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Il procuratore aggiunto di Cosenza è intervenuto nel corso del convegno “#Bulli, cyberbulli e... affiliati simili” promosso dalla sede associata dell’Ite “Galileo Galilei” di Vibo Valentia

Il convegno di Mileto
Cultura

È stato particolarmente interessante il convegno “#Bulli, Cyberbulli e... affiliati simili”, svoltosi nella sala-conferenze “Monsignor Vincenzo De Chiara” del Seminario vescovile di Mileto. Organizzato dalla sede associata dell’Istituto tecnico economico “Galileo Galilei” di Vibo Valentia, nell’ambito del progetto “Educazione alla legalità”, l'incontro, moderato dal docente Fortunato Giordano, ha visto la presenza, tra gli altri, del procuratore aggiunto di Cosenza Marisa Manzini.

«Il bullismo - ha spiegato il magistrato incalzato dagli studenti - è l’anticamera della mafiosità. Il bullo, infatti, da grande diventa spesso mafioso, perché in questo ambiente si ha bisogno di soldati che non portano i cognomi delle famiglie dei capicosca, dei Mancuso nel caso del Vibonese. Chi è abituato ad utilizzare la prepotenza, se non muta atteggiamento per l’intervento di qualcuno che dà una mano e fa capire che tutto ciò è illegale, dopo i 18 anni cercherà di affiliarsi ad organizzazioni che hanno lo stesso modo di porsi. Spesso i giovani - ha aggiunto - subiscono il fascino di emulazione, così come purtroppo dimostra quanto avvenuto in una scuola di Crotone, dove in un convegno sull’inferno e il paradiso, alla visione dell’immagine di Totò Riina è scattato un applauso da parte di un gruppo di ragazzi. La scuola e le famiglie devono stare molto attente e dare di più - ha concluso - perché i fatti dimostrano che vi è la necessità di essere più presenti e pungenti». 

Al convegno è intervenuta anche l’attuale presidente dell'associazione “Risveglio ideale” Angela Napoli, soffermatasi sul rischio sottovalutazione piaga del bullismo e sui compiti della scuola di istruire ed educare. «Voi ragazzi - ha spiegato - dovete accogliere in senso positivo tutto quanto impartito dai docenti in tema di educazione. Sappiate che quando i professori decidono di trattare un argomento lo fanno per il vostro bene e per indicarvi le strade positive rispetto alle negative. Insisto su questo, perché molte volte il lavoro della scuola viene inficiato dall’ambiente esterno. Il bullismo non è un fenomeno. Con tale termine, infatti, spesso si indica il positivo e il bello. Esso, invece, rappresenta una “piaga del tempo”, che quindi può e deve essere curata». 

Tra i contributi in sala, quello del tenente dei Norm di Vibo Valentia Luca Domizi, il quale forte dell’esperienza sul campo ha raccomandato ai ragazzi «di stare attenti perché il pericolo è dietro l’angolo e, una volta che gli atti vengono compiuti, essi danno purtroppo luogo all’intervento delle forze dell’ordine e ai provvedimenti punitivi del caso». 

Sull’importanza del ruolo educativo-didattico della scuola, «anche al fine di prevenire comportamenti tra i giovani che potrebbero poi sfociare in atti più gravi», si sono invece incentrati gli interventi dei dirigenti dell’Ite Diego Cuzzucoli e dell’Ic Giuseppina Prostramo. 

A completare il quadro, la psicologa Nadia Paura e la docente Giovanna Esposito, le quali hanno rispettivamente trattato i profili psicologici del bullo e della vittima e i risultati emersi da un’indagine compiuta tra i ragazzi dell’Ite miletese, rilevanti il grado di sensibilizzazione al fenomeno e i punti critici su cui intervenire. Traendo spunto dal tema del convegno, interessante l’iniziativa che ha coinvolto gli studenti normodotati e diversamente abili dell’Ite, autori di un segnalibro “No cyberbullismo e bullismo” con i colori della pace distribuito agli alunni delle scuole medie del territorio.