Carattere

Nella sede della Società operaia un incontro alla presenza di esperti ha sviscerato usanze e analogie tra religiosità e tradizione 

L'incontro alla Società operaia
Cultura

L’inizio della Settimana Santa, nella sede della Società operaia di Vibo, è stata occasione di un’immersione nella cultura spirituale e folkloristica che ha dato vita alle più belle processioni e manifestazioni religiose della regione. Come l’Italia, anche la Spagna è una nazione in cui è forte il Cattolicesimo, con i suoi riti popolari e il suo linguaggio teologico. Ecco perché molte delle manifestazioni religiose calabresi somigliano ad esempio a quelle che si svolgono a Siviglia. E proprio le radici comuni e il significato delle celebrazioni più intense della settimana Santa sono state illustrate nel corso di un incontro alla sede della società operaia di Vibo Valentia. «Sono occasioni di grazia. Una bella intuizione dei nostri padri: poter comunicare il Vangelo attraverso queste manifestazioni. Anche l’aspetto emotivo è significativo. L’impegno pastorale è che siano celebrazioni esterne (come ad esempio “L’Affruntata”) prosecuzione delle celebrazioni liturgiche» ha spiegato monsignor Filippo Ramondino alla platea.

Lo storico e scrittore Giuseppe Cinquegrana ha poi ricostruito nei dettagli l’affascinante varietà delle celebrazioni tipiche della Pasqua in Calabria: «Senza questo linguaggio della memoria, senza riprendere quella che è la storia del Mediterraneo, di cui siamo figli, significa perdere identità e storicità. E noi con questo tramandare simboli e culture, processi e tradizioni vogliamo mantenere l’identità delle nostre origini». Manifestazioni tra religiosità e folklore che hanno un linguaggio interculturale e universale capace di varcare i confini nazionali e anche le barriere mentali. Per Rocco De Luca, presidente dell’Uici di Vibo e tra gli organizzatori dell’incontro, è stato un momento di cultura che è andato «dal sacro al profano. La Chiesa ha riconosciuto queste manifestazioni come sacre. Ed è bello anche per noi ciechi perché cresciamo con Dio, che è la forza di chi vive con una disabilità».

Seguici su Facebook