lunedì,Maggio 17 2021

I “Percorsi della memoria” alla scoperta della Valle del Mesima

L’associazione Mnemosyne promuove un seminario di approfondimento con lo studioso Fabio Lico su quella viene definita «un’importante subregione di occupazione antropica e sfruttamento agricolo-pastorale sin dall’età protostorica».

I “Percorsi della memoria” alla scoperta della Valle del Mesima

Continuano gli appuntamenti de “I Percorsi della Memoria”, la serie di eventi organizzati dall’Associazione Culturale Mnemosyne, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Vibonese. Sabato 5 Dicembre, alle ore 17, presso il Complesso Monumentale Santa Chiara di Vibo Valentia, Fabio Lico terrà un seminario su “La Valle del Mesima in età medievale. Contributo alla ricostruzione storica di un paesaggio di Calabria”. Introdurrà Annagioia Gaglianò.

I giovani soci dell’Associazione Mnemosyne, sono impegnati in svariate iniziative al fine di riscoprire e valorizzare i beni tangibili e intangibili del territorio vibonese e calabrese tramite la diffusione scientifica di temi legati ad archeologia, storia e architettura. Gli incontri de “I percorsi della memoria” sono tenuti da giovani studiosi calabresi che lavorano attivamente nell’ambito della ricerca archeologica, sia a livello pratico sia a livello teorico, realizzando rilevanti progetti di portata non solo nazionale ma anche internazionale.

Abstract:
Una delle conformazioni orografiche che caratterizza l’area centrale della Calabria è la Valle del fiume Mesima, che costituì un’importante subregione di occupazione antropica e sfruttamento agricolo-pastorale sin dall’età protostorica. Il fiume Mesima rappresentava sia un importante serbatoio di approvvigionamento idrico sia una significativa via di comunicazione tra sud e nord della Calabria. Per l’età medievale le testimonianze sono numerose in quanto è lecito ipotizzare che le ottimali condizioni ambientali in connessione al fenomeno di abbandono degli insediamenti sulle coste portarono a una maggiore frequentazione antropica della zona. La Valle del Mesima, infatti, poteva garantire la sicurezza da incursione costiere e, nel contempo, permettere quell’economia di sussistenza che andrà ad affermarsi nel corso del Medioevo. Sentinella di tale frequentazione altomedievale saranno i monasteri italo-greci che punteggiavano i territori lambiti dal corso del fiume: il monastero del Cao di Sant’Onofrio, di Ciano di Gerocarne, di Soreto nel Comune di Dinami.

Dall’XI secolo, l’intera valle pare assurgere a luogo di particolare interesse per i nuovi conquistatori normanni. Ruggero d’Altavilla porrà sotto il controllo di suoi vassalli l’intera Valle del Mesima con un ampio ventaglio di insediamenti. Il Fiume segnò la prosperità e la ricchezza di questi centri ma anche la fine. L’impaludamento del Mesima, causato dallo sfruttamento delle pendici della Valle, dal disboscamento degli argini e dai conseguenti sommovimenti idrografici, renderà inabitabile l’intera zona sin dal XIV secolo. Sarà una lunga agonia per la maggior parte degli antichi centri abitati di età medievale che si concluderà con la scomparsa di quelli più vicini al corso del fiume e l’abbandono agricolo e antropico dell’intera valle fino agli interventi di bonifica del Regno Sabaudo.

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