“Finalmente Libera”, a Vibo la pièce teatrale in ricordo di Pino Russo – Video

Il giovane di Acquaro ucciso 25 anni fa per aver intrapresa una relazione con la cognata del boss Gallace. Gli alunni della scuola “Murmura” hanno messo in scena l’opera nell'auditorium del liceo “Morelli”

Il giovane di Acquaro ucciso 25 anni fa per aver intrapresa una relazione con la cognata del boss Gallace. Gli alunni della scuola “Murmura” hanno messo in scena l’opera nell'auditorium del liceo “Morelli”

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La rappresentazione messa in scena al "Morelli"

Ucciso per amore. Innamorato della donna sbagliata che, nelle mire della ‘ndrangheta, doveva essere il gancio per stringere nuove alleanze e creare nuovi ponti all’interno della rete della criminalità organizzata. Giuseppe Russo aveva solo ventidue anni quando scomparve misteriosamente dopo avere iniziato da poco a frequentare la cognata del boss Gallace. Un amore impossibile finito ancor prima di iniziare. Stroncato dai metodi mafiosi. La storia del giovane di Acquaro è rivissuta in una rappresentazione messa in scena nell’auditorium del liceo “Morelli” dagli alunni dell’Istituto comprensivo “Murmura” di Vibo Valentia nella ricorrenza del 25esimo anno dalla sua morte.

Quelle ore terribili. Uscito di casa per andare a Vibo, Pino non avrebbe mai fatto ritorno dai suoi cari. Si sarebbe scoperto solo dopo, grazie ad un pentito, che era stato attirato in una trappola, ucciso con un colpo di pistola alla testa, gettato in una buca, il suo corpo dato alle fiamme. E mentre il fuoco ardeva, sparato ancora, per sfregio. Due mesi dopo i suoi resti sarebbero stati ritrovati in una zona impervia di Monsoreto di Dinami. E’ l’ex latitante Gaetano Albanese a confessare e a riconsegnare alla famiglia ciò che rimane del corpo di Pino. E’ lui a raccontare quanto era accaduto, delle dinamiche messe in moto da quell’amore ancora acerbo, appena sbocciato tra Pino e la giovane cognata del boss. Sempre lui a permettere che la vicenda non divenisse l’ennesimo caso di lupara bianca. Condannati mandanti ed esecutori, la famiglia non ha mai smesso di parlare, di raccontare quanto accadutole, di portare il suo messaggio di legalità. Matteo Luzza, fratello di Pino, è responsabile regionale di Libera Memoria, che si occupa proprio di onorare il ricordo delle vittime di mafia. Grazie a lui il nome di Pino continua a risuonare in tutta la Calabria e in tutta Italia.

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