tratta, in totale, della terza sentenza di annullamento della Suprema Corte di decisioni del Tribunale del Riesame sui ricorsi presentati dalla difesa di Roberta Bonavita.
Roberta e Armando Bonavita sono figli di Pino Bonavita, ritenuto a capo dell’omonimo clan di Briatico e deceduto nel luglio 2022. Sono accusati di associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e per una presunta condotta estorsiva in danno del gestore del villaggio turistico “Green Beach” di Briatico.


