domenica,Dicembre 4 2022

Mileto, il Corriere della Sera esalta il genio letterario di Giuseppe Occhiato

In un articolo a tutta pagina lo storico quotidiano si sofferma, in particolare, sul suo “Oga Magoga”: «Un’opera immensa da leggere a mò di poema omerico»

Mileto, il Corriere della Sera esalta il genio letterario di Giuseppe Occhiato

Arriva dal Corriere della Sera, se mai ce ne fosse bisogno, la consacrazione definitiva di Giuseppe Occhiato quale uno degli autori contemporanei più innovativi e importanti della letteratura italiana. Sulle pagine dello storico quotidiano, lo scrittore miletese – morto a Firenze nel 2010 all’età di 76 anni – viene celebrato con un articolo a firma di Orazio Labbate. Sotto la lente d’ingrandimento viene nello specifico posto il suo “Oga Magoga”, «un romanzo epico che non ha nulla da invidiare a Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo, sullo sfondo di antecedenti come Moby Dick di Herman Melville e il seicentesco Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile». Per il più prestigioso quotidiano italiano questo parallelelismo si riscontra già a partire dalla lingua tormentata, «un dialetto calabrese che si mischia, con veemente creatività, a un italiano dalle parole ben scelte e tempestose. I periodi di Occhiato – sottolinea Labbate nel suo articolo dal titolo “Odissea calabra con minotauro in 1.299 pagine” – non sono mai buttati via per il piacere personale di una melodia astratta: sono plasmati per ricamare, tutti insieme, un gigantesco arazzo mitico che si ammira come dentro una teca o un reliquiario. Rispetto al linguaggio di D’Arrigo – che è meno aspro e forte, più leggiadro e lirico – quello di Occhiato è intriso di una rudezza diretta e colma di azione. Possiede, inoltre, nel ritmo del fraseggio, la schizofrenia di una fisarmonica meridionale di suoni rudi e molto capricciosi». [Continua in basso]

Oga Magoga è stato pubblicato per la prima volta nel 2000 da “Editoriale Progetto 2000” e poi nel 2019 da “Gangemi editore”. Nel 2003 con questo romanzo lo scrittore miletese ha vinto il premio letterario “Corrado Alvaro”. Adesso arriva questa nuova edizione ad opera de “Il Saggiatore”, con cui si è deciso «di tributare al romanzo di Occhiato la dignità letteraria e di pubblico che merita. Un’opera immensa da leggere a mò di poema omerico, in cui l’ermeneutica individuale non deve essere condannata a vantaggio di una mansueta quadratura narrativa. Il lavoro di Occhiato – prosegue al riguardo Labbate – non si distingue soltanto per l’aura poetica attraverso cui si esplica la forza stralunata dell’epica calabrese: Oga Magoga racchiude, inoltre, la qualità erudita di un saggio antropologico della stessa caratura de La paura in Occidente dello storico francese Jean Delumeau e de La terra del rimorso di Ernesto De Martino. Dentro la lingua lo scrittore di Mileto inserisce simboli, ritualità, formule, teologie impazzite, psicologie amorose, divinità cattoliche, religioni leggendarie e sublimi racconti fantastici del Meridione rurali, che diventano nuove religioni paesane e rurali. Tutto ciò – aggiunge – grazie a uno stile che non è sottomesso a un entusiasmo meramente finzionale – cioè frutto di un’indomabile eccitazione narrativa che ebbra confonderebbe – bensì è poggiato su solide basi di studio forti di approfondimento».

Al termine del suo articolo, Labbate sottolinea che l’autore sembra, pertanto, «aver immagazzinato e rilasciato in un sol colpo tutto il suo sapere, intrattenuto per chissà quanto tempo. Il talento puro di Occhiato – conclude – ci consegna un’opera peculiare, fuori dalla facile catalogazione di genere. Chi si appresta a leggere Oga Magoga deve quindi rispettare il lungo esercizio di incantamento mitologico a rilascio lento, pagina dopo pagina, come una lunga e silenziosa folata di incenso dentro un tempio, che ci inebria senza mai farci perdere la voglia di credere».

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