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Vibo, la storia attraverso le antiche monete: la collezione Capialbi e le ricerche dello studioso Collia

Il professore vibonese illustra l’importanza della numismatica, capace di ricostruire fatti storici e il contesto socio-economico di una città: «Le monete sono documenti diretti del passato. Il Museo di Vibo? È uno dei più ricchi a livello di materiale monetale»

Vibo, la storia attraverso le antiche monete: la collezione Capialbi e le ricerche dello studioso Collia
Foto tratte dalla pagina fb del Museo e nel riquadro il professor Collia

Capaci di riscrivere la storia di una civiltà, illustrarne l’evoluzione e anche il declino. Molto più che oggetti di scambio, sono considerate delle vere e proprie fonti. Sono le monete antiche, il cui studio è una vera e propria scienza. Lo sa bene Giuseppe Collia, docente di discipline letterarie nonché studioso vibonese con la passione per la numismatica: «È una fonte di cognizione della storia antica, come le fonti epigrafiche – spiega – è un documento diretto a differenza di quelle storico-letterarie che ci pervengono attraverso il filtro dell’autore. Le monete ci forniscono una miriade di informazione sui periodi storici». Vibo Valentia custodisce proprio nei locali del Museo archeologico “Capialbi” una ricchissima collezione: «Dopo Siracusa è uno dei Musei più ricchi a livello di materiale monetale, qui è custodita la collezione del conte Capialbi. Abbiamo la fortuna di poter osservare monete dell’età arcaica che provengono dalle principali città della Magna Graecia. C’è anche una teca con monete giunte dalla Sicilia. Capialbi le scambiava con altri antiquari e collezionisti e ai tempi riuscì ad avere questo consistente numero di monete. Per Vibo è una grande peculiarità». [Continua in basso]

Il monetiere a portata di app

Per rendere fruibile la collezione numismatica antiquaria, tra le più significative della Calabria e del Sud, il Museo di Vibo negli anni scorsi si dotò finanche di un’app.

L’app sul monetiere Capialbi

L’ambizioso obiettivo di digitalizzazione del patrimonio esposto al “Capialbi”, è stato realizzato grazie al progetto Visa di Ricerca e Sviluppo (finanziato dalla Regione Calabria e avviato nel 2018 dall’azienda capofila Naos Consulting srl)  allo scopo di dare vita  a una nuova concezione di spazio museale. Il “monetiere digitale” rende possibile la fruizione della collezione ad una platea di pubblici assai differenziati: dagli ‘addetti ai lavori’ al pubblico generico; dagli anziani ai “nativi digitali”, dalle categorie più fragili al pubblico con esigenze specifiche.  La realizzazione dell’app ha richiesto complessi passaggi: dall’acquisizione con tecnica fotogrammetrica delle 547 monete esposte nelle teche 1, 2 e 6 della sezione numismatica, all’ottenimento di modelli 3d, per poi passare alla catalogazione informatizzata delle monete e alla creazione di uno storytelling digitale.

Lo studio delle monete

Perché è importante lo studio delle monete? «Attraverso la monetazione si riescono a ricostruire i fatti storici della città e il contesto socio-economico. Per Vibo le fasi monetali di rilievo sono quella di età greca e poi quella di età romana legata alla fondazione di Valentia», racconta Collia che coltiva la passione per la numismatica fin da bambino.

Un amore nei confronti di questa scienza consolidato dagli studi. Il professore vibonese è infatti laureato in lettere classiche con indirizzo archeologico a Messina e poi ha ottenuto la specializzazione in beni archeologici a Catania. In entrambe le occasioni, le tesi hanno riguardato le monete: una sulla monetazione di Hipponion, una su quella di Medma, odierna Rosarno. Alla formazione accademica, si sommano studi approfonditi e una continua ricerca: «Sto portando avanti nuovi studi, alcuni riguardanti la cronologia della monetazione romana di Valentia, altri sul tesoretto monetale di Curinga rinvenuto nel 1916».

Vibo, antico e prospero scalo commerciale

Nel frattempo, interessantissimi gli approfondimenti legati alla storia della cittadina vengono concretizzati al Museo archeologico diretto da Maurizio Cannatà. Tra questi, l’incontro con Ermanno Arslan che ricoprì, diversi anni addietro, il ruolo di sovrintendente proprio a Vibo. Fu lui, negli anni Settanta, a scavare la necropoli di Hipponion.

Una sala del Museo archeologico statale di Vibo
Le sale del Museo di Vibo

Nel corso dell’evento, lo studioso ha “riprocessato” i dati di scavo ed effettuato una rianalisi dei reperti recuperati dalla necropoli: «La città greca – specifica lo studioso Collia – viene fondata sì dai locresi nel fine VII inizio VI secolo ac ma nel periodo precedente (e nella fase greca) pare abbia avuto una vocazione emporica. Era uno scalo commerciale frequentato da genti di diversa cultura. Addirittura, risalenti al VII secolo aC, ci sono materiali che lascerebbero intravedere una “presenza” etrusca (seppur in forma indiretta) non solo nel territorio dell’odierna Vibo ma anche nell’area di Torre Galli (zona Poro)». La conferenza tenutasi dal professor Arslan è stata illuminante. È probabile che la città per un certo periodo abbia rappresentato un centro dove coesistevano culture ed etnie diverse. Il tutto testimoniato anche da differenti riti funebri.

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