Conservatorio Torrefranca, il direttore Naso: «Ripartiamo da talento e applicazione»

Intervista a tutto campo al maestro, primo vibonese alla guida della prestigiosa istituzione formativa, in vista della ripresa delle lezioni: «La musica non ammette mediocrità. Passione e sacrificio fanno la differenza»
Intervista a tutto campo al maestro, primo vibonese alla guida della prestigiosa istituzione formativa, in vista della ripresa delle lezioni: «La musica non ammette mediocrità. Passione e sacrificio fanno la differenza»
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Il direttore del Conservatorio Vittorino Naso (foto Guido Milli)

Il talento è alla base di tutto. Ma da solo non basta. Serve la tecnica, che si acquisisce con studio e sacrificio. Ma soprattutto servono insegnanti preparati e capaci di trasmettere l’amore per ciò che si fa. Concetti, questi, che al Conservatorio Fausto Torrefranca di Vibo trovano la loro massima espressione (e quotidiana applicazione) grazie ad un corpo docente e ad una classe studentesca che elevano l’istituto di alta formazione musicale tra quelli più importanti d’Italia.

A parlare sono i risultati: la qualità dei docenti che scelgono una destinazione non scontata né agevole come Vibo; le audizioni e i premi che gli allievi vincono in tutta Italia e fuori dai confini nazionali; le importanti carriere che molti diplomati del Torrefranca intraprendono nelle più blasonate istituzioni culturali del Paese, d’Europa e del mondo.

«Nostri allievi suonano nell’orchestra del Teatro alla Scala, in quella di Santa Cecilia o del Regio di Torino, nell’Orchestra giovanile europea – annota con un certo orgoglio il direttore Vittorino Naso -. C’è una qualità degli allievi molto alta, anche perché è la qualità dei docenti che ci permette di lavorare ad alti livelli». [Continua]

Il direttore Naso nel suo studio

Il maestro Naso, primo direttore vibonese del Torrefranca, percussionista di livello internazionale diplomato con il massimo dei voti all’Accademia Santa Cecilia di Roma, ha calcato i palcoscenici delle principali sale da concerto del mondo, collaborando con compositori del calibro di Ennio Morricone e Nicola Piovani, solo per citare quelli più noti al grande pubblico.

Alla guida della primaria istituzione universitaria della città, in una fase in cui la didattica ha subito un serio contraccolpo dall’emergenza sanitaria, è adesso determinato a recuperare il tempo perso. «È innegabile che il Conservatorio, non solo quello di Vibo, ha risentito molto della circostanza, registrando un brusco calo delle frequenze – afferma -. Anche perché lo strumento musicale va insegnato ed eseguito in presenza, non si può fare online. Non è solo una lezione teorica: la performance è in presenza. Tutto ciò ha creato non poche difficoltà, specie in quei ragazzi che, perdendo il contatto con il docente, hanno allentato l’impegno. Contiamo di invertire la tendenza in questa nuova campagna d’iscrizioni che si chiuderà lunedì 14 settembre».    

Chi sceglie il Conservatorio lo fa solo per passione o ambisce a fare della musica la sua professione?
«Alla base vi sono senz’altro passione e talento artistico. Decisivo diventa però lo studio. Fatto bene, nella giusta struttura. Solo insegnanti capaci possono portare un allievo, al termine del suo percorso di studi, ad avere valide possibilità lavorative, non solo in Italia ma anche all’estero. Studiare musica non è un hobby ma è un percorso, certamente fatto di sacrifici, che può portare a concrete possibilità lavorative. Servono doti di partenza (la musica è un’arte, bisogna avere una predisposizione), poi c’è tutta la parte tecnica che si acquisisce solo con la disciplina e con un insegnamento adeguato. E noi abbiamo insegnanti, che vengono da tutte le parti d’Italia, in grado di garantire un’istruzione ai più alti livelli. Al livello dei conservatori più blasonati d’Italia».

Cosa vuol dire offrire un’istruzione universitaria in una città come Vibo Valentia?
«Vuol dire crederci ed essere pronti ad una sfida culturale. Intanto sono fiducioso che, nel prossimo futuro, l’Amministrazione comunale (che ringrazio per l’attenzione che ci riserva) possa dotare questa, che è l’unica istituzione di alta cultura della città, di una sede adeguata al suo blasone e al suo volume di attività, come l’ex Convento dei gesuiti, già scuola Bruzzano. Poi vi è da aggiungere che il Conservatorio non è una scuola come le altre: ci sono una serie di attività che sviluppano un discreto indotto. Concorsi e concerti; una produzione artistica di un certo livello; la gestione dell’Auditorium dello Spirito Santo; un premio internazionale di composizione, in cantiere, che porterà centinaia di presenze in città. Non una semplice scuola, come dicevo, ma un’istituzione culturale a tutti gli effetti che vuole aprirsi sempre di più alla città».

Il Conservatorio Fausto Torrefranca

E la città…? Come percepisce il Conservatorio?
«È nostro compito andarle incontro sempre di più, avvicinare il maggior numero di persone alla cultura e, soprattutto, educarle all’ascolto della musica. Abbiamo in mente una stagione dedicata esclusivamente alle famiglie, con concerti d’introduzione all’ascolto. La musica classica non è semplice da ascoltare, ma è nostro dovere dare una possibilità di scelta all’ascoltatore. Fornirgli elementi per poter scegliere. Ricordo sempre, a questo proposito, il maestro Ennio Morricone, noto soprattutto per le colonne sonore ma grande compositore di “musica assoluta”, molto complicata da ascoltare. Lui dedicava la prima parte dei suoi concerti a questo tipo di musica e solo la seconda alla musica da film, proprio per dare la possibilità all’ascoltatore di metterle a confronto e saper scegliere».  

Iniziative pur di alto livello… ma con il contagocce; una partecipazione di pubblico non sempre adeguata; un teatro atteso da decenni. Qual è lo stato di salute della cultura a Vibo?
«Io mi definisco un vibonese orgoglioso di esserlo. E resto convinto che, maggiore è l’offerta culturale in città… meglio sia per tutti. Se poi c’è vera collaborazione, se si mettono da parte gli attriti e si lavora per alzare l’asticella culturale, è possibile cambiare la percezione dell’immagine della città. Un auditorium, un teatro funzionante, un conservatorio con una sede consona: farebbero di Vibo un modello. È necessario che i luoghi ci siano e che vengano resi vivi da un lavoro corale a favore della cultura. Con il contributo di ognuno di noi nulla di tutto ciò è irrealizzabile».

In chiusura, cosa direbbe ad un giovane che si approccia allo studio della musica sognando, magari, di farne il suo lavoro?
«Il talento musicale più che un dono, per certi versi, è una condanna. La musica non ammette mediocrità. Per emergere bisogna dare il massimo e, soprattutto, acquisire la tecnica con l’aiuto di insegnanti preparati. Non esiste la bacchetta magica, ma un percorso di sacrifici e studio, alla fine, porta risultati. E io credo che non ci sia cosa più bella che vivere della propria arte, fare della propria passione un lavoro. Credo sia la cosa migliore che possa capitare nella vita».