700 anni dalla morte di Dante, anche il Museo di Vibo partecipa all’evento

L’intento è di far scoprire il legame che intercorre tra i personaggi citati nella Divina Commedia e i reperti esposti all’interno della struttura
L’intento è di far scoprire il legame che intercorre tra i personaggi citati nella Divina Commedia e i reperti esposti all’interno della struttura
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Il Castello Normanno-Svevo sede del Museo
La locandina dell’evento

Nell’ambito delle celebrazioni organizzate dal Mibact per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, anche il Museo archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia partecipa all’evento e contribuisce a commemorare il ricordo del “Sommo poeta”. E lo fa accostandolo alla dea Persefone, il cui culto è costantemente narrato lungo il percorso espositivo della struttura di pertinenza della Direzione regionale musei Calabria. Obiettivo dichiarato, aiutare appassionati del settore e non a scoprire il legame che intercorre tra i personaggi citati da Dante e i reperti presenti all’interno delle sale incastonate nel castello normanno-svevo Vibonese, testimonianze della coppia divina Proserpina e Plutone nell’area sacra di Scrimbia e del Cofino dell’antica Hipponion.

«I materiali esposti – spiega al riguardo il direttore Adele Bonofiglio – sottolineano l’importanza delle aree sacre con molteplici reperti, databili al VI e al V secolo a. C., rinvenuti in più campagne di scavo e di esplorazione dei vari depositi votivi. Si tratta di offerte dei fedeli alle divinità, raccolti in grandi fosse realizzate all’interno del santuario, situato in posizione centrale nell’area urbana racchiusa dalla cinta muraria di Hipponion. Possiamo accostare numerosi reperti alle descrizioni di alcuni personaggi – aggiunge – che il poeta presenta all’interno della Divina Commedia, ne sono un esempio le statuette della dea, Pinakes, le statuette raffiguranti Demetra (Cerere) madre di Persefone e l’episema di scudo a busto di Gorgone (Medusa)».

In conclusione il direttore del Museo archeologico sottolinea come il personaggio di Proserpina (Persefone in greco) venga citato da Dante nella sua opera, «anche se non compare mai direttamente al suo interno». La moglie di Plutone (Ade) divenne regina degli inferi dopo il suo rapimento «e il poeta si riferisce a lei, ad esempio, in alcuni versi dell’Inferno». Nel Purgatorio, invece, «la dea è associata dallo stesso Dante a Matelda, intenta a passeggiare sulla riva del fiume, cantando e cogliendo dei fiori nel giardino dell’Eden, rappresentando lo stato di innocenza ormai perduto. Guardandola la paragona a Proserpina, nel momento del rapimento nel bosco di Enna, da parte di Plutone, quando fu perduta dalla madre Cerere (Demetra in greco)».